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l'uomo delle stelle“Ispica irredimibile”, “Ispica? Ma dove deve andare?”, “Turismo ad Ispica? Ma di cosa stiamo parlando?”, “L’unica cosa che il prossimo sindaco può fare è chiudere Ispica e fondere il comune con uno di quelli vicini”… Capita spesso di sentire queste affermazioni da ispicesi, di vederle scritte nei social media, di percepire una disarmante sfiducia e di toccare anche il fondo della provocazione quando si propone di “chiudere la città”. Dico subito che non sono d’accordo, che una parentesi negativa della nostra storia, come quella che stiamo vivendo, non può giustificare affermazioni disfattistiche che partono da sacrosante verità (la crisi e la mala-politica prime fra tutte cui fanno seguito l’annullamento dei diritti e lo smantellamento dei servizi). Più volte ho sostenuto che se il titolo di “città” potesse essere revocato, Ispica, che quel riconoscimento lo ebbe proprio per una serie di caratteristiche che ne facevano un comune-modello, l’avrebbe perso da un bel po’. Poi mi capita di rivedere “L’uomo delle stelle”, il film che Giuseppe Tornatore portò nelle sale nel 1995, premiato col David di Donatello, alla Mostra del cinema di Venezia, col Nastro d’argento e con la nomination all’Oscar e ai Grammy Award. Lì, in quel film, non c’è solo un ritratto straordinario della Sicilia degli anni ’50, del carico di arretratezza e di speranza di quel periodo che costituivano un humus facile facile per avventurieri e spacciatori di illusioni. Non ci sono solo scorci importanti di Ragusa Ibla e del nostro territorio. C’è Ispica da ascoltare, ci sono le note di “Cristo alla colonna” del maestro Giuseppe Bellisario che caratterizzano la colonna sonora del film, per il resto frutto dell’estro di Ennio Morricone. Di questa cosa ricordo parlai con Sergio Castellitto, attore protagonista del film, in un nostro ovviamente casuale incontro a Bari: mi presentai come abitante di Ispica, quel comune che, con una delle sue manifestazioni di pietà popolare più sentite, aveva ispirato il maestro Bellisario con una marcia funebre che poi Peppuccio Tornatore avrebbe utilizzato ne ”L’uomo delle stelle”. Ebbene, Castellitto ricordava benissimo “Cristo alla colonna”, sottolineandone il pathos, l’intensità, la profonda sicilianità. Ecco, vedi quelle immagini, ascolti quelle musiche, ricordi quelle parole e arrivi alla conclusione di essere orgoglioso della tua città e del suo valore.

Come non puoi non pensare che dei ragazzi con pochi mezzi, tanta passione ed una spiccata sensibilità culturale, partendo dal loro Vespa Club, hanno posto una pietra miliare importante per fare ripartire Ispica: la presenza della città nel cinema, da “Divorzio all’italiana” in poi. Non c’è un’Ispica da vedere. C’è anche un’Ispica da ascoltare. E se è vero che la musica è la “scorciatoia delle emozioni”, come diceva Tolstoj, le emozioni ci impongono di cacciare i mercanti dal tempio, di emarginare quanti, anche da comprimari, hanno contribuito al disastro in cui siamo. In tutto questo c’è anche la ragione che ci impone di mettere insieme le energie migliori, le qualità e le eccellenze che ci sono in vari campi e ripartire, cambiando. Potete rivedere il trailer de “L’uomo delle stelle”, dove “Ispica da ascoltare” c’è. Un’ultima annotazione. Nel film c’era anche un attore non protagonista che per questo ruolo nel 1996 ottenne il David di Donatello e il Nastro d’Argento: era Leopoldo Trieste, il Carmelo Patanè di “Divorzio all’italiana”.

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