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Montalbano Annunziata IspicaSembrava fosse l’ennesimo treno perso. Alcuni comuni della provincia di Ragusa avevano fatto fronte comune e avevano sottoscritto un protocollo d’intesa per sostenere (e quindi trattenere in loco) le riprese del “Commissario Montalbano” che altrimenti sarebbero state fatte in Puglia. I comuni indicati in un comunicato stampa erano: Chiaramonte Gulfi, Comiso, Giarratana, Modica, Monterosso Almo, Pozzallo, Santa Croce Camerina, Vittoria. Ispica non c’era. Avevo aspettato qualche giorno prima di parlarne, contando su una rettifica da Palazzo Bruno alle notizie pubblicate dalla stampa. Niente. Quindi, a dispetto di quanto strombazzato in dicembre, nelle nuove serie di “Montalbano” era logico pensare che Ispica non ci fosse. Ed invece c’era e c’è. Si è solo trattato di un errore di omissione del nome di Ispica da parte di chi ha redatto il comunicato stampa. La circostanza mi è stata fatta notare dal presidente del Consiglio comunale Peppe Quarrella, intervenuto sulla vicenda su Facebook. Come ho detto sul social, meglio così. Anche se tutti gli organi di informazione si sono rifatti ad un comunicato nel quale il nome di ispica non c’è, dando quindi notizia dell’assenza della nostra città da un’intesa importante sotto il profilo turistico e culturale. Il protocollo istituisce un Tavolo permanente per il coordinamento e la programmazione 2015/2017 delle attività a sostegno della produzione della serie tv, ispirata ai polizieschi di Camilleri. Lo stesso tavolo, come spiegano i sindaci, sarà l’interlocutore diretto con la società di produzione cinematografica Palomar con la quale i comuni concorderanno i percorsi utili alla valorizzazione e alla promozione dei territori dei comuni stessi che assicureranno interventi ed azioni di supporto per le riprese della nuova serie del “Commissario Montalbano”. Il protocollo d’intesa definisce, tra l’altro, che le parti, al fine di assicurare una più efficace valorizzazione delle opportunità turistiche e culturali collegate al fenomeno “Montalbano”, si impegnino ad individuare tra gli edifici che ospitano i set della serie tv, i locali da destinare a spazi espositivi permanenti da gestire secondo forme da concordare con la Palomar. Nelle precedenti tornate, Ispica ha offerto alla fiction suoi angoli molto suggeastivi: il loggiato del Sinatra, l’Annunziata (dentro e fuori), gli interni del Casino Bruno e di Palazzo Modica, gli uffici della vecchio “Banco Giovanni Pietro Modica”.

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Per la mia campagna elettorale per le Primarie del 21 dicembre, ho scelto un testimonial d’eccezione: Ispica e le sue immagini. “Trikiova” di Giancarlo Guerrieri è la migliore “colonna sonora” per descrivere i mali di Ispica, ma anche per aprirsi alla speranza del Cambiamento.

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Padre FerlisiOggi alle 11,45 l’ultimo respiro di don Paolo Ferlisi.
Ripropongo un mio post su Facebook che pubblicai lo scorso agosto, in occasione dei festeggiamenti per i suoi novant’anni.
Ognuno di noi, nel periodo della sua formazione, ha incontrato e frequentato persone che hanno inciso profondamente nel determinare l’uomo, la donna che si è oggi. Io ho avuto la fortuna di incontrarne e frequentarne più di una. Ma un posto importante ce l’ha don Paolo Ferlisi. I suoi novant’anni, che domani festeggeremo con un concerto nella Chiesa della SS. Annunziata, li ricordo con un ringraziamento pubblico e particolarmente sentito per quello che padre Ferlisi mi ha dato. Avevo otto anni quando cominciai a frequentare la nuova parrocchia di San Giuseppe. Erano i primissimi anni ’70. Le difficoltà logistiche erano enormi: la chiesa era una stanza dieci metri per dieci in via Agrigento e le campane un disco a 45 giri, amplificato con le trombe messe sul terrazzo. La Chiesa, la comunità dei fedeli, fatta per lo più di famiglie giovani che popolavano una delle zone d’espansione della città, aveva bisogno di forme nuove ed efficaci di attività pastorale. La fede e l’attivismo di quel sacerdote cinquantenne che allora si caratterizzava come moderno, anticonformista, infaticabile predicatore, poco incline ai compromessi, coraggioso, sognatore portarono San Giuseppe, pietra dopo pietra, a diventare quella che divenne e che oggi gli deve tributare un “grazie” pari a quello che gli sta dando la comunità dell’Annunziata dove, dopo una breve parentesi di apostolato compiuto a Scicli e Sampieri, padre Ferlisi fu destinato. San Giuseppe e la SS. Annunziata non sarebbero quelle che sono oggi se non ci fosse stata la presenza costante e fortemente sostenuta dalla testimonianza di fede di padre Ferlisi. Anch’io, nel mio piccolo, devo dire che sarei diverso, sarei un’altra persona, se non avessi incontrato don Paolo e se non mi fossi messo in ascolto dei suoi pensieri (che cominciavano sempre con “Figliolo caro, guarda…”) e se non avessi osservato e recepito la sua testimonianza. Una testimonianza viva ancora oggi: la profondità del ministero sacerdotale, la dedizione totale e per una vita al Padre e alla comunità dei suoi figli. Anche per questo e ancora oggi, grazie padre Ferlisi!

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