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elena sofia ricci Cos’è la giustizia?
E’ questa la domanda e soprattutto il tema ricorrente dell’interessante romanzo di Gianni Stornello, che come una litania, una sorta di magica parabola, rincorre i destini e determina le scelte dei personaggi della storia.
La libertà sbagliata è un romanzo affascinante, intenso, che esplora in senso moderno, malgrado si svolga in una cittadina Siciliana al tramonto del diciannovesimo secolo, il concetto archetipo di ˜delitto e castigo”.

Attraverso la cruenta e reale vicenda del protagonista Vittorio Toschelli, percorriamo la svariata e multiforme psicologia dei vari personaggi che gli fanno dapprima da sfondo, ed in seguito divengono voci, ombre e luci in carne ed ossa del suo percorso di uomo, di uxoricida e ultimo, ma importantissimo, di eroe di libertà. Una libertà egoistica, dirompente, violentissima e dunque tacciata come sbagliata.
Con l’omicidio della moglie Vittorio si pone come protagonista/antagonista della vicenda e se dapprima lo si vive con una sorta di odio e repulsione, diviene poi strumento di incontro e di dibattito morale. Vittorio si confessa reo dapprincipio, e seppur davanti alla possibilità di sfuggire alla condanna in nome di un ipotetico delitto d’onore, a quei tempi assai uso, si assume ogni responsabilità del suo gesto invocando una libertà personale e meritoria ai danni di colei che per tutta una vita lo aveva oppresso e soffocato, castrato e diminuito, deluso e assassinato interiormente. In Vittorio si incarna l’ideale tipico ed egoista del raggiungimento della libertà ai danni dell’altro, una libertà che però lo rinchiude e lo condanna per il resto della vita, che ne farà solo un minuscolo caso di cronaca nei trafiletti di giornale, nelle voci del popolo e dunque destinato a svanire nella memoria. Vittorio decidendo di non sfuggire alla condanna della legge, per profonda “onestà” diventa dunque, nel suo orrore, un ˜buono”, un “giusto”, colui che è fedele a se stesso, e dunque simbolo di un’utopia.
L’autore, vincitore con questo romanzo del premio Ibiskos 2004, compie una scelta coraggiosa andando a scavare nella sua storia di famiglia, tirando fuori gli scheletri ed i segreti più ripugnanti che si celano dietro ogni vicenda vera, ed affronta il materiale unendo uno spirito di cronaca nera alla fantasia e alla narrazione immaginativa.
Se Vittorio, Annetta, i loro figli e tutta la famiglia Tranzella sono reali, altri sono fantasmi di pura immaginazione, che incarnano la cosiddetta storia umana, l’autorità, la morale comune. Ecco dunque i luoghi trasformarsi: Modica diviene l’immaginaria Monteserrato; la fede, la compassione ed il perdono creano Don Pasqualino, e le condizioni storiche di povertà e di vessazione, il divario incolmabile tra ricco e povero sono rappresentate dal politico rivoluzionario, Peppino Sciotto e compagni.
Ne La libertà sbagliata c’è l’affresco di un’epoca, la tara dei secoli, i colori ed i chiaroscuri di un mondo a parte che è la terra di ognuno di noi ancora oggi. E’ un romanzo corale, incentrato su una vicenda sporca, un fatto di sangue che ricostruisce, attraverso le cento voci dei suoi protagonisti, un documento affascinante, uno studio controverso sull’ideale di libertà ed i legami che noi scegliamo, in cui ci imbattiamo e ci dibattiamo per tutta la vita, senza mai sapere realmente se si è fatta la scelta giusta.

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