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ragusa

OraSI Ispica referendum costituzionaleNasce “Ora Sì Ispica”, il comitato per il Sì al referendum costituzionale di ottobre, fortemente voluto dal presidente del Consiglio Matteo Renzi. Il Comitato è ospitato nella sede del Circolo del Partito Democratico “John Fitzgerald Kennedy”, in via Mazzini 34, ed è coordinato da Roberto Luca, componente il Coordinamento dello stesso circolo “Kennedy”. Obiettivo del Comitato “Ora Sì Ispica” è quello di riunire e mettere in rete i sostenitori del Sì, al di là delle loro appartenenze politiche e della loro militanza, cercando di aprirsi il più possibile ai semplici cittadini che condividono la convinzione che la scelta del Sì rappresenta una grande opportunità di cambiamento della politica e di efficienza nell’azione di governo degli organi dello stato. Il Comitato “Ora Sì Ispica” prenderà delle iniziative già nei prossimi giorni per spiegare i contenuti delle modifiche costituzionali oggetto del referendum confermativo di ottobre.

Se vinceranno i Sì, saranno in vigore diverse riforme alla Costituzione, fra le quali sono degne di nota la riduzione del numero dei parlamentari, con un Senato non più elettivo, l’abolizione del CNEL, l’attribuzione diretta allo stato di materie come l’ambiente, la gestione di porti e aeroporti, trasporti e navigazione, produzione e distribuzione dell’energia, politiche per l’occupazione, sicurezza sul lavoro, ordinamento delle professioni ed importanti modifiche al quorum che rende valido un referendum abrogativo. Infine, se vinceranno i Sì, per proporre una legge d’iniziativa popolare non saranno più sufficienti 50mila firme, ma ne serviranno 150mila.

Riforma Costituzionale 1

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italo il filmAppartengo alla generazione cresciuta davanti ai telefilm a puntate di Rin Tin Tin e di Lassie. Di straforo ho spesso incrociato in tv il Commissario Rex. Insomma l’umanizzazione del cane, magari di un cane di intelligenza e sensibilità spiccate (non è così anche per gli umani?) non è un novità. Allora, qual è la novità di Italo, il cane che oltre ad avere un nome aveva anche un cognome: Barocco? Italo ha ispirato il film omonimo, nei cinema proprio in questi giorni, per la regia di Alessia Scarso e la partecipazione di alcuni fra i più noti attori nostrani, da Andrea Tidona a Barbara Tabita e Marcello Perracchio, da Tuccio Musumeci a Lucia Sardo. Non dimenticando ovviamente i due protagonisti diciamo così nazionali Marco Bocci (nel film il sindaco Antonio Blanco) ed Elena Radonicich (la maestra Laura), l’esordio del bravissimo e giovanissimo Vincenzo Lauretta (Meno Blanco, figlio adolescente del sindaco), l’apparizione sul grande schermo di attori fino ad ieri dilettanti come Saro Spadola e Assunta Adamo e alcune comparse locali che in qualche caso recitano se stesse, come Giuseppe Savà e Carmelo Scarso.
La novità di Italo, rispetto a Lassie e Rin Tin Tin, è duplice: essere una figura storica, cioè realmente esistita, e di non avere un solo padrone, ma di averne uno diciamo così plurale, un’intera comunità. Ecco le due differenze di fondo, con i riflessi di ordine sociologico ed etologico che lasciamo approfondire ovviamente agli esperti di questi campi.
Il film mi è piaciuto e mi ha emozionato. Ma l’emozione mi è venuta non per la storia di Italo, per il semplice motivo che Italo, il cane storico, ho avuto la fortuna di conoscerlo. Un anno prima che il cane morisse, alla fine del 2010, il Circolo culturale “Vitaliano Brancati” di Scicli organizzò una presentazione del mio romanzo “Il figlio della Ruota”, uscito in quelle settimane. La serata si tenne nella sede del “Brancati”, in via Mormino Penna, il salotto di Scicli, bene dell’umanità dell’Unesco, la casa a cielo aperto di Italo, E Italo era lì, in sala. E ci fu presentato come si poteva presentare agli ospiti il farmacista o il segretario comunale. Al vedere “Italo” mi sono emozionato perché la storia di questo cane umanizzato è stata magistralmente intrecciata con il contesto, è stata incastonata nell’ambiente di quel Sudest in cui Italo è realmente vissuto: il barocco e i vicoli eleganti di Scicli, gli insediamenti archeologici di Cava Ispica, il mare di Ciriga, le feste religiose spagnoleggianti. E poi la ferrovia: quella ferrovia un tempo metafora di sviluppo, ed oggi emblema dell’abbandono cui la Sicilia è stata condannata: sconcertante coincidenza il fatto che “Italo” sia uscito proprio nei giorni in cui è stata annunciata la cancellazione dei treni a lunga percorrenza della Sicilia per Milano e Roma, mentre nel film è ricorrente l’immagine delle rotaie, di una stazione deserta dove ogni giorno alle dodici Natalino, il “pazzo” del paese interpretato da Tuccio Musumeci, aspetta quasi inutilmente l’arrivo della madre. “Italo” è il film dove al ristorante si ordina il macco con le fave, dove le notizie belle e brutte, come la malattia mortale di Italo, si trasmettono istantaneamente di bocca in bocca, dove il venditore ambulante fa sentire la sua voce fuori campo in più di un’occasione alla stregua del muezzin arabo, come avveniva in “Divorzio all’italiana” di Pietro Germi, col quale “Italo” ha in comune anche una sequenza veloce della rappresentazione delle facciate barocche delle chiese del posto. Insomma “Italo” ambisce ad essere un nuovo megaspot per il territorio ibleo e la rappresentazione di una Sicilia piena di vizi e virtù, certo, ma dove fra queste ultime c’è anche quella della sensibilità per ogni essere che vive e corrisponde con noi (come le piantine di Meno Blanco). Operazioni di ottimo livello che rispondono alle migliori intenzioni di chi ha pensato, diretto, prodotto il film e che compensano, fino a farle dimenticare, la lentezza di certi suoi passaggi e l’inverosimiglianza di una figura come quella del sindaco Blanco. In altre occasioni ho detto che Italo può essere un treno o un cane. Dopo avere visto “Italo” posso dire che per noi è entrambe le cose: un animalaggio (conio orribile, lo riconosco, ma mi sia consentito per il parallelismo con personaggio) che ci può aiutare ad andare lontano. Anche senza le corse a lunga percorrenza di Trenitalia.
Per vedere o rivedere il trailer clicca sul video qui sotto.

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AricòIl direttore generale dell’‪Azienda sanitaria provinciale di Ragusa ‪Maurizio Aricò si improvvisa paziente e fa la fila al Pronto soccorso dell’Ospedale Maggiore di Modica. E’ successo domenica scorsa e ne parla il Giornale di Sicilia di oggi. Il gesto di Aricò, oncoematologo pediatrico di fama, che non è stato riconosciuto né dal personale né, men che meno, dagli altri pazienti in fila, è servito al capo della sanità provinciale per rendersi direttamente conto dello stato del Pronto soccorso modicano nel quale tutti, più o meno, abbiamo avuto la ventura di imbatterci, constatandone la lentezza dovuta alla carenza di personale. La notizia ha in sé un messaggio importante: amministrare un ente, una struttura, un servizio, dico anche una comunità, non si può fare da dietro una scrivania o per sentito dire. Occorre vivere e avere vissuto la condizione di paziente, di cliente, di utente, di cittadino, di contribuente, di genitore e di tante altre situazioni, molte delle quali implicano difficoltà, disagi, problemi. L’esempio del direttore Aricò è sicuramente illuminante e va a suo merito. Per la cronaca, dopo l’autorevole constatazione diretta, la stampa ci dice che il Pronto soccorso del “Maggiore” sarà subito potenziato.

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