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Palazzo Bruno dall'altoMio nonno segretario comunale (morì ancora in servizio ad Ispica nel 1960), mio padre, mia moglie, mia sorella, due miei zii dipendenti comunali… Sono cresciuto mangiando pane e Comune. Lascio immaginare l’amarezza che provo ascoltando i “comunali” di Ispica avviliti, offesi, demotivati, umanamente provati dagli ultimi anni di una fase amministrativa che proprio nella gestione della “macchina” burocratica ha fatto registrare uno dei suoi flop più evidenti. Finanche l’immaginario collettivo, sempre ostile ai burocrati di tutti i livelli che vengono considerati, a torto, ipergarantiti e immeritevoli dello stipendio che percepiscono, oggi solidarizza con loro, scoprendo che il Comune, in ultima analisi, è l’unica grossa realtà che abbiamo e che il renderla più o meno produttiva deriva dalla politica che negli ultimi anni non c’è stata.
L’assemblea dell’altro giorno, dove l’Amministrazione comunale, nel pieno di una crisi di nervi dovuta ai danni che essa stessa ha provocato, ha dato l’ennesima prova dell’alto livello di ingestibilità dei dipendenti. Tramite i sindacati si chiedeva loro di fare i contratti di solidarietà per evitare che alcuni di essi finissero in disponibilità, un quasi-licenziamento a causa del dissesto del Comune. Niente di più nobile, generoso, civile: guadagniamo meno tutti, ma nessuno sarà lasciato a casa. Ma il clima di odio, di scontro frontale, di persecuzione da un lato e di premialità sconsiderata da fare impallidire Caligola e il suo cavallo fatto senatore, ha fatto sì che la proposta venisse praticamente bocciata. Chi ha determinato questo clima è senza ombra di dubbio l’Amministrazione comunale che arriva a scrivere in documenti ufficiali che c’è una categoria di dipendenti più importante di tutte le altre, vitale per la vita stessa del Comune, affermando implicitamente che ce ne sono altri di dipendenti che possono essere benissimo gettati alle ortiche. E’ come se un padre con due figli dicesse che uno è più importante dell’altro. So benissimo che storicamente e in ogni comune d’Italia, soprattutto se medio-piccolo, fra i dipendenti comunali ci sono sempre stati i filo-governativi blanditi e rispettati e gli oppositori emarginati e bistrattati. Ma il centro-destra, ad Ispica, credo che abbia toccato il fondo. Tutto questo senza che la “casta”, amministratori tutti avviati tristemente sul viale del tramonto, abbia dato un segnale di partecipazione al sacrificio, riducendosi drasticamente le indennità: proprio essa che il dissesto ha determinato con gli sprechi e le spese pazze per i quali oggi viene presentato il conto ai cittadini che paghiamo tasse salatissime, ai dipendenti comunali a rischio licenziamento, alle fasce sociali deboli per le quali i servizi vengono negati o sono a pagamento.
Sono candidato sindaco alle Primarie del Pd e in molti dipendenti comunali mi chiedono: cosa proponi? Propongo la cosa più semplice di questo mondo: uscire dal clima di odio feroce fra dipendenti. E in tutto questo l’Amministrazione comunale, così come è stata determinante in modo negativo e distruttivo la vecchia, deve esserlo la nuova in termini di dialogo, di coinvolgimento, di motivazione per chi lavora e produce al di là di chi vota o del partito cui aderisce. Un sindaco che non ha dalla sua parte i dipendenti, tutti i dipendenti, e che questi siano motivati, aggiornati, gratificati è un pessimo sindaco. Il primo segnale in questo senso deve essere la revoca della delibera di rideterminazione della dotazione organica varata a suo tempo dall’Amministrazione così come prescritto dalla legge per i comuni in dissesto finanziario. Quest’atto, oltre ad essere persecutorio, è anche illegittimo per tutta una serie di motivi. Tanto è vero che su di esso pende un giudizio al Tar che lo esaminerà non prima del prossimo autunno, La sua revoca, accompagnata da una serena valutazione della situazione riguardante le risorse umane del nostro comune, è fondamentale per togliere dal tavolo pistole cariche, pronte ad essere utilizzate ad altezza d’uomo. Ed è soprattutto utile a disinnescare la miccia potentissima del ricorso al Tar che può avere risvolti drammatici molto più concreti delle minacce arrabbiate degli attuali amministratori. Che non mi si venga a dire dell’”approvazione” che la rideterminazione ha avuto da parte del Ministero degli Interni. Ho letto le carte: il Mago Silvan è un apprendista al confronto. Lasciamo stare. Serve una nuova rideterminazione della dotazione organica che rispetti la legge, metta al sicuro il maggior numero possibile di lavoratori, senza figli e figliastri, e che nasca da un confronto col sindacato.
Ho sempre detto che i mesi che ci separano dalle elezioni di primavera saranno i più duri per Ispica. Perché l’acredine, la rabbia, il panico di chi è costretto a battere ritirata avranno effetti devastanti. Un segnale di distensione, cominciando proprio dalla “vil razza dannata” dei “comunali” sarebbe importante.

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