#ConsiglioTrasparente ultimipost profilo facebook ultimitweet like facebook

scuolabus

Servizio urbano IspicaIl regalo per il nuovo anno è in perfetta sintonia con lo “stile della casa”: smantellare, destrutturare, demolire, avvelenare pozzi e animi. Mi riferisco alla sospensione del servizio urbano degli autobus dopo venticinque anni. La Cooperativa “Ispica Viva” ha gettato la spugna: la Regione non paga, il Comune è in tutte altre faccende affaccendato, gli autisti e i soci non erano più disponibili a pagare di tasca loro carburante e manutenzione dei mezzi. Così dal 1° gennaio il servizio è tecnicamente “sospeso”. La sua ragion d’essere era data dal fatto che Ispica aveva (ed ha) un territorio composito, con la stazione ferroviaria (allora i treni c’erano) e il Cimitero parecchio distanti dal centro urbano, con la fascia costiera che si riteneva si dovesse integrare con la città collegandola stabilmente. Tutto questo pensando anche alle persone anziane, ad esempio, che per raggiungere il Cimitero non volevano (e non vogliono) disturbare figli, parenti ed amici, o al numero sempre crescente di residenti fra Santa Maria del Focallo e la Marza.
Quando la Politica e l’amministrazione erano fatte di intuizioni e non dell’attuale pressappochismo, la linea urbana veniva vista come una soluzione: del resto l’idea non era nuova, visto che a cavallo fra gli anni ‘50 e ’60 il servizio c’era ed era gestito dall’indimenticabile Saverio “Sciavè” Padova. La gestione alla “Ispica Viva” fu la soluzione che, essendo durata venticinque anni, tanto cattiva non era. Occorreva ripensare il servizio, per renderlo redditizio. Nel mio programma elettorale per le Primarie avevo lanciato l’idea di estendere la linea al Porto di Pozzallo, in modo da attrarre verso Ispica i turisti in arrivo da Malta e quelli probabili, qualora si concretizzi l’idea di fare arrivare a Pozzallo le navi da crociera. Ovviamente era necessario fare le dovute modifiche alla concessione regionale.
Il nome della cooperativa, “Ispica Viva”, derivò da un’affermazione pronunciata in una campagna elettorale amministrativa degli anni ‘90: “Ispica è morta”, si disse dal podio del Partito socialista. Per tutta risposta nacque la cooperativa “Ispica Viva”. Certe espressioni rilette oggi hanno la loro suggestione. Certo, Ispica morta non è. Ma c’è chi vuole farla morire. La sospensione della linea arriva a distanza di qualche giorno dalle improvvide, infondate ed incontestate affermazioni del sindaco che, forse perché gasato per la vittoria del suo candidato alle Primarie della “grande coalizione” del 21 dicembre, aveva detto che al suo successore avrebbe lasciato un comune risanato e da fare invidia al Paradiso terrestre. Tra le tante cose che ho imparato ultimamente, una è preziosissima: credere nelle persone per quello che fanno e non per quello che dicono.

Share Button

fascismi-europa-destra-sinistra-superamentoCosa unisce l’offensiva del ministro Alfano sui diritti degli omosessuali allo scuolabus negato ai bambini di Ispica? Semplicemente una parola: Destra. Alfano ha chiesto ai prefetti di annullare le registrazioni dei matrimoni gay contratti all’estero sui registri italiani da parte dei sindaci, mentre ad Ispica, mistificando sulla condizione di dissesto finanziario del Comune, non si attiva il servizio di trasporto dei bambini e dei ragazzini della scuola dell’obbligo che abitano fuori città. Due modi di agire che non mi stupiscono e che da soli danno la risposta a chi dice, con molta superficialità, che Sinistra e Destra sono la stessa cosa o che sono categorie superate, soprattutto in una dimensione locale. Non è così. I due esempi dimostrano che i Comuni stanno diventando la nuova frontiera dei diritti: dei diritti civili e del diritto allo studio, per stare ai due esempi. Ed è su questi che Destra e Sinistra si differenziano. La prima non li considera diritti: sono un fatto contro natura i primi e vengono brutalmente assimilati ai servizi a domanda individuale i secondi. La Sinistra invece li riconosce come tali e li concede, integrandoli con i diritti di cittadinanza. Riconoscere i diritti civili non è come asfaltare una strada: risponde ad una sensibilità politica e culturale, non a un bisogno materiale della collettività. Si tratta di due piani diversi. A chi mi chiede da che parte sto, rispondo senza esitazioni: la Sinistra dei diritti, a partire dal loro riconoscimento in ambito locale, è la Sinistra in cui mi ritrovo. E’ la Sinistra dei beni comuni, che siano l’acqua o un immobile comunale, un campo di calcio o una palestra pubblica o uno spazio aperto dono della natura. Lavoro per fare affermare questa Sinistra anche nella mia città.

Share Button

c'era una volta la città ispicaÈ triste venire a sapere che ci sono bambini che abitano nelle contrade di Ispica e che ad oggi non sono ancora andati a scuola per la mancanza dello scuolabus. Nel 1987 Ispica ebbe assegnato il titolo di “città”: un riconoscimento alla sua storia, alla sua cultura, al suo patrimonio ma anche e soprattutto alla qualità dei servizi. Negare lo scuolabus ai bambini o chiedere alle famiglie un contributo salatissimo per usufruirne dà la misura dell’idea medievale che ha dell’istruzione chi amministra il Comune. Se il titolo di “città” potesse essere revocato, lo avremmo perso da un bel pezzo. Forse parlare di oscurantismo è una parola grossa. Ma parto dal presupposto che l’istruzione è garanzia di libertà, acquisizione di capacità di discernimento critico, conquista di autonomia intellettuale, a scuola il bambino socializza. Un’Amministrazione comunale che ha fatto giurisprudenza creativa, sfidando le magistrature amministrative e contabili di mezza Italia su dati contabili oggettivi e che non trova la soluzione per garantire il servizio gratis ai bambini della scuola dell’obbligo o è incapace o è colpevole di oscurantismo. O forse entrambe le cose.

Share Button

scuolabus e acqua ispica Erogazione dell’acqua potabile a singhiozzo in alcuni quartieri di Ispica e mancato avvio del servizio di scuolabus. Siamo in presenza di un progressivo smantellamento dei servizi comunali dovuto ad incapacità e alla volontà di fare del male alla città da parte di chi non ha più un futuro, né politico, né amministrativo. Un guasto o una manovra sbagliata nell’erogazione dell’acqua potabile in alcuni quartieri può succedere. Ma se il disservizio dura giorni e non si riesce a garantire l’acqua con mezzi di emergenza sufficienti siamo nell’anticamera dell’interruzione di pubblico servizio e nel pieno di una beffa, viste le bollette salatissime per il servizio idrico recapitate nelle scorse settimane. Se iniziano le scuole e non si mettono in marcia gli scuolabus, con i quali diverse decine di bambini e ragazzi che abitano nelle contrade possono frequentare le scuole di ogni ordine e grado, siamo alla negazione del diritto allo studio garantito dalla Costituzione e in presenza di un danno all’equilibrio sociale enorme, aggravato dal fatto di chiedere il pagamento di esosissimi biglietti per potere offrire un improbabile servizio di scuolabus. Il dissesto del Comune è solo il pretesto per mascherare plateali incapacità: perché il dissesto non c’è quando si parla delle indennità degli amministratori, quando si devono sostenere spese legali per cause perse in partenza o per assunzioni temporanee di dirigenti forestieri. Le famiglie, i bambini, gli studenti, coloro che abitano lontano dal centro abitato, di per sé con una serie di servizi in meno, non possono essere trattati in questo modo. Ce n’è abbastanza per chiedere le dimissioni in blocco di un’Amministrazione senza storia, lontana dai bisogni della città, nelle mani di un dilettantismo senza precedenti ad Ispica. Un commissario governerebbe sicuramente meglio i pochi mesi che ci separano dalle elezioni amministrative.

Share Button