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cambiamentoSostengo che le cose non debbiamo limitarci a dirle, ma bisogna farle. Parla chiaro in tal senso il mio slogan per questa campagna elettorale per la scelta del candidato sindaco del Partito democratico. E lo ribadisco a proposito del tema delle alleanze da realizzare quando si faranno le Amministrative. Il mio impegno nel Pd è strettamente legato alla concezione che ho di partito: grande, aperto, plurale, svincolato dai vecchi apparati, scollegato dalle tradizionali cinghie di trasmissione sindacali o di categoria, non soggetto a diktat corporativi e dove la politica è una passione e non una professione. Credo di averlo ampiamente dimostrato da segretario cittadino fra il 2010 e l’inizio di quest’anno e di averlo dimostrato da promotore, assieme ad altri amici, del Circolo Pd “John Fitzgerald Kennedy”. Proprio quest’ultimo, da subito dopo l’estate, avviò una serie di incontri politici con movimenti e partiti che si erano dichiarati di centro-sinistra, superando la vecchia concezione di un Partito democratico chiuso in se stesso e che pensasse di essere autosufficiente alle Amministrative di primavera. Trovammo importanti convergenze programmatiche, come il risanamento dei conti, la difesa dei “beni comuni”, l’affermazione dei diritti civili, uno sviluppo urbanistico centrato sulla riqualificazione del centro storico, l’abbattimento dei costi della politica, la riorganizzazione della burocrazia comunale, l’utilizzo delle tecnologie per l’innovazione… Potrei continuare. Poi sono arrivate le prime difficoltà: la profondità del cambiamento, i metodi per praticare questa profondità, il peso politico ed elettorale reale di ciascun soggetto presente al tavolo, il dubbio, da parte nostra, di essere utilizzati come detersivo sbiancante e foglia di fico per dare la patente di soggetto di centro-sinistra ad alcuni convenuti. Tutte questioni a mio avviso risolvibili, superabili. Ma con molto tempo a disposizione. Intanto proprio il tempo passava. Il nostro partito, tutto il partito, sentiva l’esigenza di indicare nel più breve tempo possibile il suo candidato sindaco. E così siamo partiti. E quel tavolo di confronto? Per quanto ci riguarda, come Circolo “Kennedy” del Partito democratico, la partecipazione ad esso è soltanto sospesa. Siamo impegnati in queste Primarie, che si stanno svolgendo perché noi le abbiamo volute. La mia candidatura, che non è nata in una notte ma è espressione di un progetto politico progressista e di Cambiamento (ribadisco la “C” maiuscola), si confronta con quelle che sono espressione dell’ala più tradizionalista del partito. Ma un minuto dopo la Primarie, qualora dovessi essere io a superarle, tutto il Pd deve riprendere quel cammino. L’obiettivo, come ho affermato qualche sera fa in una trasmissione televisiva, non deve essere quello di formare un’armata brancaleone che magari vince le elezioni amministrative ma poi litiga sulle cose da fare. Dobbiamo dare vita ad una coalizione la più larga possibile, tesa a rappresentare un’alternativa di governo credibile, all’altezza delle difficoltà che ha davanti, con chiari quei due capisaldi di prima: il profilo progressista e di Cambiamento della squadra che si va a formare, della quale il candidato sindaco è senza dubbio la punta di diamante e la garanzia del profilo progressista e di Cambiamento di tutta la coalizione. In campagna elettorale si dicono tante cose, si promettono i ponti anche dove non ci sono fiumi o vallate. Molto si gioca sulla credibilità delle persone. Ed io per ridare una speranza di cambiamento alla mia città ci sto mettendo la faccia, chi mi sostiene lo sta facendo con tanto impegno, chi dice di votarmi lo fa con tanta fiducia. Siamo credibili perché le cose non le diciamo per blandire qualche ambiente in vista delle Primarie. Siamo credibili perché le cose le facciamo, e non ci limitiamo a predicarle.

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