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autobus

Servizio urbano IspicaIl regalo per il nuovo anno è in perfetta sintonia con lo “stile della casa”: smantellare, destrutturare, demolire, avvelenare pozzi e animi. Mi riferisco alla sospensione del servizio urbano degli autobus dopo venticinque anni. La Cooperativa “Ispica Viva” ha gettato la spugna: la Regione non paga, il Comune è in tutte altre faccende affaccendato, gli autisti e i soci non erano più disponibili a pagare di tasca loro carburante e manutenzione dei mezzi. Così dal 1° gennaio il servizio è tecnicamente “sospeso”. La sua ragion d’essere era data dal fatto che Ispica aveva (ed ha) un territorio composito, con la stazione ferroviaria (allora i treni c’erano) e il Cimitero parecchio distanti dal centro urbano, con la fascia costiera che si riteneva si dovesse integrare con la città collegandola stabilmente. Tutto questo pensando anche alle persone anziane, ad esempio, che per raggiungere il Cimitero non volevano (e non vogliono) disturbare figli, parenti ed amici, o al numero sempre crescente di residenti fra Santa Maria del Focallo e la Marza.
Quando la Politica e l’amministrazione erano fatte di intuizioni e non dell’attuale pressappochismo, la linea urbana veniva vista come una soluzione: del resto l’idea non era nuova, visto che a cavallo fra gli anni ‘50 e ’60 il servizio c’era ed era gestito dall’indimenticabile Saverio “Sciavè” Padova. La gestione alla “Ispica Viva” fu la soluzione che, essendo durata venticinque anni, tanto cattiva non era. Occorreva ripensare il servizio, per renderlo redditizio. Nel mio programma elettorale per le Primarie avevo lanciato l’idea di estendere la linea al Porto di Pozzallo, in modo da attrarre verso Ispica i turisti in arrivo da Malta e quelli probabili, qualora si concretizzi l’idea di fare arrivare a Pozzallo le navi da crociera. Ovviamente era necessario fare le dovute modifiche alla concessione regionale.
Il nome della cooperativa, “Ispica Viva”, derivò da un’affermazione pronunciata in una campagna elettorale amministrativa degli anni ‘90: “Ispica è morta”, si disse dal podio del Partito socialista. Per tutta risposta nacque la cooperativa “Ispica Viva”. Certe espressioni rilette oggi hanno la loro suggestione. Certo, Ispica morta non è. Ma c’è chi vuole farla morire. La sospensione della linea arriva a distanza di qualche giorno dalle improvvide, infondate ed incontestate affermazioni del sindaco che, forse perché gasato per la vittoria del suo candidato alle Primarie della “grande coalizione” del 21 dicembre, aveva detto che al suo successore avrebbe lasciato un comune risanato e da fare invidia al Paradiso terrestre. Tra le tante cose che ho imparato ultimamente, una è preziosissima: credere nelle persone per quello che fanno e non per quello che dicono.

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scuolabus cartoonNel mondo si esprime grande soddisfazione per il Nobel per la Pace a chi afferma il valore dell’educazione, della scuola, dell’infanzia. Ad Ispica si tassa il diritto allo studio. La vicenda degli scuolabus non messi in circolazione con l’inizio dell’anno scolastico, finisce con l’istituzione del servizio, che dovrebbe avere inizio lunedì, ma con un contributo a carico delle famiglie. La delibera (per vederla clicca qui) è stata adottata dalla Giunta municipale e prevede un costo del biglietto, da pagare anticipatamente, articolato in fasce in base al percorso e ai giorni di scuola in un mese, facendo un’ulteriore differenza fra chi usufruisce dello scuolabus cinque giorni la settimana e chi sei. Per dare un’idea: chi è più vicino (entro i due chilometri) in novembre pagherà 26 euro per sei giorni settimanali, 22 per cinque; chi è più lontano (sette chilometri in poi), sempre a novembre, 52 euro per sei giorni, 44 per cinque. Riduzioni sono previste per quei nuclei familiari con più figli: del 10% con due figli, del 15% con tre, del 20% con quattro, del 25% con cinque. Al riguardo ho la mia idea: lo scuolabus non è la palestra o una lezione di pianoforte. E’ il mezzo che consente ai bambini e ai ragazzini che non risiedono nel centro urbano di frequentare la scuola dell’obbligo, esercitando un diritto garantito dalla Costituzione. Con questa decisione un diritto è negato. E per averlo basta pagare.

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