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20141001_144440Istituita da pochi anni, la Festa dei nonni, che ricorre oggi, ci induce a riflessioni di varia natura. L’accostamento nonno-anziano è il più ovvio. In un recente passato, quando conquistava il titolo di città e quando era considerata una città-modello, Ispica arrivò a celebrare l’anziano con il monumento posto fra piazza senatore Moltisanti e via Vittorio Veneto, davanti alle Poste. Sembra più che altro un monumento al “vecchietto dove lo metto”, per la verità. Il punto è un altro: veniamo da una tradizione politico-amministrativa che valorizzava gli anziani e per loro creava una rete di assistenza e di servizi all’avanguardia in Sicilia: basti dire che nacque ad Ispica il primo Centro geriatrico dell’isola. L’anziano diventava protagonista e non più soggetto sociale debole, grazie alle iniziative di educazione permanente e ai laboratori artigianali. Il monumento all’anziano, eretto fra l’89 e il ’90 non senza polemiche (i costi, “sembra più un mendicante che un nonno” eccetera) era il culmine di un percorso, di un’azione amministrativa concreta. L’autore, il cui nome bisognerebbe cercarlo negli archivi del Comune, risiedeva nell’area montana degli iblei. Fra l’altro, la compresenza di un bambino, rende plasticamente l’idea della tradizione, degli insegnamenti, delle esperienze che si tramandano, della figura di nonno della persona adulta rappresentata. Sono affezionato a questo monumento, per quello che rappresenta e fa ricordare (anch’io ho avuto la fortuna di avere un nonno che mi accompagnava a scuola tenendomi la mano sulla spalla), i valori, la qualità dei servizi, le attenzioni e il rispetto che si devono verso gli anziani, e per le emozioni che trasmette (come del resto dovrebbe fare qualsiasi rappresentazione artistica). Forse è fin troppo ignorato. Da tutti.

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