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È passato un anno da quando Thomas Fidelio, il Masino amico di tutti, ci ha lasciato. Un anno fa fu unanime il cordoglio per quella che era considerata una perdita per la comunità. La sua affabilità e la sua disponibilità ancora oggi ci commuovono. Ispica perdette un talento musicale di rara qualità: ecco il motivo per cui è doveroso ricordare Masino ad un anno dalla scomparsa.

Masino Fidelio e il suo sax

Aveva la musica nel sangue, Masino. E per Ispica non è una novità. Vantiamo compositori e musicisti di valore, sono molti i giovani che si cimentano nel suonare uno strumento grazie alle nostre bande musicali, i corsi musicali delle scuole sono molto frequentati. Masino Fidelio era un’altra cosa. Innanzitutto era un professionista della composizione. Masino era la promessa di successo tradita, era la voglia di “sfondare” che si infrangeva nella cruda realtà di un mondo dove a volte non vale solo l’essere bravo, ma dove ci vuole tanta, tanta fortuna. Quella che a Masino non ha sorriso.

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Si alza il sipario su”, un disco in vinile Masino, qui Tommaso Fidelio

Non sapremo mai se è stato lui il vero autore di “Che sarà” o de “La prima cosa bella”. Dai discorsi che abbiamo avuto negli anni, nei quali lo provocavo, dalle sue reazioni, dalle mezze cose che mi diceva mi sono convinto di sì. Ma non al punto di poterlo dire forte e chiaro che quel “Paese mio che stai sulla collina/Disteso come un vecchio addormentato” era Ispica e che quell’interrogativo, Che sarà?, era l’interrogativo, intriso di pessimismo proprio di certi artisti, che si poneva un ragazzo di Ispica, lo stesso Masino, che nella musica voleva trovare il suo futuro e che per questo emigrava portando con sé la chitarra. Ed è suggestivo il fatto che l’esodo di allora (siamo alla fine degli anni ’60 e agli inizi dei ‘70) sia del tutto simile a quello di oggi. Basta ascoltare o, nel nostro caso, leggere: “Gli amici miei son quasi tutti via/E gli altri partiranno dopo me/Peccato perché stavo bene/In loro compagnia/Ma tutto passa tutto se ne va”, cantavano José Feliciano e i Ricchi e Poveri al Festival di Sanremo del 1971 con quella canzone che poi fece il giro del mondo. Ci resta il dubbio anche su quell’altra canzone, questa volta d’amore, fra le più belle del genere, “La prima cosa bella” che la voce cavernosa di Nicola Di Bari portò a Sanremo nel 1970 e nella quale Masino avrebbe collaborato niente meno che con il grande Mogol che ne scrisse il testo. Proprio l’anno scorso, l’anno della scomparsa di Masino Fidelio, Nicola Di Bari, amico stretto del nostro Thomas, ha pubblicato un album intitolato “Una vita di canzoni” che comprende anche “La prima cosa bella” che ancora i Ricchi e Poveri e una bravissima Malika Ayane hanno riproposto con successo rispettivamente nel 1983 e nel 2010.

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Anni ’70, Thomas Fidelio canta in piazza Regina Margherita

Ho sempre sostenuto che il nome di Masino Fidelio debba essere iscritto nell’albo d’oro degli ispicesi illustri. È per questo che in Consiglio comunale ho proposto di conferirgli la cittadinanza benemerita alla memoria e di tenere una serata, in estate, in piazza, con quello che oggi può sembrare solo un sogno: la reunion degli Osaka 2000, la storica band ispicese che, in sodalizio con il nostro Thomas Fidelio e il suo sax, intratteneva il pubblico siciliano negli anni ‘70 e ’80. Ci stiamo lavorando. Masino ci darà una mano.

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