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alleanze

Pierenzo Muraglie Ballottaggio da soliPierenzo Muraglie e la sua coalizione hanno scelto, abbiamo scelto, di non fare accordi in vista del ballottaggio del 14 e 15 giugno. È una scelta tanto rischiosa quanto coraggiosa. Estendere la coalizione di centro-sinistra avrebbe comportato un allargamento ad una parte, piccola o grande che fosse non importa, del passato che vogliamo relegare definitivamente alle nostre spalle. Nella scelta sono prevalse la logica e la coerenza politiche rispetto a quella dei numeri. E questo costituisce un grande gesto di lealtà nei confronti della città. Spesso si sono messe insieme coalizioni incoerenti che hanno vinto le elezioni e si sono spaccate sulle cose da fare, alle prime prove impegnative dell’azione amministrativa. Noi vogliamo governare e cambiare Ispica, tante volte offesa, umiliata, sacrificata da interessi che nulla hanno a che vedere col bene comune. C’è una squadra, che riconosce Pierenzo Muraglie suo leader. Volti di donne e uomini nuovi, impegnati nella politica, nel sociale, nelle professioni, nel mondo produttivo, espressione di una società civile che cerca il suo riscatto. Ispica premi questo atto di coerenza di coraggio, votando Muraglie al ballottaggio.

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cambiamentoSostengo che le cose non debbiamo limitarci a dirle, ma bisogna farle. Parla chiaro in tal senso il mio slogan per questa campagna elettorale per la scelta del candidato sindaco del Partito democratico. E lo ribadisco a proposito del tema delle alleanze da realizzare quando si faranno le Amministrative. Il mio impegno nel Pd è strettamente legato alla concezione che ho di partito: grande, aperto, plurale, svincolato dai vecchi apparati, scollegato dalle tradizionali cinghie di trasmissione sindacali o di categoria, non soggetto a diktat corporativi e dove la politica è una passione e non una professione. Credo di averlo ampiamente dimostrato da segretario cittadino fra il 2010 e l’inizio di quest’anno e di averlo dimostrato da promotore, assieme ad altri amici, del Circolo Pd “John Fitzgerald Kennedy”. Proprio quest’ultimo, da subito dopo l’estate, avviò una serie di incontri politici con movimenti e partiti che si erano dichiarati di centro-sinistra, superando la vecchia concezione di un Partito democratico chiuso in se stesso e che pensasse di essere autosufficiente alle Amministrative di primavera. Trovammo importanti convergenze programmatiche, come il risanamento dei conti, la difesa dei “beni comuni”, l’affermazione dei diritti civili, uno sviluppo urbanistico centrato sulla riqualificazione del centro storico, l’abbattimento dei costi della politica, la riorganizzazione della burocrazia comunale, l’utilizzo delle tecnologie per l’innovazione… Potrei continuare. Poi sono arrivate le prime difficoltà: la profondità del cambiamento, i metodi per praticare questa profondità, il peso politico ed elettorale reale di ciascun soggetto presente al tavolo, il dubbio, da parte nostra, di essere utilizzati come detersivo sbiancante e foglia di fico per dare la patente di soggetto di centro-sinistra ad alcuni convenuti. Tutte questioni a mio avviso risolvibili, superabili. Ma con molto tempo a disposizione. Intanto proprio il tempo passava. Il nostro partito, tutto il partito, sentiva l’esigenza di indicare nel più breve tempo possibile il suo candidato sindaco. E così siamo partiti. E quel tavolo di confronto? Per quanto ci riguarda, come Circolo “Kennedy” del Partito democratico, la partecipazione ad esso è soltanto sospesa. Siamo impegnati in queste Primarie, che si stanno svolgendo perché noi le abbiamo volute. La mia candidatura, che non è nata in una notte ma è espressione di un progetto politico progressista e di Cambiamento (ribadisco la “C” maiuscola), si confronta con quelle che sono espressione dell’ala più tradizionalista del partito. Ma un minuto dopo la Primarie, qualora dovessi essere io a superarle, tutto il Pd deve riprendere quel cammino. L’obiettivo, come ho affermato qualche sera fa in una trasmissione televisiva, non deve essere quello di formare un’armata brancaleone che magari vince le elezioni amministrative ma poi litiga sulle cose da fare. Dobbiamo dare vita ad una coalizione la più larga possibile, tesa a rappresentare un’alternativa di governo credibile, all’altezza delle difficoltà che ha davanti, con chiari quei due capisaldi di prima: il profilo progressista e di Cambiamento della squadra che si va a formare, della quale il candidato sindaco è senza dubbio la punta di diamante e la garanzia del profilo progressista e di Cambiamento di tutta la coalizione. In campagna elettorale si dicono tante cose, si promettono i ponti anche dove non ci sono fiumi o vallate. Molto si gioca sulla credibilità delle persone. Ed io per ridare una speranza di cambiamento alla mia città ci sto mettendo la faccia, chi mi sostiene lo sta facendo con tanto impegno, chi dice di votarmi lo fa con tanta fiducia. Siamo credibili perché le cose non le diciamo per blandire qualche ambiente in vista delle Primarie. Siamo credibili perché le cose le facciamo, e non ci limitiamo a predicarle.

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Gattopardo“Se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi”. E’ la frase-chiave del “Gattopardo” di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, uno dei ritratti più crudelmente descrittivi la realtà siciliana, un capolavoro sempreverde. Il “gattopardismo” è la bestia nera della politica siciliana che siamo stati bravissimi ed esportare, evolvendolo nella versione nazionale del “trasformismo”: cambiano le facce che stanno davanti, si susseguono le generazioni, ma non si riesce ad imprimere una svolta vera alla Politica ed alle istituzioni, manovrate dai soliti noti. Ispica non è immune dal fenomeno e in occasione delle elezioni amministrative della prossima primavera, quando eleggeremo un nuovo sindaco e un nuovo consiglio comunale, la partita non riguarderà solo la grande emergenza del dissesto finanziario del Comune, la necessità di mettere in campo politiche di sviluppo per creare lavoro, di riattivare i servizi, di restituire prestigio alla nostra comunità, di ridare fiato alla macchina burocratica del Comune oppressa da politiche persecutorie e meritocrazia a senso unico. L’altra partita che si intreccia con la prima riguarda proprio il Cambiamento vero, che scrivo con la maiuscola per conferirgli importanza e dignità di fatto reale, concreto e non il titolo di un programma. Dico questo perché forte dell’esperienza di questi giorni intensi di confronto fra le forze politiche: siamo d’accordo su tutto, anche sul come dare un sesso agli angeli. Ma quando cominci a parlare di misure e metodi che evitino proprio il “gattopardismo” fatto di facili riciclaggi di persone corresponsabili di una stagione politica da archiviare, scatta la molla dei distinguo e arrivano a correre seri rischi le intese. Il cambiamento diventa quindi solo uno specchietto per le allodole, ben diverso dal Cambiamento vero. La solita corsa sfrenata verso un posticino al sole, fatta da chi magari non si rende conto della gravità della situazione in cui ci troviamo, rischia di monopolizzare la campagna elettorale. Non più confronto sui contenuti e sulle politiche che personale politico ed amministrativo rinnovato intende attuare, ma sul tasso di riciclo che ciascun partito, ciascun movimento, ciascuna coalizione avrà fatto per arrivare alle elezioni. Il ricambio, il rinnovamento, la rottamazione, chiamiamoli come vogliamo, dovrebbero essere un dato consolidato e diffuso da cui ripartire. E da questo dato parlare delle cose da fare. Ma tutto questo, finché Ispica e la Sicilia saranno la terra dei Gattopardi, non sarà facile. La mia idea è che non possiamo farci scippare la speranza e non dobbiamo immiserire un progetto che tanto più è di riscatto per un’intera comunità quanto più è legato al Cambiamento e alla Politica per il bene comune.

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