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gianni stornello rosanna pandolfiGli ultimi dieci anni di vita politica ed amministrativa non possono lasciarci indifferenti. Ispica deve reagire, se ne ha ancora la forza e il coraggio. Il Consiglio comunale che eleggeremo il 31 maggio e il 1° giugno avrà un ruolo importantissimo nel risanamento del bilancio, nelle politiche impositive (le tasse), nelle politiche per il territorio (Piano regolatore generale), nell’affermazione dei principi di legalità e responsabilità, nell’indirizzo e nel controllo sull’operato dell’Amministrazione comunale che sarà eletta. Con Rosanna Pandolfi condivido la necessità di dare una testimonianza concreta di cambiamento. Né lei, né io siamo mai stati consiglieri comunali, né abbiamo avuto incarichi pubblici ad Ispica. Abbiamo seguito le vicende politiche ed amministrative come abbiamo potuto. Oggi vogliamo farlo dal didentro, forti delle esperienze che abbiamo maturato e nel più netto disinteresse personale. Chiederemo fiducia e sostegno. Molto di più di un semplice voto.

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Sono stato ospite di Jessica Cavallo a “Parliamone”. Una chiacchierata di una mezz’oretta su Primarie e dopo-Primarie, Ispica, Pd, privatizzazione del “Peppino Moltisanti”, Chiosco della famiglia Milana e tanto altro. Ecco il video integrale:

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Palazzo Bruno dall'altoMio nonno segretario comunale (morì ancora in servizio ad Ispica nel 1960), mio padre, mia moglie, mia sorella, due miei zii dipendenti comunali… Sono cresciuto mangiando pane e Comune. Lascio immaginare l’amarezza che provo ascoltando i “comunali” di Ispica avviliti, offesi, demotivati, umanamente provati dagli ultimi anni di una fase amministrativa che proprio nella gestione della “macchina” burocratica ha fatto registrare uno dei suoi flop più evidenti. Finanche l’immaginario collettivo, sempre ostile ai burocrati di tutti i livelli che vengono considerati, a torto, ipergarantiti e immeritevoli dello stipendio che percepiscono, oggi solidarizza con loro, scoprendo che il Comune, in ultima analisi, è l’unica grossa realtà che abbiamo e che il renderla più o meno produttiva deriva dalla politica che negli ultimi anni non c’è stata.
L’assemblea dell’altro giorno, dove l’Amministrazione comunale, nel pieno di una crisi di nervi dovuta ai danni che essa stessa ha provocato, ha dato l’ennesima prova dell’alto livello di ingestibilità dei dipendenti. Tramite i sindacati si chiedeva loro di fare i contratti di solidarietà per evitare che alcuni di essi finissero in disponibilità, un quasi-licenziamento a causa del dissesto del Comune. Niente di più nobile, generoso, civile: guadagniamo meno tutti, ma nessuno sarà lasciato a casa. Ma il clima di odio, di scontro frontale, di persecuzione da un lato e di premialità sconsiderata da fare impallidire Caligola e il suo cavallo fatto senatore, ha fatto sì che la proposta venisse praticamente bocciata. Chi ha determinato questo clima è senza ombra di dubbio l’Amministrazione comunale che arriva a scrivere in documenti ufficiali che c’è una categoria di dipendenti più importante di tutte le altre, vitale per la vita stessa del Comune, affermando implicitamente che ce ne sono altri di dipendenti che possono essere benissimo gettati alle ortiche. E’ come se un padre con due figli dicesse che uno è più importante dell’altro. So benissimo che storicamente e in ogni comune d’Italia, soprattutto se medio-piccolo, fra i dipendenti comunali ci sono sempre stati i filo-governativi blanditi e rispettati e gli oppositori emarginati e bistrattati. Ma il centro-destra, ad Ispica, credo che abbia toccato il fondo. Tutto questo senza che la “casta”, amministratori tutti avviati tristemente sul viale del tramonto, abbia dato un segnale di partecipazione al sacrificio, riducendosi drasticamente le indennità: proprio essa che il dissesto ha determinato con gli sprechi e le spese pazze per i quali oggi viene presentato il conto ai cittadini che paghiamo tasse salatissime, ai dipendenti comunali a rischio licenziamento, alle fasce sociali deboli per le quali i servizi vengono negati o sono a pagamento.
Sono candidato sindaco alle Primarie del Pd e in molti dipendenti comunali mi chiedono: cosa proponi? Propongo la cosa più semplice di questo mondo: uscire dal clima di odio feroce fra dipendenti. E in tutto questo l’Amministrazione comunale, così come è stata determinante in modo negativo e distruttivo la vecchia, deve esserlo la nuova in termini di dialogo, di coinvolgimento, di motivazione per chi lavora e produce al di là di chi vota o del partito cui aderisce. Un sindaco che non ha dalla sua parte i dipendenti, tutti i dipendenti, e che questi siano motivati, aggiornati, gratificati è un pessimo sindaco. Il primo segnale in questo senso deve essere la revoca della delibera di rideterminazione della dotazione organica varata a suo tempo dall’Amministrazione così come prescritto dalla legge per i comuni in dissesto finanziario. Quest’atto, oltre ad essere persecutorio, è anche illegittimo per tutta una serie di motivi. Tanto è vero che su di esso pende un giudizio al Tar che lo esaminerà non prima del prossimo autunno, La sua revoca, accompagnata da una serena valutazione della situazione riguardante le risorse umane del nostro comune, è fondamentale per togliere dal tavolo pistole cariche, pronte ad essere utilizzate ad altezza d’uomo. Ed è soprattutto utile a disinnescare la miccia potentissima del ricorso al Tar che può avere risvolti drammatici molto più concreti delle minacce arrabbiate degli attuali amministratori. Che non mi si venga a dire dell’”approvazione” che la rideterminazione ha avuto da parte del Ministero degli Interni. Ho letto le carte: il Mago Silvan è un apprendista al confronto. Lasciamo stare. Serve una nuova rideterminazione della dotazione organica che rispetti la legge, metta al sicuro il maggior numero possibile di lavoratori, senza figli e figliastri, e che nasca da un confronto col sindacato.
Ho sempre detto che i mesi che ci separano dalle elezioni di primavera saranno i più duri per Ispica. Perché l’acredine, la rabbia, il panico di chi è costretto a battere ritirata avranno effetti devastanti. Un segnale di distensione, cominciando proprio dalla “vil razza dannata” dei “comunali” sarebbe importante.

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gianni stornello Sindaco primarie ispicaIl 21 dicembre prossimo il Partito democratico di Ispica sceglierà il suo candidato sindaco per le Elezioni Amministrative di primavera. Nell’arco di un mese avremo modo di parlare di programmi, di cosa, chi mi sostiene ed io, pensiamo di fare per ricostruire Ispica. Oggi, nel consegnare alla “rete” l’ufficializzazione della mia corsa alle Primarie, considero importante fissare alcuni punti fermi che caratterizzano la nostra scelta. Ispica non deve perdere un’occasione di Cambiamento vero e deve avviare politiche serie di risanamento finanziario e di razionalizzazione dei costi senza infierire in modo indegno sui cittadini inermi, sulle famiglie, sui dipendenti comunali, sulle categorie produttive, sui più deboli come l’Amministrazione in carica sta facendo. Ispica ha bisogno di politiche progressiste: il pubblico deve venire prima del privato, i diritti (da quelli di cittadinanza ai diritti civili a quelli degli animali) devono essere riconosciuti, il più debole deve essere difeso e tutelato, sempre e comunque, i costi della politica, fatti di indennità e privilegi medievali, vanno abbattuti, la Politica deve essere un servizio e non una professione. Abbiamo bisogno di politiche per il territorio che tengano conto della sua varietà: c’è un centro urbano da riqualificare per buona parte (pensiamo al centro storico), una fascia costiera da difendere e rilanciare, una zona rurale completamente dimenticata. Stiamo lavorando alla formazione di una squadra di persone competenti e coraggiose, non necessariamente di partito, con le quali dare speranza di cambiamento ed imprimere una svolta. La vera scommessa sarà quella di dare fiducia alla città che è ricca, ricchissima, e che le politiche dissennate di un centro-destra ormai senza idee e senza prospettive hanno mortificato.
Ispica è stata storicamente una “città-modello”, non per niente ha avuto il titolo di “città”: dobbiamo tornare ad esserlo, a cominciare dalla definizione di un progetto di sviluppo che punti sul territorio e le sue vocazioni, la nostra identità storica e culturale, l’innovazione, la legalità intesa come precondizione per fare tutto il resto. Chi ha avuto parte nel determinare le scelte che hanno fatto precipitare la città nel baratro finanziario e politico si deve mettere da parte. In un sistema democratico deve vigere l’alternanza: l’opposizione fa l’opposizione e deve candidarsi a governare. La mia azione politica degli ultimi anni, culminata con il mio ruolo di segretario cittadino del Pd dal 2010 al 2013, è stata improntata a questo, senza tentennamenti, ambiguità e ammiccamenti di sorta, dando all’opposizione del Pd grinta, carattere e coraggio nel dire che il re era nudo, quando tutti, anche dall’opposizione, avevano un riverente e servile timore ad affermarlo.
Mi sto rendendo conto che più della difficoltà del compito in sé, legato alla bancarotta del Comune, la partita vera è quella del Cambiamento, scritto con la “C” maiuscola, e del dimostrare con i fatti che ad Ispica c’è un centro-sinistra affidabile, credibile, forte in identità e principi che faccia dimenticare gli anni bui della sfiducia ai propri sindaci, delle candidature a sindaco annunciate e ritirate, delle congiure di bassa lega politica. Dobbiamo aprire un nuovo file, dobbiamo “cambiare verso” nel partito, nel centro-sinistra, nella città.
Amo ripetere che faccio politica da anni e me ne interesso da sempre: forse è per questo che non mi fanno paura le sfide cui vado incontro con la mia candidatura. Né mi condiziona il silenzio dei tanti che potrebbero prendere con le mani il loro destino di uomini liberi, e che come me amano la loro città, per riscattarla. La scommessa è quella di fare comprendere a loro e a tutti che il Cambiamento è possibile.
Saremo convincenti e vincenti se il Cambiamento lo faremo nei fatti e non ci limiteremo a predicarlo.

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Gattopardo“Se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi”. E’ la frase-chiave del “Gattopardo” di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, uno dei ritratti più crudelmente descrittivi la realtà siciliana, un capolavoro sempreverde. Il “gattopardismo” è la bestia nera della politica siciliana che siamo stati bravissimi ed esportare, evolvendolo nella versione nazionale del “trasformismo”: cambiano le facce che stanno davanti, si susseguono le generazioni, ma non si riesce ad imprimere una svolta vera alla Politica ed alle istituzioni, manovrate dai soliti noti. Ispica non è immune dal fenomeno e in occasione delle elezioni amministrative della prossima primavera, quando eleggeremo un nuovo sindaco e un nuovo consiglio comunale, la partita non riguarderà solo la grande emergenza del dissesto finanziario del Comune, la necessità di mettere in campo politiche di sviluppo per creare lavoro, di riattivare i servizi, di restituire prestigio alla nostra comunità, di ridare fiato alla macchina burocratica del Comune oppressa da politiche persecutorie e meritocrazia a senso unico. L’altra partita che si intreccia con la prima riguarda proprio il Cambiamento vero, che scrivo con la maiuscola per conferirgli importanza e dignità di fatto reale, concreto e non il titolo di un programma. Dico questo perché forte dell’esperienza di questi giorni intensi di confronto fra le forze politiche: siamo d’accordo su tutto, anche sul come dare un sesso agli angeli. Ma quando cominci a parlare di misure e metodi che evitino proprio il “gattopardismo” fatto di facili riciclaggi di persone corresponsabili di una stagione politica da archiviare, scatta la molla dei distinguo e arrivano a correre seri rischi le intese. Il cambiamento diventa quindi solo uno specchietto per le allodole, ben diverso dal Cambiamento vero. La solita corsa sfrenata verso un posticino al sole, fatta da chi magari non si rende conto della gravità della situazione in cui ci troviamo, rischia di monopolizzare la campagna elettorale. Non più confronto sui contenuti e sulle politiche che personale politico ed amministrativo rinnovato intende attuare, ma sul tasso di riciclo che ciascun partito, ciascun movimento, ciascuna coalizione avrà fatto per arrivare alle elezioni. Il ricambio, il rinnovamento, la rottamazione, chiamiamoli come vogliamo, dovrebbero essere un dato consolidato e diffuso da cui ripartire. E da questo dato parlare delle cose da fare. Ma tutto questo, finché Ispica e la Sicilia saranno la terra dei Gattopardi, non sarà facile. La mia idea è che non possiamo farci scippare la speranza e non dobbiamo immiserire un progetto che tanto più è di riscatto per un’intera comunità quanto più è legato al Cambiamento e alla Politica per il bene comune.

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falcomatà-renziBasta leggere i giornali per sapere come sia difficile la Calabria. Per motivi di lavoro ci vado spesso e mi confronto con realtà imprenditoriali ed istituzionali che giorno dopo giorno devono fare i conti non solo con la crisi e con il lavoro che non c’è, ma anche con la più potente delle mafie che è la ‘ndrangheta, forte di una capillarità tanto penetrante quanto asfissiante, e con la mala-politica che nella stragrande maggioranza dei casi con la ‘ndrangheta va a braccetto. Reggio Calabria è la metafora geografica di tutto questo: un’Amministrazione comunale di centro-destra sciolta per mafia, un Comune in dissesto finanziario il cui ex sindaco, Giuseppe Scopelliti, diventato nel frattempo presidente della Regione del Nuovo Centro Destra di Alfano, è costretto alle dimissioni da governatore perché condannato a sei anni per la voragine di bilancio creata quando era sindaco. Oggi la reazione. Il Centro-sinistra e delle liste civiche eleggono al primo turno con il 61% Giuseppe Falcomatà (nella foto con Matteo Renzi), 31 anni, figlio di Italo Falcomatà, popolare e fattivo sindaco di Reggio Calabria, ucciso dalla leucemia nel 2001 quando era in carica ed era impegnato a dare vita alla cosiddetta “Primavera di Reggio Calabria”: buona amministrazione, mafie al bando, investimenti produttivi, lotta agli sprechi. Vedremo se il figlio Giuseppe sarà capace di riprendere da dove il padre ha dovuto lasciare. A tutto questo da Ispica, dalla Sicilia, dobbiamo guardare con grande interesse ed attenzione. Anche nelle realtà difficili, anche dove la crisi generale si sovrappone alla crisi amministrativa fatta anche del dissesto finanziario dell’ente locale per eccellenza, è possibile indicare una speranza credibile. La notizia della grande vittoria del Centro-sinistra e di Giuseppe Falcomatà a Reggio Calabria, per una banale coincidenza, arriva assieme ad un documento tutto ispicese, tutto locale, del circolo “John Fitzgerald Kennedy” del Pd nel quale si indica chiaramente qual è la prospettiva, il progetto: la proposizione di un’“Amministrazione progressista e di cambiamento” per Ispica con la quale si superi il passato e si riprenda un percorso virtuoso, con i conti in ordine, con i diritti garantiti, con le realizzazioni di opere pubbliche e di infrastrutture con il ricorso ai fondi comunitari, con il territorio insieme armonico di centro urbano, costa e zone rurali, con un modello di sviluppo fondato sul turismo… Nel documento si parla chiaramente di incontri in corso fra le forze politiche estranee allo sfascio in cui il centro-destra ha ridotto Ispica, dando un segnale chiaro che è con una saggia politica di alleanze coerenti che si può costruire un’alternativa di governo cittadino. Da Reggio Calabria ci dicono che è possibile fare tutto questo. Se in Calabria è possibile, ad Ispica si deve!

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