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libro

7 giorni“Era arrivato il momento della ghazwa, la missione militare che avrebbe portato la Siqilliyya a fare professione di fede in un solo Dio e in un solo Profeta”. E’ il 2007. Muhammad Abdullah al-Dulaimi, cittadino italiano di evidenti origini arabe, laureato in Lettere in Italia e specializzato in Letteratura siciliana, sta sbarcando in Sicilia traghettando lo Stretto di Messina. La Siqilliyya è la Sicilia araba e le intenzioni di al-Dulaimi sono quelle di fare ritornare l’isola sotto il dominio arabo. In estrema sintesi è il contenuto del primo capitolo de “I sette giorni di Allah”, romanzo di Gianni Bonina, edito da Sellerio, uscito nel 2012. La frase fra virgolette è il pensiero che il protagonista fa al vedere dal traghetto le coste messinesi. Riletto oggi, il romanzo ha un sapore diverso da allora. Forse non esagero se dico che, fatte le debite differenze, “I sette giorni di Allah” sta alla Sicilia e all’Italia come “Sottomissione” di Michel Houellebecq sta alla Francia. Quest’ultimo è forse uscito con un tempismo e una coincidenza impressionanti rispetto al primo. Ma le cronache di queste ore sono particolarmente evocative: il califfato è praticamente sotto casa nostra e non è un segreto il fatto che nel mondo islamico c’è chi vagheggia il ritorno della Sicilia sotto la dominazione araba. “I sette giorni di Allah” è importante da questo punto di vista. Tecnicamente è un thriller alla Dan Brown: gli investigatori di mezza Sicilia, in particolare della Sicilia sudorientale, sono impegnati a sciogliere una serie di nodi, a studiare e capire (e con loro il lettore) fondamenti teologici musulmani e cristiani per risalire ad una catena di omicidi e di attentati che mirano a creare una vera e propria strategia della tensione, preparatoria ad una nuova “riconquista” della Sicilia. Gianni Bonina fa un lavoro che già allora considerai pregevole, proprio dal punto di vista culturale e anche teologico. Il romanzo è tra l’altro un ennesimo spot per il Sudest siciliano. Oggi assume uno spessore ed un significato che vanno ben oltre la banale suggestione e si cala prepotentemente nel contesto dell’attualità. Se Muhammad Abdullah al-Dulaimi riuscirà nell’intento non lo svelo in questa sede, ovviamente. Ma se fossi Sellerio “I sette giorni di Allah” lo riproporrei di corsa.

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copertina_il_figlio_della_ruota2“Il figlio della Ruota” è uscito da oltre quattro anni. E’ una rarità. Nell’apposita sezione, alla quale puoi accedere cliccando sulla copertina del romanzo posta sulla homepage del blog, in alto a sinistra, trovi una serie di notizie utili a saperne di più, sulla storia e su qualche curiosità collegata.

Grazie alla collaborazione della casa editrice “Prova d’autore” sono ancora disponibili delle copie. Il prezzo di copertina è di 15,00 euro.

Ad Ispica è possibile trovare “Il figlio della Ruota” nella Libreria Shalom via Duca degli Abruzzi, 99 (accanto all’Edicola Vendemmia).
Altrimenti può essere richiesto inviando una mail tramite il modulo sottostante:

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Mario Grasso Ci sono persone sommamente note per le loro doti di affabulatori, e ci sono vicende, personaggi e combinazioni che sembrano chiedere di essere narrate, svelate, rievocate, illustrate. Mettiamo insieme queste due occasioni umane e otteniamo il denominatore su cui porre questa singolare e avvincente opera narrativa di Gianni Stornello.
Un caso letterario su cui la scommessa editoriale si ritiene vincente a priori, quindi in forza dello stesso privilegio di poterlo proporre al pubblico dei lettori, avanzando l’orgoglio di poterlo esibire. Il figlio della Ruota è qui un romanzo, ma quello che Gianni Stornello ha creato e ricreato in calibrati episodi, colorando tutto con moduli espressivi di squillante genuinità linguistiche come folgoranti spontaneità umane e traduzioni di stati d’animo, è il complesso e davvero favoloso resoconto di fatti e personaggi che comunicano e si agitano adesso nelle pagine del romanzo trasmettendoci le stesse passioni, ansie, brutalità, dolcezze, che hanno contraddistinto lungo la seconda metà del secolo scorso e fino ai nostri giorni, l’impronta civile e morale di un territorio che di quegli eventi è stato palcoscenico. Personaggi, eventi e ambiente tra regole di costume e pregiudizi, approvazioni e disapprovazioni, inganni, stupori, pettegolezzi, scandali e gratuite violenze (come la fucilazione d’un innocente), Continua a leggere

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copertina_il_figlio_della_ruota2Ed ecco il mio secondo romanzo. Si intitola Il figlio della Ruota ed è edito da Prova d’autore. E’ la storia di un trovatello che inizia negli anni ’20 del ‘900. Nirìa, questo il nome del bambino, è però un trovatello “anomalo” che, dopo essere lasciato nella ruota del suo paese, nel giro di qualche ora viene recuperato per iniziativa del padre naturale, un ricco proprietario terriero, vedovo da qualche anno, che aveva trovato conforto in una sua criata, Rosa, la madre di Nirìa. Il romanzo arriva ai nostri giorni, dopo una serie di vicende che vedono Nirìa protagonista indiretto ed indiretto. Il filo conduttore è la vicenda dello stesso Nirìa che lotta fino alla fine dei suoi giorni per avere riconosciuto il rapporto di filiazione col padre naturale, il cui riconoscimento in punto di morte era stato precedentemente fatto sparire. Il romanzo prende spunto da alcune vicende realmente accadute che vengono da me romanzate e raccontate con l’ausilio della fantasia, con l’intento di dare la visione di una certa Sicilia, delle sue contraddizioni, dei suoi ossimori, delle sue mediocrità e degli sprazzi di solidarietà, in un tentativo di valorizzazione della memoria collettiva senza la quale, sono convinto, non può esserci futuro.
Ci vediamo in libreria!

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Ecco il servizio di VM Giornale di Video Mediterraneo, andato in onda dopo la conferenza stampa di presentazione de “La libertà sbagliata”. C’è anche una breve dichiarazione di Stefano Mecenate di “Ibiskos editrice” di A. Risolo.

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