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Raffaele-CantoneParliamo di Primarie, ovviamente del Pd, perché gli altri neanche ci pensano a farle. Dopo la Liguria il dibattito è apertissimo. Al punto che dice la sua Raffaele Cantone, presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione. Le primarie, dice Cantone, “sono uno strumento importante di democrazia” e per questo “vanno garantite con una norma legislativa perché non possono essere considerate allo stesso livello dell’elezione di una bocciofila, cioè di tipo privato”. Il magistrato va oltre (o se volete rincara la dose) quando dice che per le primarie “il rischio vero è che ci siano fenomeni di compravendita del voto, di partecipazione di soggetti che nulla hanno a che vedere con quel partito. Il punto è che – conclude Cantone – se le primarie si vogliono tenere, e probabilmente è giusto, vanno regolamentate prevedendo un momento pubblicistico che riguardi sia la fase di accreditamento dei votanti che la fase dello scrutinio”. Insomma devono essere istituite per legge, con tanto di albo degli elettori, come del resto avviene negli Stati Uniti, in modo da evitare che uno voti oggi alle primarie di un partito e domani voti per l’altro o che, da avversario, svolga il ruolo di guastafeste e scelga non il migliore, ma il suo contrario, quello più facile da battere alle secondarie, cioè le elezioni vere e proprie. Per completezza, va detto che Raffaele Cantone ha detto queste cose in un dibattito pubblico svolto qualche giorno fa a Napoli, dove si dovrebbero svolgere le primarie per la scelta del candidato presidente della Regione. Mi aspettavo una maggiore eco nazionale a queste parole. E soprattutto la risposta ad una domanda: perché Cantone sente il bisogno di intervenire? Il suo ruolo è importante e delicato e non è uno che parla a vanvera. Se il presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione interviene, lo fa perché le primarie, da eccezionale strumento di democrazia partecipativa in un partito o in una coalizione, possono essere strumento di “corruzione” in senso lato, politico e tecnico. E non è solo un problema napoletano, dove si sta discutendo sul voto della camorra, sul tesseramento al Pd gonfiato a Ercolano o sulle primarie del 2011 per la scelta del candidato sindaco di Napoli, annullate per brogli ed infiltrazioni sospette. Il problema è generale se vediamo cosa è successo e sta succedendo in Liguria e cosa è successo nella mia Ispica, in provincia di Ragusa, dove addirittura una palese violazione del regolamento ha fatto sì che le primarie venissero aperte a tutti e non limitate agli iscritti e agli elettori del Pd, al punto che anche consiglieri comunali di centro-destra hanno potuto votare, mentre grandi elettori con interessi economici ben precisi hanno avuto un ruolo diciamo così importante. L’intervento di Raffaele Cantone è una spia. Ed è peraltro in linea con quanto detto da Matteo Renzi a “Quinta colonna” qualche settimana fa, dove si auspicava una regolamentazione per legge delle primarie in modo che le facessero tutti. Mi chiedo a questo punto perché l’emendamento che ne prevedeva l’istituzione nell’ambito della riforma elettorale in itinere in parlamento è stato respinto con il favore del governo? Interessante in proposito sentire anche il parere di Arturo Parisi, artefice dell’importazione delle primarie dagli Usa (dove si è peraltro recato per studiarle), e loro strenuo sostenitore. Una cosa è certa: avversari del Pd e del centro-sinistra, potentati economici e rappresentanti delle mafie in affari, che fino a poco tempo fa guardavano alle primarie con tanta sufficienza o invidia, adesso hanno deciso di agire. Infiltrandosi e determinando il risultato a loro più congeniale. Se non è “corruzione” questa!

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