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presentazione Si è svolto ieri a Ispica il terzo degli appuntamenti a firma del Caffè Letterario “Quasimodo” che quest’anno si è aperto al territorio dilatando i confini a Pozzallo e Ispica. Dopo l’appuntamento con la poesia e quello con la storia è stata la volta della narrativa. Presentato infatti al pubblico, numeroso e attento, il nuovo romanzo di Gianni Stornello Il figlio della Ruota, Editore Prova d’Autore.
Numerosi e interessanti gli interventi che hanno messo a fuoco diversi aspetti del romanzo, sicuramente infondendo negli ascoltatori la curiosità verso questa storia che ha legami profondi con il territorio.
Secondo il presidente del Caffè Letterario Domenico Pisana “il romanzo si snoda su tre livelli: un primo livello, quello storico-narrativo, in cui l’autore attraverso la storia del protagonista, Nirìa, ci dà un’ambientazione che ne fa un romanzo storico. Un livello di ordine socio-economico: il romanzo, pur se in modo marginale, richiama l’ondata migratoria degli anni ’70 che portò molti siciliani lontano da casa; ed un livello strettamente letterario per il suo carattere di racconto e documento in cui lingua e dialetto innalzano a livello di letteratura una vicenda che rappresenta il volto di una società che vive drammi, disvalori, inquietudini, contraddizioni, ipocrisie, scelte sbagliate”. Al commento di Domenico Pisana si è aggiunto quello del direttore editoriale di Prova d’Autore il Professor Mario Grasso che ha puntato soprattutto sull’emozione che proviene al lettore leggendo questa storia che non è mera cronaca ma pagina di letteratura in cui è condensato un intero universo “riuscire a raccontare in forma letteraria è ciò che fa del libro un caso letterario.

Un romanzo che è un chimismo linguistico in quanto è un composto ed un miscuglio che fa dei fatti e personaggi raccontati un affresco di fine secolo”.
Interessantissimo l’intervento di Innocenzo Leontini. Lo studioso ha posto l’attenzione su un aspetto fondamentale del romanzo che è il suo carattere di pastiche: una mescolanza tra linguaggi che da Gadda in poi ha prodotto numerosi esempi di miscuglio linguistico, ma Stornello è stato il primo nel territorio ibleo a fare di questa tecnica narrativa un modo di trasmissione che è proprio del modo di parlare dell’area sudorientale. Sarà interessante scoprire se il pastiche di cui si parla è solo a livello sincronico (compresenza di livelli inguistici tra cui il dialetto) o anche a livello diacronico (compresenza di arcaismi e voci moderne): lo scopriremo leggendolo.
L’altro punto fondamentale della disamina di Leontini è l’attenzione sul caso dei vinti. In Stornello quella del vinto non è una condizione anelastica è al contrario una dinamica in cui il vinto passa da sconfitto di nascita a protagonista attivo della storia e a ben guardare della storia di molti anche ai giorni nostri. Il pomeriggio è stato poi sottolineato dalle note del Maestro Giannino Amore ce dalla lettura di raffinati interpreti come la voce di Giovanni Pelligra e della coordinatrice della serata Daniela Fava. Insomma un appuntamento ricco di spunti ed emozioni che ha avuto il merito di infondere nell’ascoltatore la necessità di leggere il romanzo presentato.

Nella foto da sinistra: Gianni Stornello, Mario Grasso, Innocenzo Leontini, Domenico Pisana, Maurizio Franzò.

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