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città

cassa depositi prestitiUn mutuo di poco più di 5milioni di euro con la Cassa depositi e prestiti. E’ quanto ha chiesto l’Amministrazione comunale di Ispica allo Stato per ripianare debiti verso clienti e fornitori contratti nel 2013 (quelli al 2012, come si sa, sono di pertinenza dei Commissari per via del dissesto). Il mutuo, ovviamente, comporterà un impegno ulteriore per le finanze del Comune per gli anni a venire: insomma il classico “cu campa paja”. Ma se questo mutuo serve a tacitare creditori, a fare circolare denaro nell’economia locale bloccata, a dare respiro a qualche servizio comunale a carattere sociale, ben venga. Ma sarà proprio così? E’ mai possibile che in un anno un Comune come Ispica abbia da pagare cinque milioni di euro verso clienti e fornitori, non comprendendo tutte quelle uscite alle quali può fare fronte con i trasferimenti ordinari, siano pure esigui, da parte di Stato e Regione e gli introiti delle tasse ed imposte comunali? Credo che non di cinque, ma anche di dieci milioni potrebbe essere il mutuo (ammesso che sia consentito farlo), a condizione che questi denari siano bene spesi. Non è che contraiamo un mutuo “pesante”, ipotechiamo il futuro più di quanto non sia già compromesso e con il ricavato mettiamo in sicurezza la “casta”, limitando il buco che potrebbe essere oggetto del “danno erariale”, cioè di tutti quei risarcimenti che amministratori e funzionari sono chiamati ad operare per riparare a scelte non rispondenti a buona amministrazione? Continua a leggere

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c'era una volta la città ispicaÈ triste venire a sapere che ci sono bambini che abitano nelle contrade di Ispica e che ad oggi non sono ancora andati a scuola per la mancanza dello scuolabus. Nel 1987 Ispica ebbe assegnato il titolo di “città”: un riconoscimento alla sua storia, alla sua cultura, al suo patrimonio ma anche e soprattutto alla qualità dei servizi. Negare lo scuolabus ai bambini o chiedere alle famiglie un contributo salatissimo per usufruirne dà la misura dell’idea medievale che ha dell’istruzione chi amministra il Comune. Se il titolo di “città” potesse essere revocato, lo avremmo perso da un bel pezzo. Forse parlare di oscurantismo è una parola grossa. Ma parto dal presupposto che l’istruzione è garanzia di libertà, acquisizione di capacità di discernimento critico, conquista di autonomia intellettuale, a scuola il bambino socializza. Un’Amministrazione comunale che ha fatto giurisprudenza creativa, sfidando le magistrature amministrative e contabili di mezza Italia su dati contabili oggettivi e che non trova la soluzione per garantire il servizio gratis ai bambini della scuola dell’obbligo o è incapace o è colpevole di oscurantismo. O forse entrambe le cose.

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