Adesso che il preservativo è arrivato in prima pagina, che cosa dobbiamo aspettarci? La mossa più probabile dell’Espresso sarà di mettere on line le foto scattate da Patrizia D’Addario con il telefonino. Avremo il frisson di vedere Silvio Berlusconi in accappatoio bianco mentre pronuncia lo storico motto: «Prima la doccia, poi la scopata».
È anche possibile che il gruppo Espresso-Repubblica decida un ulteriore scoop. Ossia di mettere audio e video by D’Addario in un dvd da vendere in edicola. È vero che gli allegati non sono più di moda. Però questo di sicuro sfonderà il mercato.
Chi odia il Cavaliere sappiamo già che cosa penserà . Ma chi ha scelto il centrodestra come reagirà alle nuove puntate del Sexgate ambientato a Palazzo Grazioli e a Villa Certosa? In questi giorni sto presentando il mio ultimo libro in diverse città del centro-nord. E ho di fronte un pubblico in gran parte moderato, dove gli elettori del Popolo delle Libertà sono numerosi. Molti di questi mi presentano in forme diverse due domande.

La prima domanda è quasi obbligata: quanto tempo potrà durare Berlusconi sotto questa offensiva senza soste? La seconda, che si affaccia con una frequenza sempre maggiore, dice così: siamo sicuri che il premier faccia bene a non ritirarsi, rischiando di procurare un danno irrimediabile al suo governo, alla sua maggioranza e, in definitiva, anche a noi che lo abbiamo mandato a Palazzo Chigi?
Confesso di non saper dare una risposta sicura alle due domande. A chi me le rivolge, replico soltanto ricordando quello che vediamo tutti. Ossia che il Sexgate sta causando un indubbio logoramento della figura del Cavaliere. Non è soltanto una mia impressione. E a questo proposito voglio citare quanto ha scritto mercoledì scorso su un giornale moderato, Il Sole 24 Ore, un’analista serio come Stefano Folli.
Nel ricordare quanto accadde a Bill Clinton, il presidente americano, dopo lo scandalo dei suoi rapporti con Monica Lewinski, Folli ha osservato: «Quello che Berlusconi rischia è appunto un lungo deterioramento della sua immagine. Ossia del carisma e della popolarità , la base del suo potere personale da quindici anni. Per certi aspetti, sarebbe la soluzione peggiore. Perché renderebbe più fragile la figura del premier nell’ora delle scelte difficili».
Da noi quest’ora si avvicina. Lo stiamo dicendo tutti. Compresi quanti non hanno il privilegio di scrivere per i giornali. Dopo la pausa di agosto, la crisi sociale diventerà sempre più acuta. Molte piccole e medie aziende rischiano di non riaprire. Il numero dei senza lavoro aumenterà . Ed è facile prevedere che ci saranno molte tensioni e proteste di piazza. Che cosa farà il governo? E come si muoverà il premier?
Sono stato il primo, con due interventi sul Riformista, a suggerire a Berlusconi di dimettersi. L’ho fatto dicendogli che era l’unico modo per sottrarsi alla pioggia di fango che gli sarebbe caduta addosso. Ma oggi c’è un motivo in più e voglio ricordarlo in modo pacato: la sua ostinazione nel restare a Palazzo Chigi danneggia il governo e, di riflesso, il paese.
Non credo che la veda giusta Umberto Bossi, quando sostiene: «La divulgazione delle chiacchierate fra il Cavaliere e la D’Addario faranno il gioco di Berlusconi. Quella roba lì o fa subito danno oppure alla lunga rafforza il premier. Perché rende evidente che Silvio è un perseguitato». Mi sembra una teoria balzana. Vorrei sapere come si sentirebbe il capo della Lega se al posto del Cavaliere ci fosse lui.
A non pensarla come Bossi, è il quotidiano dei vescovi, Avvenire. Venerdì ha pubblicato tre lettere dure nei confronti di Berlusconi. E Dino Boffo, il direttore del giornale, le ha commentate scrivendo che il premier «non ha fatto chiarezza» sui suoi rapporti con le escort. E a proposito della sicumera di Silvio nel giurare di aver l’appoggio degli italiani, aggiunge: «La vicenda non solo non ci convince, ma, per quanto ci è dato di capire, continua a piacere poco o niente a larga parte del paese reale».
A questo punto siamo in un vicolo cieco. Berlusconi si logora giorno dopo giorno. Anche il suo governo e la maggioranza di centro-destra si ritrovano in mezzo a guai sempre più pesanti. Ma il premier non intende ritirarsi. Si affida alle battute («Lo sanno tutti che non sono un santo»). E tira diritto. Quando dovrebbe sapere che un paese in difficoltà non si guida con lo humour, facendo finta di niente. Mentre la sua immagine viene ridotta in pezzi, in Italia e fuori.
Quanto si potrà andare avanti così? Temo poco e male. Ma allora la parola deve toccare agli altri capi del centro-destra. Che cosa ne pensano big come Gianni Letta, Giulio Tremonti e Gianfranco Fini? Se la memoria non m’inganna, non hanno mai aperto bocca in difesa del premier. Ritengo che dovrebbero parlare. E soprattutto agire. Nell’unica direzione utile al paese: convincere Berlusconi a ritirarsi. Oppure, se non intende farlo, obbligarlo ad andarsene.
Non sto invocando un golpe interno alla maggioranza. Scrivo questo Bestiario il sabato 25 luglio. Sessantasei anni fa, Vittorio Emanuele III e un pugno di gerarchi fascisti si liberarono di Benito Mussolini. Come sappiamo tutti, la storia non si ripete. Ma qualche giorno addietro Il Foglio di Giuliano Ferrara aveva parlato del 24 luglio di Silvio. I capi del Pdl dovrebbero fare un passo in avanti e dar vita a un nuovo 25 luglio. Anche loro debbono liberarsi di un leader andato in frantumi. Sarà soltanto un’azione di legittima difesa. Per se stessi e per i loro elettori.
commenti disponibili: 0