Ecclisse della socialdemocrazia
Roberto Bertinetti
da IlMessaggero.it

Il consenso per il New Labour è in caduta libera nel Regno Unito: sono ormai venti i punti di distacco che separano il partito al governo a Londra dal 1997 dai conservatori di David Cameron, secondo gli ultimi sondaggi. Un divario incolmabile, dicono gli esperti, concordi nel giudicare inevitabile una sconfitta alle prossime politiche. Colpa soltanto di Gordon Brown e delle scelte compiute dal premier dopo aver preso il posto di Tony Blair? No, risponde senza alcuna esitazione lo storico Giuseppe Berta nel suo Eclisse della socialdemocrazia (il Mulino, 135 pagine, 10 euro). Perché la crisi nella quale sono precipitati i laburisti è la stessa che attraversa tutti i partiti europei di sinistra, privi di un progetto credibile di trasformazione della società dopo aver scelto di mettere da parte antiche parole d€ordine e di concentrarsi su un unico obiettivo: favorire la crescita economica. Ma adesso che il ciclo espansivo è finito i socialdemocratici non sembrano in grado di mettere in campo una strategia diversa e la maggioranza degli elettori dell€intero continente premia con il voto formazioni di centrodestra.
Se l€analisi di Berta si concentra in modo particolare sul New Labour è perché si tratta della formazione che più di altre in Europa ha cercato di innovare a sinistra dopo che i suoi leader si erano resi conto che nell€epoca del post-fordismo e della globalizzazione le ricette messe a punto durante la prima parte del secolo non potevano più funzionare. E così prese forma l€idea della €Terza Via€ che il suo teorico Anthony Giddens riteneva la sola percorribile per le forze riformatrici dopo la morte del socialismo. «Per i laburisti la questione centrale € rileva Berta € consiste nell€adattare la società al sistema economico giudicato immodificabile. Con il risultato che il partito abdica nella sostanza al rapporto dialettico con il capitalismo che aveva caratterizzato i momenti migliori della sua storia lungo il Novecento. Non c€è posto, in questo schema, per dubbi sulla natura dei processi di globalizzazione: per produrre ricchezza occorre stare continuamente al passo con il mutare delle circostanze entro cui si svolge il processo economico. L€età globale esige che si scrivano storie di successo, che hanno per protagoniste le nazioni capaci prima di altre di interpretare i bisogni di cambiamento».

I risultati elettorali hanno premiato a lungo il cambiamento di rotta del New Labour, che per la prima volta nella sua storia centenaria si è garantito tre mandati consecutivi. Ma la strategia è andata in pezzi ai primi segnali di crisi, non appena i mercati sono stati scossi da una violentissima tempesta che ha rivelato la fragilità del turbocapitalismo. Con un destino non troppo diverso hanno dovuto fare i conti durante gli ultimi mesi anche le altre forze socialdemocratiche europee. E tutti i partiti riformatori, oggi, si trovano privi di un progetto per il futuro: non possono rispolverare i programmi messi a punto mezzo secolo fa e nemmeno limitarsi a rivedere le idee di Giddens alla luce di quanto accaduto. A fronte di problemi di natura culturale e identitaria che condannano i socialdemocratici a essere forza di governo sempre più virtuale, incapace di indicare la rotta e privi di una tavola di valori sui quali orientarsi, molti leader del vecchio continente hanno iniziato a guardare a Obama e alle sue scelte per ricavarne un modello spendibile.
Il programma dell€amministrazione democratica americana può offrire utili indicazioni ai partiti del vecchio continente? Solo in parte, a giudizio di Berta. Perché gli Stati Uniti hanno una struttura sociale diversa e dunque le risposte ai problemi posti dalla crisi non possono essere identiche su entrambe le sponde dell€Atlantico. Lo storico è certo che i socialdemocratici europei dovrebbero tentare di ripartire da un esame della loro storia. Magari andandosi a rileggere le pagine composte da Keynes all€inizio degli anni Trenta, in coincidenza con una crisi economica per molti aspetti simile a quella attuale.
Con la consapevolezza, precisa Berta, che se la socialdemocrazia è morta, le domande relative alla giustizia sociale di cui si faceva interprete e che Keynes sosteneva restano al centro dell€agenda politica. Solo percorrendo questa strada, conclude Berta, il centrosinistra in Europa «potrà approdare a un sincretismo pragmatico tale da restituire agli eredi della socialdemocrazia il ruolo che esercitò quando stampò la sua impronta sulla società continentale».
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