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cava d’ispica

Sant’IlarioneOggi 21 ottobre, Sant’Ilarione, il santo vissuto a Cava d’Ispica. Per noi ispicesi costituisce un vanto delle nostre tradizioni. L’avere avuto, fra il 363 e il 365 dopo Cristo, un santo fra gli abitanti della propaggine ispicese della Cava, è motivo di grande orgoglio. Ma quel monaco, seguace di Sant’Antonio abate, è ancora venerato come santo dalla chiesa cattolica? Cathopedia è la versione cattolica di Wikipedia, basata sullo stesso sistema “aperto” di flusso di informazioni: chi vuole può scrivere, creare voci, aggiungere dati. Cathopedia, a proposito di Sant’Ilarione, dice di essere “un personaggio pseudostorico e, come tale, è stato anche radiato nel 1969 dal calendario dei santi della Chiesa cattolica. Il suo culto rimane quindi attualmente circoscritto solo ad alcuni ambiti locali, mentre godette di un’ampia popolarità in epoca medioevale al punto che diversi monasteri attribuirono al santo la loro fondazione. La Chiesa ortodossa ne riconosce invece la santità e lo venera il 21 ottobre”. Insomma ci sono dubbi sulla sua esistenza (pseudostorico vuol dire proprio questo). Il sito ufficiale della Cei pubblica i santi del giorno. Se ci andate oggi trovate indicati Sant’Orsola e, come “altri Santi del giorno”, il beato Pietro Capucci, sacerdote. Basta. Possibile? Possibile, certo. sant'ilarione ispica madonna cava spaccaforno“Del resto anche San Giorgio è considerato un personaggio “pseudostorico”: ma vallo a dire ai modicani!”, mi dice un appassionato di agiografia. Insorge invece Melchiorre Trigilia, studioso ispicese, autore di “Ilarione, il Santo vissuto a Cava d’Ispica”, uscito nel 1982 a cura del Comune di Ispica. “Ma se di Sant’Ilarione scrive San Girolamo – mi dice – che ha avuto informazioni di prima mano su di lui! No, non è possibile”. Una bufala, quindi, frutto magari del fatto che su Cathopedia chiunque può scrivere, riportando informazioni infondate? Restano il dubbio, avvalorato dall’omissione della Cei nell’indicare oggi i santi del giorno, e una consolazione, importante in epoca di dialogo interreligioso: Ispica un santo l’ha avuto. Ortodosso, ma sempre santo è.

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satanismo ispicaSu uno dei lati esterni dell’ex mattatoio comunale, restaurato da anni e abbandonato a se stesso, c’è una scritta con elementi di chiaro stampo satanico: il 666, che è il numero del diavolo, la croce rovesciata, l’onore a Satana tributato evocando saluti nazisti (senza peraltro prestare molta attenzione all’ortografia). Cos’è? Professione di fede? Riferimento per satanisti nostrani? Indicazione di un luogo di incontro per messe nere? Chi ne sa più di me mi tranquillizza: i veri satanisti sono molto riservati e aborriscono qualsiasi forma di esibizionismo, preferendo le tenebre, l’occulto. E allora la conclusione è una sola: è un banale gesto di elementare idiozia. Scrivendone, come sto facendo, c’è il rischio di fare da cassa di risonanza a questi improbabili autori di murales tanto squallidi quanto inopportuni. Ma una reazione s’impone. Fra i tanti slogan in voga nel ’68, ve ne era uno che diceva pressappoco così: “Nelle urne elettorali la vostra complicità, nelle scritte murali la nostra libertà”.satanismo ispica1 La libertà di espressione, rivendicata in quegli anni, aveva dietro un’ideologia, la lotta sociale, magari degenerata nel terrorismo e nella violenza. Questo è un caso tipico non di libertà ma di pura stupidità. Un bel passaggio di vernice non basta a cancellarla. Ma serve quanto meno a dire che le manifestazioni della dabbenaggine e della stupidità meritano solo un bel colpo di pennello per il rispetto delle persone sensibili e il buon nome della città. Anche perché, da quelle parti, l’affluenza di turisti e forestieri è notevole.

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