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dipendenti comunali

Il 4 luglio la Chiesa ricorda la Beata Madre Crocifissa Curcio, ispicese beatificata dieci anni fa. Proprio nel decennale della beatificazione eccone il ricordo in Consiglio comunale.

Il dibattito evidenzia un confronto sul fatto che il Consiglio è chiamato a votare atti prodotti nel passato quinquennio. Se questi atti, tutti riguardanti il bilancio, non vengono approvati si scioglie il nuovo Consiglio comunale e si commissaria il Comune.

L’esercizio finanziario 2012 era stato duramente censurato dalla Corte dei conti. Il Consiglio comunale ha riscontrato la decisione della Corte dei conti prendendo atto sostanzialmente di tutti i rilievi. Nella deliberazione della magistratura contabile, su intervento dell’ex Sindaco, si attribuiva ai dipendenti comunali, definiti “non competenti” la responsabilità delle criticità.

Servizio di nettezza urbana, tassa sui rifiuti, raccolta differenziata in una dichiarazione di voto.

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Palazzo Bruno dall'altoUn’ispezione al Comune di Ispica e l’annullamento in autotutela dell’approvazione della Dotazione organica dei dipendenti comunali: li chiede al Ministro dell’Interno la senatrice Venerina Padua. In un’interrogazione parlamentare (per scaricarla clicca qui), l’esponente del Partito democratico denuncia una serie di omissioni da parte del Comune di Ispica che, sostanzialmente, avrebbero indotto il Ministero a formulare un giudizio viziato. Dopo avere ricordato che la rideterminazione della dotazione organica, effettuata dalla Giunta Municipale, ha stabilito che al Comune di Ispica vi sarebbero in eccedenza diverse decine di dipendenti comunali, la parlamentare iblea sottolinea come “avverso tale provvedimento è stato avanzato ricorso al Tar da un gruppo di dipendenti comunali che considerano l’atto illegittimo perché privo di motivazione, senza la necessaria verifica dei fabbisogni e la necessaria informazione delle organizzazioni sindacali, illogico e contraddittorio perché non volto al risanamento dell’ente e a tutelare i servizi indispensabili, peraltro non precedentemente indicati”. Una Commissione del Ministero dell’Interno ha approvato la delibera, ma, come afferma la senatrice Padua, “nella lunga fase istruttoria è intercorso un intenso carteggio fra Comune di Ispica e Ministero nel quale il Comune ha dichiarato l’inesistenza di aziende o istituzioni speciali con propria partecipazione, affermazione che contrasta con l’esistenza della farmacia a partecipazione maggioritaria comunale e che nella stessa istruttoria il Comune di Ispica ha anche dichiarato l’inesistenza di servizi affidati ad esterni, in contrasto con l’affidamento ad una ditta del servizio di riscossione volontaria e coattiva dei tributi locali. Il Comune di Ispica – prosegue nella sua interrogazione la senatrice Venerina Padua – è altresì socio dell’Ambito Territoriale Ottimale n. 7 di Ragusa per la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani e anche di questa partecipazione non vi è cenno nelle comunicazioni del Comune. Tenuto conto che “in materia di personale dipendente, la Sezione di controllo per la Regione Siciliana della Corte dei Conti, con una deliberazione del 2012, ha chiesto al Comune di Ispica delle misure correttive sulla stabilizzazione di 72 unità di personale con contratto a tempo determinato, dichiarata “illegittima”, senza che queste misure correttive siano state adottate”, la parlamentare del Pd ricorda come l’atto contestato stia producendo effetti sui mantenimenti occupazionali del Comune di Ispica, visto che l’Amministrazione comunale “ha chiesto formalmente al personale dipendente l’adesione a generici contratti di solidarietà, non specificandone entità e durata”.
Da parte mia posso solo aggiungere che la senatrice Padua chiede chiarezza e trasparenza anche perché ci sono di mezzo dei posti di lavoro. Nel mio programma ho scritto che considero il provvedimento di rideterminazione della dotazione organica illegittimo e persecutorio, impegnandomi ad annullarlo come segno di pacificazione fra i dipendenti comunali, messi gli uni contro gli altri da amministratori incapaci che, come risposta, stanno precipitosamente imponendo prepensionamenti e contratti di solidarietà farlocchi, in un clima di intimidazione mai registratosi al Comune di Ispica. A tutto questo si aggiunge il fatto che qualora i dipendenti comunali che hanno promosso il ricorso dovessero spuntarla, i danni per il Comune sarebbero enormi. Mi auguro che gli ispettori del Ministero dell’Interno arrivino al più presto per rendersi conto delle condizioni in cui si trova il Comune di Ispica: oltre al dissesto finanziario ce n’è uno per ogni campo in cui il centro-destra ha messo mano, gestione del personale compresa.

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Palazzo Bruno dall'altoMio nonno segretario comunale (morì ancora in servizio ad Ispica nel 1960), mio padre, mia moglie, mia sorella, due miei zii dipendenti comunali… Sono cresciuto mangiando pane e Comune. Lascio immaginare l’amarezza che provo ascoltando i “comunali” di Ispica avviliti, offesi, demotivati, umanamente provati dagli ultimi anni di una fase amministrativa che proprio nella gestione della “macchina” burocratica ha fatto registrare uno dei suoi flop più evidenti. Finanche l’immaginario collettivo, sempre ostile ai burocrati di tutti i livelli che vengono considerati, a torto, ipergarantiti e immeritevoli dello stipendio che percepiscono, oggi solidarizza con loro, scoprendo che il Comune, in ultima analisi, è l’unica grossa realtà che abbiamo e che il renderla più o meno produttiva deriva dalla politica che negli ultimi anni non c’è stata.
L’assemblea dell’altro giorno, dove l’Amministrazione comunale, nel pieno di una crisi di nervi dovuta ai danni che essa stessa ha provocato, ha dato l’ennesima prova dell’alto livello di ingestibilità dei dipendenti. Tramite i sindacati si chiedeva loro di fare i contratti di solidarietà per evitare che alcuni di essi finissero in disponibilità, un quasi-licenziamento a causa del dissesto del Comune. Niente di più nobile, generoso, civile: guadagniamo meno tutti, ma nessuno sarà lasciato a casa. Ma il clima di odio, di scontro frontale, di persecuzione da un lato e di premialità sconsiderata da fare impallidire Caligola e il suo cavallo fatto senatore, ha fatto sì che la proposta venisse praticamente bocciata. Chi ha determinato questo clima è senza ombra di dubbio l’Amministrazione comunale che arriva a scrivere in documenti ufficiali che c’è una categoria di dipendenti più importante di tutte le altre, vitale per la vita stessa del Comune, affermando implicitamente che ce ne sono altri di dipendenti che possono essere benissimo gettati alle ortiche. E’ come se un padre con due figli dicesse che uno è più importante dell’altro. So benissimo che storicamente e in ogni comune d’Italia, soprattutto se medio-piccolo, fra i dipendenti comunali ci sono sempre stati i filo-governativi blanditi e rispettati e gli oppositori emarginati e bistrattati. Ma il centro-destra, ad Ispica, credo che abbia toccato il fondo. Tutto questo senza che la “casta”, amministratori tutti avviati tristemente sul viale del tramonto, abbia dato un segnale di partecipazione al sacrificio, riducendosi drasticamente le indennità: proprio essa che il dissesto ha determinato con gli sprechi e le spese pazze per i quali oggi viene presentato il conto ai cittadini che paghiamo tasse salatissime, ai dipendenti comunali a rischio licenziamento, alle fasce sociali deboli per le quali i servizi vengono negati o sono a pagamento.
Sono candidato sindaco alle Primarie del Pd e in molti dipendenti comunali mi chiedono: cosa proponi? Propongo la cosa più semplice di questo mondo: uscire dal clima di odio feroce fra dipendenti. E in tutto questo l’Amministrazione comunale, così come è stata determinante in modo negativo e distruttivo la vecchia, deve esserlo la nuova in termini di dialogo, di coinvolgimento, di motivazione per chi lavora e produce al di là di chi vota o del partito cui aderisce. Un sindaco che non ha dalla sua parte i dipendenti, tutti i dipendenti, e che questi siano motivati, aggiornati, gratificati è un pessimo sindaco. Il primo segnale in questo senso deve essere la revoca della delibera di rideterminazione della dotazione organica varata a suo tempo dall’Amministrazione così come prescritto dalla legge per i comuni in dissesto finanziario. Quest’atto, oltre ad essere persecutorio, è anche illegittimo per tutta una serie di motivi. Tanto è vero che su di esso pende un giudizio al Tar che lo esaminerà non prima del prossimo autunno, La sua revoca, accompagnata da una serena valutazione della situazione riguardante le risorse umane del nostro comune, è fondamentale per togliere dal tavolo pistole cariche, pronte ad essere utilizzate ad altezza d’uomo. Ed è soprattutto utile a disinnescare la miccia potentissima del ricorso al Tar che può avere risvolti drammatici molto più concreti delle minacce arrabbiate degli attuali amministratori. Che non mi si venga a dire dell’”approvazione” che la rideterminazione ha avuto da parte del Ministero degli Interni. Ho letto le carte: il Mago Silvan è un apprendista al confronto. Lasciamo stare. Serve una nuova rideterminazione della dotazione organica che rispetti la legge, metta al sicuro il maggior numero possibile di lavoratori, senza figli e figliastri, e che nasca da un confronto col sindacato.
Ho sempre detto che i mesi che ci separano dalle elezioni di primavera saranno i più duri per Ispica. Perché l’acredine, la rabbia, il panico di chi è costretto a battere ritirata avranno effetti devastanti. Un segnale di distensione, cominciando proprio dalla “vil razza dannata” dei “comunali” sarebbe importante.

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