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Milana manifestazionePiccolo scambio di battute con Uccio Milana stamattina, poco prima del corteo in favore della causa sua e della sua famiglia. Uccio: “Sono tornato al ‘900, quando partecipavo ai cortei del liceo”. Ed io: “Se tu torni al ‘900, io sto tornando alla Preistoria!”. E giù risate. Macchina del tempo a parte, quanto sta succedendo in questi giorni ad Ispica, culminato oggi con la manifestazione sotto Palazzo Bruno, è, deve essere una sorta di “ritorno al futuro”. Le ultime amministrazioni di centro-destra hanno soffocato il confronto (temendolo), hanno considerato l’avversario un nemico da schiacciare o un mercenario da comprare, all’insegna del vecchio motto fascista “chi non è con me è contro di me”. Ispica che deve superare questa fase buia della sua storia, come prima cosa deve ritrovare il gusto della mobilitazione civile, della passione che si esercita in piazza, sotto i “palazzi”, alla luce del sole. Una comunità che ha bisogno di speranza deve partire da questo. Negli anni ‘70 eravamo giovani pieni di speranza quando, a Modica, al vecchio Liceo scientifico “Galileo Galilei”, ci mobilitavamo per avere un edificio scolastico che non fosse un garage riattato, umido e buio o per rivendicare il diritto alla partecipazione attiva di studenti e famiglie alla vita della scuola. Quelle speranze oggi sono realtà, anche se ci sono situazioni come quella ispicese nelle quali è stata ingranata una paurosa marcia indietro. Ma oggi Ispica che vuole rinascere (perché deve rinascere), deve partire dalla partecipazione, dall’indignazione professata e gridata, e non sussurrata nelle stanze di partito dove si contrattano candidature e si mettono a punto diaboliche strategie o nelle pizzerie dove nascono alleanze funzionali ad interessi particolari e al consolidamento di poteri di lobby in cerca di riferimenti nelle istituzioni. La Politica è un’altra cosa. E’ operare delle scelte e dire chiaro, ad esempio, “Io sto con i Milana”, senza andare a brigare un minuto dopo nelle segrete stanze per un posticino al sole. Ecco perché stamattina non c’erano i politici figli degli stanchi e vecchi apparati di partito. Dalla Resistenza, frutto di coraggio e di voglia di libertà, nacque la democrazia. Nelle birrerie di Monaco il nazismo.

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presentazione Si è svolto ieri a Ispica il terzo degli appuntamenti a firma del Caffè Letterario “Quasimodo” che quest’anno si è aperto al territorio dilatando i confini a Pozzallo e Ispica. Dopo l’appuntamento con la poesia e quello con la storia è stata la volta della narrativa. Presentato infatti al pubblico, numeroso e attento, il nuovo romanzo di Gianni Stornello Il figlio della Ruota, Editore Prova d’Autore.
Numerosi e interessanti gli interventi che hanno messo a fuoco diversi aspetti del romanzo, sicuramente infondendo negli ascoltatori la curiosità verso questa storia che ha legami profondi con il territorio.
Secondo il presidente del Caffè Letterario Domenico Pisana “il romanzo si snoda su tre livelli: un primo livello, quello storico-narrativo, in cui l’autore attraverso la storia del protagonista, Nirìa, ci dà un’ambientazione che ne fa un romanzo storico. Un livello di ordine socio-economico: il romanzo, pur se in modo marginale, richiama l’ondata migratoria degli anni ’70 che portò molti siciliani lontano da casa; ed un livello strettamente letterario per il suo carattere di racconto e documento in cui lingua e dialetto innalzano a livello di letteratura una vicenda che rappresenta il volto di una società che vive drammi, disvalori, inquietudini, contraddizioni, ipocrisie, scelte sbagliate”. Al commento di Domenico Pisana si è aggiunto quello del direttore editoriale di Prova d’Autore il Professor Mario Grasso che ha puntato soprattutto sull’emozione che proviene al lettore leggendo questa storia che non è mera cronaca ma pagina di letteratura in cui è condensato un intero universo “riuscire a raccontare in forma letteraria è ciò che fa del libro un caso letterario. Continua a leggere

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