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Aldo Moro martire della Repubblica, Aldo Moro uomo di Stato e servitore incorruttibile dello Stato, Aldo Moro politico tanto flemmatico quanto incisivo nella sua azione politica e di governo. Nel gergo giornalistico e politico Aldo Moro viene definito in vari modi, ma l’appellativo semplice semplice di “statista” gli viene attribuito più frequentemente, forse come pochi padri della Patria. Un motivo ci sarà. Ma perché Moro fu ucciso? A chi dava fastidio? Fu solo per le sue aperture a sinistra che portarono i socialisti prima e i comunisti poi nell’area di governo? Fu solo la furia del terrorismo interno che voleva colpire al cuore lo stato democratico? A quarant’anni da quel 9 maggio 1978, quando il suo corpo fu ritrovato a Roma, in una Renault 4 parcheggiata in via Caetani, equidistante da Piazza del Gesù (dov’era la storica sede della Dc) e da Via delle Botteghe Oscure (dove c’era quella del Pci), le rievocazioni e le “letture” dei cinquantacinque giorni di prigionia di Moro e del loro drammatico epilogo sono tantissime.

Ma quella che più di tutte convince, grazie soprattutto alle evidenze documentali inoppugnabili, senza le quali la narrazione avrebbe dell’incredibile, è la ricostruzione di Giovanni Fasanella (giornalistica, scrittore, sceneggiatore, ex de l’Unità e di Panorama). Ne “Il puzzle Moro”, uscito recentemente per ChiareLettere, Fasanella offre al lettore documenti di prima mano, provenienti dagli archivi desecretati di Gran Bretagna e Stati Uniti, messi insieme come un vasto ed impegnativo puzzle, appunto, nel quale spiccano anche tasselli nostrani presi della guerra partigiana e dal golpismo di destra. Da questo puzzle vediamo chiaramente che Aldo Moro rappresentava un ostacolo alle politiche di espansione e di consolidamento (un tempo si diceva imperialiste) di Regno Unito e Usa con particolare attenzione al Mediterraneo e al Medio Oriente, evidenziando più di un punto di contatto e di un concorso di interessi fra Brigate Rosse, che realizzarono il sequestro e uccisero Moro, soggetti eversivi di destra e di sinistra ed attività diciamo così diplomatiche svolte da Gran Bretagna, Stati Uniti e Francia, senza trascurare il mondo sovietico e ambienti conservatori del Vaticano. Fasanella accosta l’assassinio di Moro con la morte di Enrico Mattei, il fondatore dell’Eni, avvenuta nel 1962 a seguito di un poco chiaro incidente aereo, e richiama alla memoria del lettore anche un oscuro incidente stradale del 1973 in Bulgaria nel quale venne coinvolto Enrico Berlinguer. Giovanni Fasanella stende un filo rosso che collega tutto questo per arrivare ad una conclusione: coloro che mettevano in discussione gli interessi geopolitici ed energetici di Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia, con il rilancio in grande stile di una presenza italiana forte In Nord Africa e in Medio Oriente, dovevano essere eliminati. E il leader comunista rientrava in questo novero, visto che il Pci rappresentava una sponda importante nell’attuazione di questa politica estera italiana avviata proprio da Moro e praticata da Mattei per quanto riguardava la ricerca di fonti energetiche.

Moro, presidente della Democrazia Cristiana, fu sequestrato mentre si stava recando in parlamento per votare la fiducia al primo governo di “solidarietà nazionale” che vedeva i comunisti nella maggioranza, sia pure senza incarichi di governo. E in molti lo vedevano già presidente della Repubblica, eletto dalla stessa maggioranza nelle votazioni che si sarebbero svolte da lì a qualche mese, riconoscendo il valore della persona e della sua azione politica concreta. Un fatto inaccettabile per tutti coloro che, nella loro eterogeneità, in Italia e all’estero, avevano un solo fattore comune: consideravano Aldo Moro un pericolo per i loro interessi. Quei cinquantacinque giorni non furono solo la durata di un drammatico sequestro ma un vero e proprio “colpo di stato”, come lo stesso Fasanella ha detto nel corso di una recente presentazione del suo “Il puzzle Moro” a Modica. I fatti recenti di ordine geopolitico (Libia e Medio Oriente in primis) dimostrano come l’Italia abbia un ruolo da comprimario rispetto alle sue potenzialità: come non pensare al disegno britannico del dopoguerra, esternato da Winston Churchill e rilevato da Giovanni Fasanella nel suo lavoro, di un’Italia soggiogata dalla sua sconfitta, subordinata alle potenze vincitrici, umiliata senza appello? Leggendo “Il puzzle Moro” la curiosità iniziale lascerà il posto alla sorpresa, allo sconcerto e se volete anche alla rabbia: quella di capire che di cinismo e di “realpolitik” è piena la Terra. E la politica.

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