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Ispica NataleL’argomento è di quelli difficili, ostici, addirittura rischiosi. Ma, con grande sincerità nei confronti di chi legge, lo sottopongo al giudizio e al confronto pubblici.
Se Cristo fosse venuto oggi o se tornasse oggi che figura sarebbe? Che ruolo avrebbe nei confronti del mondo, il nostro mondo? Che rapporto avrebbe con le questioni del nostro tempo? E con la Chiesa? Con la chiesa-apparato, la chiesa curiale, la chiesa temporale? Per rispondere o, per meglio dire, per cercare di dare una parte delle tante risposte possibili che potrei dare, bisogna partire da quello che Cristo fu all’epoca in cui venne su questa terra, centrando l’attenzione ovviamente sulla figura storica. Prima ancora di essere percepito come il Figlio di Dio, Gesù Cristo fu una persona che nacque nell’assoluta povertà, in un contesto di privazione e di disagio, ai margini, diremmo oggi, della ricca società ufficiale. Crebbe come un bambino normalissimo, sia pure vivace, spigliato, molto intelligente e capace fino a diventare uomo colto e di rottura, che sedeva a tavola con i peccatori (pentiti), perdonava le prostitute (pentite), che dava scandalo in base agli standard etici e morali di duemila anni fa. Fu il primo a distinguere la dimensione religiosa da quella del governo terreno, fra Dio e Cesare, fra il Regno dei Cieli e quello della terra.
Un personaggio storico di tal fatta, se si presentasse oggi, lo definiremmo senza alcun dubbio un rivoluzionario, un sovversivo, un estremista, insomma gli appiopperemmo le stesse colpe che duemila anni fa lo portarono sulla croce. Non dovrebbe stupirci se, venendo un’altra volta su questa terra, Cristo cacciasse in malo modo gli affaristi e i traccheggiatori che popolano le chiese, i gruppi di preghiera, le associazioni cristiane: lo fece già, ripulendo il tempio da commercianti e cambiavalute, gente dedita al lucro e al fare i soldi per i soldi. Il Cristo di oggi sarebbe il Cristo dei diritti civili e della difesa dell’ambiente (chiamiamolo pure “creato”), che nelle povertà di oggi potrebbe, anzi sicuramente nascerebbe e crescerebbe, rifuggendo dallo sfarzo, dalla mediocrità e dalla perfida ambiguità che spesso troviamo in tante chiese e in tanti uomini di chiesa. Sarebbe un uomo che considererebbe la diversità molto più che un fatto normale, un diritto da riconoscere addirittura a chi non vuole omologarsi e vivere in schemi precostituiti: l’uomo è bianco, è maschio o femmina, deve avere la mia stessa fede, deve ambire al prestigio e alla ricchezza. Il Cristo di oggi rispetterebbe a difenderebbe la vita quando è passione, scambio di sensazioni, quando è pulsione, empatia, contatto, azioni-reazioni e, di contro, prenderebbe atto che la vita non c’è più quando tutto questo manca. Il Salvatore di oggi, al pari di quello di ieri, darebbe esclusiva importanza al suo regno che, dovremmo saperlo, non è di questo mondo, non riconoscendo nella sua Chiesa quanti, pur parlando in suo nome e in nome di Dio, dettano regole di pura natura civile piene di “no”, “non si fa”, “non possumus” che evitano all’uomo di “possedere la terra”. Il Cristo di oggi insegnerebbe a guardare avanti, sarebbe un campione di progressismo, inteso proprio quale pieno compimento di un cammino dell’uomo verso la libertà e per il quale le parole “pace” e “amore” sono un modello di vita, una pratica quotidiana, un confronto diuturno con gli unici, dico gli unici precetti imposti da Dio.
Se Natale fosse oggi credo proprio che Cristo avremmo serie difficoltà a riconoscerlo. Ma se è vero che nasce nei nostri cuori è questo il Cristo che oggi vorrei nascesse in me. Auguri.

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