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Credo si sia parlato poco della visita dell’assessore regionale ai Beni culturali Sebastiano Tusa e del Soprintendente ai Beni culturali Calogero Rizzuto, compiuta qualche sera addietro al litorale di Ispica. L’occasione è stata l’incontro-dibattito su tutela, valorizzazione e fruizione degli antichi relitti nel mare di Ispica, intitolato “Lungo le rotte di Odisseo”. Suggestivo il posto: la spiaggia di Punta Castellazzo, con il tavolo dei relatori che dava le spalle al mare e il supporto logistico del “Porto Ulisse beach club”. Se ne è parlato poco anche perché la stampa locale non è stata invitata e perché l’organizzazione, sostanzialmente affidata alla Soprintendenza, ha diramato inviti diciamo così istituzionali: ma questo è un altro discorso.

Perché è stata importante la serata? È risultata importante perché è stato solennemente detto, esibendo anche documenti ufficiali al riguardo, che il relitto della nave bizantina Ippos, rinvenuto a Pantano Longarini per la prima volta nel 1963 e “ripescato” nel 2001 per essere traferito a Siracusa, sarà esposto (tecnicamente si dice “musealizzato”) ad Ispica, in una sorta di Museo del Mare dove raccogliere tutti i reperti archeologici provenienti dalla parte di Mediterraneo prospiciente le nostre coste, una vera e propria miniera di reperti archeologici, piccoli e grandi, di epoca bizantina soprattutto. Tanto che un’altra nave bizantina è stata trovata proprio quest’estate, sempre dalle parti di Porto Ulisse. Negli anni la nave Ippos è stata oggetto di appassionate battaglie che da Ispica hanno combattuto ex sindaci come Rosario Gugliotta e uomini di cultura come Sesto Bellisario che ne chiedevano la restituzione alla nostra comunità. Il sindaco attuale Pierenzo Muraglie, presente all’incontro, ha dichiarato che Ispica è pronta a ricevere il relitto della nave Ippos, pensando sicuramente alla realizzazione di quel museo nei locali dell’ex Mattatoio comunale, all’ingresso del Parco archeologico della Forza. Certo, per Ispica si tratta di una vera e propria sfida. La nave Ippos (o comunque ciò che ne resta) è una delle testimonianze archeologiche più importanti del Mediterraneo, come ha più volte detto l’assessore Tusa che, da ex soprintendente del mare, è uno che se ne intende sul serio. Basti ricordare il particolare che di essa, a differenza di altre, abbiamo anche il nome, Ippos, appunto. L’idea di un Museo del Mare ad Ispica collega la città alla sua storia sul mare. Parliamo sempre, e giustamente, della Cava e delle radici della nostra comunità che lì sono solidamente piantate. Oggi ci viene detto da fonti autorevoli e qualificate che queste radici si estendono fino al mare, che anche lì c’è un pezzo importante del nostro illustre passato e della nostra vicenda storica. La sfida, oltre che logistica, nel non farci trovare impreparati nell’accogliere la nave Ippos, è anche culturale: ci viene offerta su un piatto d’argento l’opportunità di estendere al mare l’interesse storico che suscita il nostro passato. Dobbiamo avere forza ed intraprendenza nel saperla raccogliere e nell’esserne all’altezza. Ci vogliono sensibilità ed impegno.

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