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Antica Dolceria Bonajuto

Il sesamo di Ispica va alla conquista del Sol Levante. L’Antica Dolceria Bonajuto di Modica sta presentando proprio in questi giorni in anteprima mondiale alcuni nuovi prodotti al Salon du Chocolat che tiene la sua diciannovesima edizione a Tokyo.
Fra queste novità c’è un cioccolatino bianco con croccante al sesamo di Ispica.

Una confezione di cioccolatini al sesamo di Ispica

Un brand di grande qualità qual è Bonajuto ha individuato un ingrediente fondamentale per una sua nuova proposta proprio nel sesamo prodotto nelle campagne di Ispica, l’unico autoctono fra quelli in circolazione, da qualche anno presidio Slow Food. Dovrà trascorrere ancora qualche settimana prima che il nuovo cioccolatino venga commercializzato da noi, dovendosi archiviare prima la kermesse giapponese: non abbiamo avuto quindi la possibilità di assaggiarlo Ma dal successo che la novità sta avendo nei raffinati palati nipponici e fra i visitatori del salone provenienti da ogni parte del mondo, c’è da essere soddisfatti di questa prima uscita importante della nostra cara giuggiulena.

Lo stand di Bonajuto al
Salon Du Chocolat

Come ci dice Pierpaolo Ruta di Bonajuto, in Giappone il nuovo cioccolatino è già in vendita anche online da Isetan, che secondo Il Sole 24 Ore è la più grande catena di grandi magazzini di qualità del paese asiatico.

Il sito di Isetan nella pagina dedicata
al cioccolatino al sesamo

Al termine del Salone del Cioccolato di Tokyo si avrà maggiore contezza della forza di penetrazione di questa nuova idea di Bonajuto. Ovviamente, conoscendo Bonajuto, che fra i cioccolatieri è quello che vanta un’alta capacità di proporre vere e proprie raffinatezze che soddisfano un mercato sempre meno di nicchia, possiamo stare certi della bontà del nuovo cioccolatino. E il fatto che di questa bontà sia protagonista e origine il nostro sesamo ci rende oltremodo orgogliosi.

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franco rutaRicordo che una volta mi raccontò: “Ai tempi degli “Anni di piombo” la Digos di Ragusa mi schedò come possibile terrorista”. La cosa non mi sorprese, non tanto per il merito, è chiaro, quanto per il suo carattere, il suo essere eccentrico, originale, per certi aspetti “misterioso”: facile appioppargli un’etichetta, ovviamente del tutto infondata, del genere. Parlo di Franco Ruta, da tutti oggi ricordato come l’“inventore” del cioccolato di Modica, scomparso a 73 anni per un malore improvviso. Conobbi Franco trent’anni fa come editore a Radio Emmeuno e al Corriere di Modica. Come si dice in questi casi? Amore a prima vista? Diciamo che fu subito interesse reciproco a prima vista. Di lui mi affascinò proprio quell’essere misterioso, sornione, originale e “rivoluzionario” nel pensiero. Tutte le cose che faceva, a parte il suo lavoro al Laboratorio analisi all’Ospedale Maggiore di Modica e la famiglia, le faceva perché gli piaceva la novità. La radio libere? Radio Emmeuno. La TV? Teleuno. La stampa locale? Corriere di Modica, rivitalizzandolo e attualizzandolo dopo un periodo di crisi dovuta alla scomparsa del vecchio editore. L’informatica? “DP Informatica” (D, come Daniela, P, come Pierpaolo, i suoi figli). E poi la perla: “L’Antica Dolceria Bonajuto”, frutto di sentimentalismo familiare e grande intuito per quello che stavano diventando l’enogastronomia e la tipicizzazione delle vecchie ricette locali. Lui non inventò il cioccolato modicano. Lo riscoprì soltanto, vantandone le origine azteche. Bonajuto era suo nonno e Franco impazzì quando nel 2005 gli dissi che nel mio primo romanzo, “La libertà sbagliata”, ambientato nella Modica di fine ‘800, citavo proprio la “Dolceria Banajuto”. Inconsapevolmente avevo sollecitato la sua anima mecenatesca, l’amore per la sua città, la passione per le cose nuove. Mandò ad Elena Sofia Ricci, che aveva scritto la prefazione, una ricchissima confezione di prodotti dolciari e di cioccolato modicano. Patrocinò la presentazione del libro a Modica, nel foyer del Teatro Garibaldi, prima che uscisse ufficialmente alla Fiera del libro di Torino e nell’estate successiva dedicò al romanzo una delle “Chiacchiere sotto il fico” che sempre lui organizzava nell’ambito del Festival internazionale del cinema di frontiera di Marzamemi, con la partecipazione di Sebastiano Gesù e Gregorio Napoli, esperti di prima grandezza in fatto di cinema. E proprio Napoli e Gesù dissero senza mezzi termini che “La libertà sbagliata” era in realtà un soggetto cinematografico: la stessa cosa me l’aveva detta proprio Franco Ruta. Che mi fece anche una bellissima sorpresa: si accordò con l’Ibiskos, la casa editrice, e realizzò delle confezioni contenenti una copia del romanzo e vari tipi di cioccolato modicano. Questo era Franco Ruta: una persona intelligente, sensibile, intraprendente e buona. Quando persone così se ne vanno, usiamo dire che siamo più soli. Oggi che Franco non c’è più, non mi sento solo. Resto con un bagaglio di consigli, di esperienze, di stima, di fiducia che Franco Ruta mi ha dato e che fanno parte delle tante cose che mi fanno compagnia. Grazie, Franco. E arrivederci.

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