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ispica

È passato un anno da quando Thomas Fidelio, il Masino amico di tutti, ci ha lasciato. Un anno fa fu unanime il cordoglio per quella che era considerata una perdita per la comunità. La sua affabilità e la sua disponibilità ancora oggi ci commuovono. Ispica perdette un talento musicale di rara qualità: ecco il motivo per cui è doveroso ricordare Masino ad un anno dalla scomparsa.

Masino Fidelio e il suo sax

Aveva la musica nel sangue, Masino. E per Ispica non è una novità. Vantiamo compositori e musicisti di valore, sono molti i giovani che si cimentano nel suonare uno strumento grazie alle nostre bande musicali, i corsi musicali delle scuole sono molto frequentati. Masino Fidelio era un’altra cosa. Innanzitutto era un professionista della composizione. Masino era la promessa di successo tradita, era la voglia di “sfondare” che si infrangeva nella cruda realtà di un mondo dove a volte non vale solo l’essere bravo, ma dove ci vuole tanta, tanta fortuna. Quella che a Masino non ha sorriso.

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Si alza il sipario su”, un disco in vinile Masino, qui Tommaso Fidelio

Non sapremo mai se è stato lui il vero autore di “Che sarà” o de “La prima cosa bella”. Dai discorsi che abbiamo avuto negli anni, nei quali lo provocavo, dalle sue reazioni, dalle mezze cose che mi diceva mi sono convinto di sì. Ma non al punto di poterlo dire forte e chiaro che quel “Paese mio che stai sulla collina/Disteso come un vecchio addormentato” era Ispica e che quell’interrogativo, Che sarà?, era l’interrogativo, intriso di pessimismo proprio di certi artisti, che si poneva un ragazzo di Ispica, lo stesso Masino, che nella musica voleva trovare il suo futuro e che per questo emigrava portando con sé la chitarra. Ed è suggestivo il fatto che l’esodo di allora (siamo alla fine degli anni ’60 e agli inizi dei ‘70) sia del tutto simile a quello di oggi. Basta ascoltare o, nel nostro caso, leggere: “Gli amici miei son quasi tutti via/E gli altri partiranno dopo me/Peccato perché stavo bene/In loro compagnia/Ma tutto passa tutto se ne va”, cantavano José Feliciano e i Ricchi e Poveri al Festival di Sanremo del 1971 con quella canzone che poi fece il giro del mondo. Ci resta il dubbio anche su quell’altra canzone, questa volta d’amore, fra le più belle del genere, “La prima cosa bella” che la voce cavernosa di Nicola Di Bari portò a Sanremo nel 1970 e nella quale Masino avrebbe collaborato niente meno che con il grande Mogol che ne scrisse il testo. Proprio l’anno scorso, l’anno della scomparsa di Masino Fidelio, Nicola Di Bari, amico stretto del nostro Thomas, ha pubblicato un album intitolato “Una vita di canzoni” che comprende anche “La prima cosa bella” che ancora i Ricchi e Poveri e una bravissima Malika Ayane hanno riproposto con successo rispettivamente nel 1983 e nel 2010.

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Anni ’70, Thomas Fidelio canta in piazza Regina Margherita

Ho sempre sostenuto che il nome di Masino Fidelio debba essere iscritto nell’albo d’oro degli ispicesi illustri. È per questo che in Consiglio comunale ho proposto di conferirgli la cittadinanza benemerita alla memoria e di tenere una serata, in estate, in piazza, con quello che oggi può sembrare solo un sogno: la reunion degli Osaka 2000, la storica band ispicese che, in sodalizio con il nostro Thomas Fidelio e il suo sax, intratteneva il pubblico siciliano negli anni ‘70 e ’80. Ci stiamo lavorando. Masino ci darà una mano.

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Il sesamo di Ispica va alla conquista del Sol Levante. L’Antica Dolceria Bonajuto di Modica sta presentando proprio in questi giorni in anteprima mondiale alcuni nuovi prodotti al Salon du Chocolat che tiene la sua diciannovesima edizione a Tokyo.
Fra queste novità c’è un cioccolatino bianco con croccante al sesamo di Ispica.

Una confezione di cioccolatini al sesamo di Ispica

Un brand di grande qualità qual è Bonajuto ha individuato un ingrediente fondamentale per una sua nuova proposta proprio nel sesamo prodotto nelle campagne di Ispica, l’unico autoctono fra quelli in circolazione, da qualche anno presidio Slow Food. Dovrà trascorrere ancora qualche settimana prima che il nuovo cioccolatino venga commercializzato da noi, dovendosi archiviare prima la kermesse giapponese: non abbiamo avuto quindi la possibilità di assaggiarlo Ma dal successo che la novità sta avendo nei raffinati palati nipponici e fra i visitatori del salone provenienti da ogni parte del mondo, c’è da essere soddisfatti di questa prima uscita importante della nostra cara giuggiulena.

Lo stand di Bonajuto al
Salon Du Chocolat

Come ci dice Pierpaolo Ruta di Bonajuto, in Giappone il nuovo cioccolatino è già in vendita anche online da Isetan, che secondo Il Sole 24 Ore è la più grande catena di grandi magazzini di qualità del paese asiatico.

Il sito di Isetan nella pagina dedicata
al cioccolatino al sesamo

Al termine del Salone del Cioccolato di Tokyo si avrà maggiore contezza della forza di penetrazione di questa nuova idea di Bonajuto. Ovviamente, conoscendo Bonajuto, che fra i cioccolatieri è quello che vanta un’alta capacità di proporre vere e proprie raffinatezze che soddisfano un mercato sempre meno di nicchia, possiamo stare certi della bontà del nuovo cioccolatino. E il fatto che di questa bontà sia protagonista e origine il nostro sesamo ci rende oltremodo orgogliosi.

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Le saracinesche chiuse in Corso Umberto sono lo specchio di una crisi che non riguarda solo Ispica e solo il commercio. Certo, fa effetto vedere come il cuore della città, che dovrebbe pullulare di persone e di attività commerciali e non solo, assuma un aspetto triste, di ingiusto e immeritato abbandono. La malattia è grave. Resta da vedere se è curabile o no.

Ultimamente è stato il settore della CNA che si occupa di commercio a sollevare il problema: un paio di incontri a Palazzo Bruno, una mozione in Consiglio comunale sospesa in vista degli sviluppi, una conferenza dei capigruppo saltata per mancanza del numero legale, a riprova del disinteresse degli assenti (a scanso di equivoci, dico che il sottoscritto, nella qualità di capogruppo del Pd, c’era).

L’altra sera, in un incontro pubblico sul tema, l’associazione “Valìa” ha cercato di dare delle soluzioni prendendo spunto da quanto fatto in Toscana, a Ragusa e a Scicli. Al di là delle esperienze specifiche, sono emersi alcuni punti fermi che vale la pena evidenziare. Innanzitutto la chiusura al traffico delle zone interessate aiuta la riapertura dei negozi. È l’esatto contrario di quanto chiedono i commercianti, i pochi commercianti rimasti in Corso Umberto che reclamano la riapertura del Corso alle auto. Ci sono poi il coinvolgimento dei proprietari dei locali commerciali chiusi e il ruolo del Comune che non è spettatore, ma soggetto attivo, “regista” dell’operazione che potremmo chiamare “Saracinesche aperte”.

Il punto è fare di Corso Umberto un’area dove vai per fare qualcosa. Logico pensare agli eventi. Vista la stagione, il primo che mi viene in mente è quello dei Mercatini di Natale. Sono entrati nella tradizione ispicese e il loro spostamento in Corso Umberto sarebbe la prima cosa da fare. Ma credo si debba andare oltre: perché non sistemare le varie attività dei mercatini dentro i locali chiusi del Corso? Gli espositori, che non sono commercianti, ma per la maggior parte persone che espongono piccoli oggetti di artigianato preparati in casa, cercano una soluzione per ovviare al triste fenomeno del vandalismo notturno. Quale migliore occasione per offrire loro locali chiusi, che aiuterebbero peraltro a tenere il mercatino anche in caso di pioggia? Tanti locali aprirebbero d’incanto lungo Corso Umberto, sia pure per un periodo limitato, e centinaia di persone sarebbero attirate al Corso, a tutto vantaggio delle attività stabili esistenti. Sarebbero create le premesse perché, dopo i Mercatini di Natale, si continui con altre iniziative, rendendo finalmente il Corso vivo e appetibile per chi intende aprire nuove attività.

Il Comune. Il Comune dovrebbe parlare ai proprietari dei locali sfitti e fare loro un discorso di lungo periodo che parta dai Mercatini di Natale e vada oltre. Ai proprietari si dovrebbe chiedere di mettere a disposizione i loro locali a un prezzo simbolico o comunque calmierato. In cambio il Comune può garantire un bonus sulla TARI che, non essendo tecnicamente una tassa, non è soggetta ai vincoli per il dissesto e può essere ridotta a determinate categorie di contribuenti, come è stato fatto per gli anziani soli e per gli artigiani.

Si tratta ovviamente di un’idea di massima da affinare. Un’idea come tante, tutte interessanti e meritevoli di essere considerate. L’importante è non arrivare al prossimo incontro o alla prossima mozione in Consiglio comunale senza che si sia fatto qualcosa di concreto.

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Credo si sia parlato poco della visita dell’assessore regionale ai Beni culturali Sebastiano Tusa e del Soprintendente ai Beni culturali Calogero Rizzuto, compiuta qualche sera addietro al litorale di Ispica. L’occasione è stata l’incontro-dibattito su tutela, valorizzazione e fruizione degli antichi relitti nel mare di Ispica, intitolato “Lungo le rotte di Odisseo”. Suggestivo il posto: la spiaggia di Punta Castellazzo, con il tavolo dei relatori che dava le spalle al mare e il supporto logistico del “Porto Ulisse beach club”. Se ne è parlato poco anche perché la stampa locale non è stata invitata e perché l’organizzazione, sostanzialmente affidata alla Soprintendenza, ha diramato inviti diciamo così istituzionali: ma questo è un altro discorso.

Perché è stata importante la serata? È risultata importante perché è stato solennemente detto, esibendo anche documenti ufficiali al riguardo, che il relitto della nave bizantina Ippos, rinvenuto a Pantano Longarini per la prima volta nel 1963 e “ripescato” nel 2001 per essere traferito a Siracusa, sarà esposto (tecnicamente si dice “musealizzato”) ad Ispica, in una sorta di Museo del Mare dove raccogliere tutti i reperti archeologici provenienti dalla parte di Mediterraneo prospiciente le nostre coste, una vera e propria miniera di reperti archeologici, piccoli e grandi, di epoca bizantina soprattutto. Tanto che un’altra nave bizantina è stata trovata proprio quest’estate, sempre dalle parti di Porto Ulisse. Negli anni la nave Ippos è stata oggetto di appassionate battaglie che da Ispica hanno combattuto ex sindaci come Rosario Gugliotta e uomini di cultura come Sesto Bellisario che ne chiedevano la restituzione alla nostra comunità. Il sindaco attuale Pierenzo Muraglie, presente all’incontro, ha dichiarato che Ispica è pronta a ricevere il relitto della nave Ippos, pensando sicuramente alla realizzazione di quel museo nei locali dell’ex Mattatoio comunale, all’ingresso del Parco archeologico della Forza. Certo, per Ispica si tratta di una vera e propria sfida. La nave Ippos (o comunque ciò che ne resta) è una delle testimonianze archeologiche più importanti del Mediterraneo, come ha più volte detto l’assessore Tusa che, da ex soprintendente del mare, è uno che se ne intende sul serio. Basti ricordare il particolare che di essa, a differenza di altre, abbiamo anche il nome, Ippos, appunto. L’idea di un Museo del Mare ad Ispica collega la città alla sua storia sul mare. Parliamo sempre, e giustamente, della Cava e delle radici della nostra comunità che lì sono solidamente piantate. Oggi ci viene detto da fonti autorevoli e qualificate che queste radici si estendono fino al mare, che anche lì c’è un pezzo importante del nostro illustre passato e della nostra vicenda storica. La sfida, oltre che logistica, nel non farci trovare impreparati nell’accogliere la nave Ippos, è anche culturale: ci viene offerta su un piatto d’argento l’opportunità di estendere al mare l’interesse storico che suscita il nostro passato. Dobbiamo avere forza ed intraprendenza nel saperla raccogliere e nell’esserne all’altezza. Ci vogliono sensibilità ed impegno.

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Rateizzazione dei tributi, “tagliando” del primo anno all’Amministrazione comunale, Piano regolatore. Una mia intervista su questi temi a Piero Giunta.

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OraSI Ispica referendum costituzionaleNasce “Ora Sì Ispica”, il comitato per il Sì al referendum costituzionale di ottobre, fortemente voluto dal presidente del Consiglio Matteo Renzi. Il Comitato è ospitato nella sede del Circolo del Partito Democratico “John Fitzgerald Kennedy”, in via Mazzini 34, ed è coordinato da Roberto Luca, componente il Coordinamento dello stesso circolo “Kennedy”. Obiettivo del Comitato “Ora Sì Ispica” è quello di riunire e mettere in rete i sostenitori del Sì, al di là delle loro appartenenze politiche e della loro militanza, cercando di aprirsi il più possibile ai semplici cittadini che condividono la convinzione che la scelta del Sì rappresenta una grande opportunità di cambiamento della politica e di efficienza nell’azione di governo degli organi dello stato. Il Comitato “Ora Sì Ispica” prenderà delle iniziative già nei prossimi giorni per spiegare i contenuti delle modifiche costituzionali oggetto del referendum confermativo di ottobre.

Se vinceranno i Sì, saranno in vigore diverse riforme alla Costituzione, fra le quali sono degne di nota la riduzione del numero dei parlamentari, con un Senato non più elettivo, l’abolizione del CNEL, l’attribuzione diretta allo stato di materie come l’ambiente, la gestione di porti e aeroporti, trasporti e navigazione, produzione e distribuzione dell’energia, politiche per l’occupazione, sicurezza sul lavoro, ordinamento delle professioni ed importanti modifiche al quorum che rende valido un referendum abrogativo. Infine, se vinceranno i Sì, per proporre una legge d’iniziativa popolare non saranno più sufficienti 50mila firme, ma ne serviranno 150mila.

Riforma Costituzionale 1

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franco rutaRicordo che una volta mi raccontò: “Ai tempi degli “Anni di piombo” la Digos di Ragusa mi schedò come possibile terrorista”. La cosa non mi sorprese, non tanto per il merito, è chiaro, quanto per il suo carattere, il suo essere eccentrico, originale, per certi aspetti “misterioso”: facile appioppargli un’etichetta, ovviamente del tutto infondata, del genere. Parlo di Franco Ruta, da tutti oggi ricordato come l’“inventore” del cioccolato di Modica, scomparso a 73 anni per un malore improvviso. Conobbi Franco trent’anni fa come editore a Radio Emmeuno e al Corriere di Modica. Come si dice in questi casi? Amore a prima vista? Diciamo che fu subito interesse reciproco a prima vista. Di lui mi affascinò proprio quell’essere misterioso, sornione, originale e “rivoluzionario” nel pensiero. Tutte le cose che faceva, a parte il suo lavoro al Laboratorio analisi all’Ospedale Maggiore di Modica e la famiglia, le faceva perché gli piaceva la novità. La radio libere? Radio Emmeuno. La TV? Teleuno. La stampa locale? Corriere di Modica, rivitalizzandolo e attualizzandolo dopo un periodo di crisi dovuta alla scomparsa del vecchio editore. L’informatica? “DP Informatica” (D, come Daniela, P, come Pierpaolo, i suoi figli). E poi la perla: “L’Antica Dolceria Bonajuto”, frutto di sentimentalismo familiare e grande intuito per quello che stavano diventando l’enogastronomia e la tipicizzazione delle vecchie ricette locali. Lui non inventò il cioccolato modicano. Lo riscoprì soltanto, vantandone le origine azteche. Bonajuto era suo nonno e Franco impazzì quando nel 2005 gli dissi che nel mio primo romanzo, “La libertà sbagliata”, ambientato nella Modica di fine ‘800, citavo proprio la “Dolceria Banajuto”. Inconsapevolmente avevo sollecitato la sua anima mecenatesca, l’amore per la sua città, la passione per le cose nuove. Mandò ad Elena Sofia Ricci, che aveva scritto la prefazione, una ricchissima confezione di prodotti dolciari e di cioccolato modicano. Patrocinò la presentazione del libro a Modica, nel foyer del Teatro Garibaldi, prima che uscisse ufficialmente alla Fiera del libro di Torino e nell’estate successiva dedicò al romanzo una delle “Chiacchiere sotto il fico” che sempre lui organizzava nell’ambito del Festival internazionale del cinema di frontiera di Marzamemi, con la partecipazione di Sebastiano Gesù e Gregorio Napoli, esperti di prima grandezza in fatto di cinema. E proprio Napoli e Gesù dissero senza mezzi termini che “La libertà sbagliata” era in realtà un soggetto cinematografico: la stessa cosa me l’aveva detta proprio Franco Ruta. Che mi fece anche una bellissima sorpresa: si accordò con l’Ibiskos, la casa editrice, e realizzò delle confezioni contenenti una copia del romanzo e vari tipi di cioccolato modicano. Questo era Franco Ruta: una persona intelligente, sensibile, intraprendente e buona. Quando persone così se ne vanno, usiamo dire che siamo più soli. Oggi che Franco non c’è più, non mi sento solo. Resto con un bagaglio di consigli, di esperienze, di stima, di fiducia che Franco Ruta mi ha dato e che fanno parte delle tante cose che mi fanno compagnia. Grazie, Franco. E arrivederci.

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gianni stornelloUn’interpellanza sull’elezione del capogruppo consiliare del Partito democratico di Ispica è stata presentata da Giuseppe Quarrella di Area popolare (vedila qui).

Il consigliere Quarrella si serve di carte superate dai fatti e dagli atti per strumentalizzare una vicenda interna a un partito e a un gruppo consiliare del tutto risolta e archiviata. L’interpellanza porta la data del 12 febbraio e fa riferimento all’elezione del capogruppo del Pd, che nel frattempo è stato eletto il 3 febbraio sera. Il collega di opposizione si è servito di una lettera del consigliere pd Giovanni Gambuzza che il 3 febbraio mattina sollecitava l’elezione del capogruppo. Non trovando questioni di natura amministrativa e problemi concreti su cui fare opposizione, Area popolare ha scelto la strada poco corretta della speculazione su vicende interne ad un partito, il Pd, peraltro chiuse dalla mia elezione a capogruppo consiliare. Tranquillizzo tutti sul fatto che gli atti della conferenza dei capigruppo sono legittimi e che non ci sono state incompatibilità fra cariche istituzionali e politiche, dal momento che il presidente del Consiglio comunale Roccuzzo, quale primo degli eletti del Pd, ha di volta in volta delegato la consigliera Stefania Rosa a partecipare alle conferenze dei capigruppo, come peraltro concordato con tutti i consiglieri del Partito democratico, nell’attesa che venisse eletto il capogruppo. Capogruppo, ricordo, che va eletto e non scelto in base ai voti riportati.
Ognuno fa politica e svolge il suo mandato elettorale come meglio crede. C’è chi lo fa ripescando cose vecchie, e chi, come noi, lo fa sull’attualità dei bisogni e sulle urgenze della collettività. Tra i pochissimi in Italia abbiamo abolito per statuto i gettoni di presenza per i consiglieri comunali, abbiamo ridotto i settori del Comune facendo risparmiare migliaia di euro all’ente, abbiamo rimesso in piedi il meccanismo di assegnazione dei suoli cimiteriali con criteri oggettivi, abbiamo dotato la biblioteca comunale “Capuana” di un Regolamento che la pone all’avanguardia dei servizi culturali in città, abbiamo ridotto la Cosap per i commercianti e gli artigiani e alleggerito il carico della Tari concedendo una rateizzazione maggiore della tassa, abbiamo avviato il riscatto dei livelli, dando in proprietà i terreni ancora gravati da vincoli medievali con un introito notevole per le casse comunali, stiamo mettendo mano alla cancellazione dei vincoli imposti dall’adozione del Piano regolatore del 2011, rimettendo in moto l’edilizia e liberando molte famiglie dall’obbligo di assurde acquisizioni di pareri per modifiche di poco conto, rimetteremo nelle mani della città le scelte sul Piano regolatore che vogliamo il più condiviso possibile e il più adatto ad assicurare uno sviluppo armonico di Ispica. Potrei continuare. Confrontiamoci su queste cose. Il resto lasciamolo ai nostalgici azzeccagarbugli.

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cava ispicaPotrebbe essere la Cava a fare conquistare anche ad Ispica un posto nella lista del Patrimonio dei Beni dell’Umanità tutelati dell’Unesco. La candidatura sta prendendo corpo proprio in queste ore, immediatamente successive alla visita in città di Ray Bondin, uomo di cultura e diplomatico maltese, fra i massimi esperti in siti Patrimonio dell’Umanità che nella foto vediamo intento a fotografare proprio Cava Ispica. Ore queste in cui ricordiamo il terribile e tragico terremoto dell’11 gennaio 1693 che segnò la fine di Cava Ispica come insediamento abitativo, consegnandolo definitivamente alla storia. Una storia che in questi giorni stiamo rinverdendo, nell’affermazione di un’identità che vogliamo capitalizzare in un nuovo progetto di sviluppo.
La venuta di Bondin è stata organizzata da giovani che hanno a cuore Ispica e i suoi tesori ed ha trovato l’immediato favore dell’Amministrazione comunale. Non si è ancora spenta l’eco di questa presenza autorevole e qualificata che ha avuto praticamente l’imbarazzo della scelta: il Liberty minore (“non ha ancora un riconoscimento dall’Unesco, ma lo meriterebbe”, ha affermato Ray Bondin) che trova in Palazzo Bruno di Ernesto Basile un’espressione fra le più interessanti; la Settimana Santa come “Bene immateriale”, il tardo-barocco, che implicherebbe l’allargamento ad Ispica del sito già esistente e che ha costituito, una quindicina di anni fa, un “treno che avete perso”, sempre per citare Bondin. Poi Cava Ispica. E’ proprio quest’ultima ad avere impressionato l’esperto maltese, così come nei secoli ha colpito fior di viaggiatori, esploratori, artisti, archeologi, uomini di cultura: dall’abate Jean-Claude Richard de Saint-Non, che nella seconda metà del ‘700 la descrisse nel suo “Viaggio Pittoresco” a Jean Houel, da Adolf Holm, che definì Cava Ispica “la città delle caverne” a Gustav Parthey che la considerò “senza dubbio uno dei punti più interessanti della Sicilia”. Fra le possibili “carte” da giocare, sembra proprio Cava Ispica quella che può avere maggiori possibilità di successo, proprio per le specificità del luogo che ha una sua polivalenza: storica, archeologica, naturalistica e paesaggistica, religiosa e spirituale (a Cava Ispica visse ed operò Sant’Ilarione). Non è del tutto casuale il fatto che Cava Ispica si insinui nel cuore del Val di Noto, che si fregia già del riconoscimento Unesco per il suo tardo-barocco: questo tipo di architettura è il “dopo” rispetto al terremoto dell’11 gennaio 1693 e di quelli che seguirono nei giorni successivi; Cava Ispica è il “prima”. Ecco perché assume una grande carica suggestiva la commemorazione che oggi facciamo di quel sisma che incise sulla vita, sull’economia, sull’assetto urbanistico di tutto il Val di Noto, Ispica compresa.
Va detto che per il riconoscimento Unesco molto è da fare, giocandosi una partita in uno scacchiere internazionale nel quale conta anche il peso che i governi nazionale e regionale sapranno e vorranno esercitare. Prima di tutto occorrerà mettere insieme i promotori che dovranno essere i comuni di Ispica, Modica e Rosolini nei cui territori Cava Ispica ricade. Poi la formalizzazione della proposta, supportata da un robusto dossier che provi il valore del sito. Insomma è ragionevole prevedere tre anni buoni per sapere se anche Ispica potrà entrare nel novero dei beni di importanza mondiale. Siamo solo l’inizio di una sfida avvincente che sappiamo di reggere con spirito grande e convinto.

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Biblioteca Capuana IspicaLa Biblioteca comunale “Luigi Capuana” di Ispica, fra le prime in Italia, rientra nei servizi pubblici essenziali. Con un mio emendamento al nuovo Regolamento discusso ed approvato nella seduta del Consiglio comunale del 23 dicembre, è stata recepita la normativa nazionale che considera i luoghi della cultura servizi primari. E’ un fatto di notevole portata storica per la “Capuana” e politica per la città: la cultura, spesso considerata cenerentola nelle politiche delle varie amministrazioni, occupa adesso un ruolo primario e trova nella biblioteca comunale il luogo naturale per essere praticata. Il mio emendamento è stato approvato con i voti della maggioranza e dei consiglieri di minoranza Genovese (Movimento 5 Stelle), Arena (Rinascita ispicese) e Denaro (Cannizzaro sindaco). Per la biblioteca esso non prevedeva solo la dichiarazione di servizio pubblico essenziale, ma anche una serie di misure migliorative del Regolamento adottato dalla Giunta e frutto di una serie di incontri fra Soprintendenza ai Beni culturali e i comuni della provincia. Prima di tutto ho proposto di inserire l’anno di apertura della biblioteca “Capuana”, il 1957. La “Capuana” è una delle biblioteche comunali più antiche della provincia: era giusto sottolinearlo. La biblioteca deve essere uno spazio aperto ed accessibile quanto più è possibile e un luogo della cultura, di integrazione e di confronto per eccellenza. Di qui l’introduzione dell’intercultura nell’offerta della biblioteca, la possibilità che gli ospiti dei centri di accoglienza possano visitarla e usufruire dei suoi servizi, l’abbattimento delle barriere architettoniche. Con l’approvazione dell’emendamento alla biblioteca viene dato il compito di realizzare l’inventario delle opere d’arte affidatele, quindi non solo dei libri. Il passaggio successivo al quale lavorare sarà il conferimento ad essa del patrimonio di quadri e sculture del Comune proprio per farne una doverosa e definitiva catalogazione. L’emendamento sancisce anche l’istituzione di un presidio temporaneo stagionale della biblioteca a S. Maria del Focallo e fissa l’importanza dei media digitali e del loro utilizzo sistematico, a partire dal sito web del Comune e dei social network, come strumenti di informazione e di comunicazione con un riguardo particolare ai giovani, che risultano i grandi assenti dalla fruizione dei servizi della biblioteca. Anche per questo, col mio emendamento, viene concesso il libero accesso agli smart phone purché in modalità “silenzioso” e non utilizzati in voce come telefono. Importante il potenziamento dei servizi e dell’offerta libraria sotto qualsiasi forma: per questo l’emendamento approvato fa esplicito riferimento alla partecipazione della biblioteca “Capuana” ai bandi per l’attuazione di progetti comunitari. Infine l’accesso alle sezioni dei fondi storici e dei libri rari dovrà essere consentito solo se in presenza del personale della biblioteca. Insomma credo sia stato dato un contributo importante per rendere il Regolamento meno burocratico, più al passo coi tempi e più in sintonia con le richieste dell’utenza potenziale.

Col 2015 ricorre il primo centenario dalla morte di Luigi Capuana (video sotto), uno dei padri del verismo che ambientò ad Ispica il suo “Profumo” e al quale è intitolata la biblioteca comunale: con quest’atto il Consiglio comunale ha contribuito a ricordare l’anniversario in modo concreto. Ovviamente occorrerà verificare periodicamente l’attuazione del nuovo Regolamento e fare in modo che in biblioteca tornino le novità librarie. Ci siamo anche per questo. Per consultare gli atti clicca qui.

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