HOME
BIOGRAFIA
GUESTBOOK
CONTATTI
All'interno
GLOCAL
POLITICA
SUDEST
NARRATIVA
TERZA PAGINA
ISPICA
CONSORZIO ASI
Il Movimento per la Democrazia
La Rete
luogo politico di incontro fra storie e culture diverse
Il Sudest intermodale
Un'autorità portuale per il porto di Pozzallo
Breve e schematica storia del porto di Pozzallo
Terza Pagina
Ecclisse della socialdemocrazia
28 Settembre 2009
Roberto Bertinetti da IlMessaggero.it
Il consenso per il New Labour è in caduta libera nel Regno Unito: sono ormai venti i punti di distacco che separano il partito al governo a Londra dal 1997 dai conservatori di David Cameron, secondo gli ultimi sondaggi. Un divario incolmabile, dicono gli esperti, concordi nel giudicare inevitabile una sconfitta alle prossime politiche. Colpa soltanto di Gordon Brown e delle scelte compiute dal premier dopo aver preso il posto di Tony Blair? No, risponde senza alcuna esitazione lo storico Giuseppe Berta nel suo Eclisse della socialdemocrazia (il Mulino, 135 pagine, 10 euro). Perché la crisi nella quale sono precipitati i laburisti è la stessa che attraversa tutti i partiti europei di sinistra, privi di un progetto credibile di trasformazione della società dopo aver scelto di mettere da parte antiche parole d€ordine e di concentrarsi su un unico obiettivo: favorire la crescita economica. Ma adesso che il ciclo espansivo è finito i socialdemocratici non sembrano in grado di mettere in campo una strategia diversa e la maggioranza degli elettori dell€intero continente premia con il voto formazioni di centrodestra.
Se l€analisi di Berta si concentra in modo particolare sul New Labour è perché si tratta della formazione che più di altre in Europa ha cercato di innovare a sinistra dopo che i suoi leader si erano resi conto che nell€epoca del post-fordismo e della globalizzazione le ricette messe a punto durante la prima parte del secolo non potevano più funzionare. E così prese forma l€idea della €Terza Via€ che il suo teorico Anthony Giddens riteneva la sola percorribile per le forze riformatrici dopo la morte del socialismo. «Per i laburisti la questione centrale € rileva Berta € consiste nell€adattare la società al sistema economico giudicato immodificabile. Con il risultato che il partito abdica nella sostanza al rapporto dialettico con il capitalismo che aveva caratterizzato i momenti migliori della sua storia lungo il Novecento. Non c€è posto, in questo schema, per dubbi sulla natura dei processi di globalizzazione: per produrre ricchezza occorre stare continuamente al passo con il mutare delle circostanze entro cui si svolge il processo economico. L€età globale esige che si scrivano storie di successo, che hanno per protagoniste le nazioni capaci prima di altre di interpretare i bisogni di cambiamento».
Il pane di ieri
3 Aprile 2009
Marina Monego
El pan ed sèira, l€è bon admàn
. Il pane di ieri è buono domani. Proviene un grande senso di pace € lo stesso che si respira a Bose € da queste pagine di Enzo Bianchi, che della Comunità Monastica di Bose è il priore e il fondatore.
È come se padre Enzo invitasse alla sua tavola i lettori e raccontasse loro, con la sua voce profonda, i ricordi della sua infanzia e giovinezza, dei suoi genitori, delle persone più significative per la sua formazione, condividendo così una sua dimensione più familiare e intima.
Un nuovo Ventennio per l'Italia
30 Novembre 2008
Massimo Giannini
E€ uscito recentemente "Lo Statista. Il Ventennio berlusconiano tra fascismo e populismo" (Baldini Castoldi Dalai, pagg. 280, euro 17). E€ un saggio di Massimo Giannini, notista politica di
Repubblica,
che vale la pena leggere non fosse altro perché, di quello che è innegabilmente il ventennio berlusconiano, offre una lettura nuova, inquadrandolo come una dittatura fascista, per come una dittatura fascista può manifestarsi oggi in un paese come l€Italia, dove le elezioni si svolgono regolarmente e dove ufficialmente non vige alcuna censura. De €Lo Statista€ mi piace pubblicare parte dell€introduzione curata dallo stesso Giannini.
Wherever, centro ricreativo di quartiere
14 Settembre 2008
Francesco Lauretta
Wherever
, l€idea arriva da lontano, dall€11 settembre, o sfogliando un€intervista di Ricardo Villalobos letta recentemente, o semplicemente ascoltando i consigli del mio gemello artigiano, o imbianchino - quella nobile arte di decorare e dare colore alle nostre case - o ancora e ancor più semplicemente per un caso ricordando €L€atelier€ di Gustave Courbet, quadro manifesto del realismo.
Wherever
è una mostra di un solo giorno ed è una festa o sagra sociale del cannolo in una via di Modica. Una volta gli artisti, tanto tempo fa ricordando, non facevano delle vere e proprie mostre come le intendiamo adesso e spesso le opere erano esposte singolarmente o a piccoli gruppi in spazi pubblici o privati. Ogni mostra era un evento. Con
Wherever
ho creduto opportuno di mostrare in una via del mondo una sola opera-evento. Accennavo dei consigli di mio fratello gemello imbianchino. Lui, spesso, ama ripetermi che i pittori dovrebbero esporre solo in provincia, nei piccoli paesi dove è possibile ancora avere un contatto con la gente. I pittori in città, dice Michele, qui in Italia e con tanto sistema, sono ridicoli e spesso fonte di pregiudizi dagli addetti ai lavori, pertanto è meglio rivolgersi alla gente di paese che, a mio avviso €a suo avviso-, può comprendere e accogliere la generosità del pittore nel mostrare quadri che possano informare ancora della condizione dell€uomo e della sua destinazione. D€altronde la pittura ha raggiunto prima di ogni altro linguaggio le vite degli uomini. Io, per esempio, ho l€immagine della Sacra Famiglia con il ramoscello d€ulivo che proteggeva il letto dei nonni che m€informava del fare degli uomini, creativi. Il quadro che presento mostra degli uomini in costume intorno ad un cavallo addobbato a festa, dei cannoli. Questo quadro è stato concepito non tanto per motivi politici, se tanto incuriosisce il fatto di avere dipinto dei cannoli siciliani a mo€ di spirito santo sopra le teste dei mascherati, o come aureole, ma pensando a quella splendida opera letteraria di Max Ernst, €Una settimana di bontà; o per avere letto l€ultimo romanzo di Don Delillo €L€uomo che cade€, perché mi ha sorpreso il fatto che dopo la tragedia delle due torri, molti per superare lo shock frequentassero centri ricreativi di quartiere dove era possibile seguire corsi di ogni genere, giocare a domino o a ping pong, aiutare gli anziani, eccetera. Alla fine, pensavo, in un mondo che ci vuole omologati, la gente in casi di pericolo o di urgenze d€ogni tipo, si rivolge a sé stessa, ci s€informa nel quartiere e il quartiere diventa un micro mondo o unico mondo di sopravvivenza e questo micro mondo lo si ritrova dappertutto, a Modica come nel centro di New York, o a Basilea dove ho avuto modo di partecipare, in occasione di una Fiera d€Arte Contemporanea, ad una festa di quartiere: fantastica!
Così intorno ad un piatto di pesce, discutendo con Corrado, e poi viaggiando per le vie di campagna ascoltando un CD di canzoni folcloristiche è venuta l€idea di
Wherever
. Mi ha sorpreso poi che uno come Ricardo Villalobos, uno che crea eventi nei club in ogni dove, affermi che sia giunto € il tempo di ritornare di nuovo alle melodie. Basta con la minimal di un certo tipo. Ci sta che in un set la monotonia possa avere la sua parte, per cedere il passo alle melodie, o a un ritmo differente. Ma non si può continuare a proporre set che oltre a essere monotoni sono noiosi€; e, poi: €Il ritmo è un linguaggio universale, mentre le melodie appartengono a culture specifiche€. Fu così che dissi a Corrado di fare questa mostra. Di occupare il quartiere a festa. Di esporre un solo e grande quadro €familiare€. Di nascondere dentro le case, nei piani superiori, dei gruppi locali vestiti in costumi d€epoca che suonassero opere €a memoria€ € almeno all€inizio dell€evento per poi versarsi nelle vie in festa - di distribuire cannoli siciliani, e vino, e altri prodotti di buona creanza, e che si ballasse e si versassero parole e risa, una festa di quartiere per ricreare qualcosa che ha a che fare con le cose umane, d€intesa popolare.
Shakespeare siciliano in un romanzo Torna attuale lo scoop di Martino Iuvara
9 Aprile 2008
Gianni Stornello
William Shakespeare siciliano di Messina? In attesa che gli studiosi al lavoro sul tema dicano la loro, Sellerio pubblica un romanzo in cui la vicenda, attorno alla quale si discute ormai da alcuni decenni, viene romanzata nel modo fra i più intriganti quale è quello di mandare a braccetto verità e finzione letteraria fino a confondere l€una con l€altra. L€autore è uno specialista del genere, Domenico Seminerio. Il romanzo s€intitola
Il manoscritto di Shakespeare
(Sellerio, 340 pagine, 13 euro) ed è ispirato all'apparentemente stravagante teoria rilanciata dal giornalista pubblicista ispicese Martino Iuvara (nella foto sotto)
La profezia di Orwell
28 Marzo 2008
Gianni Stornello
Per molti €La fattoria degli animali€ è un ricordo di scuola. Studiando l€inglese ed approfondendo con qualche classico della letteratura anglosassone €Animal Farm€ è un passaggio obbligato. L€autore è George Orwell, genio di quella narrativa fantapolitica di metà Novecento che ancora oggi risulta attuale. Perché ne parlo? Ne parlo perché, avendolo piacevolmente riletto, ho considerato il romanzo una sorta di €Casta€ del ventesimo secolo. I maiali che guidano la rivoluzione contro il proprietario della fattoria e che col tempo tradiscono i principi ispiratori di quella rivoluzione, oltre che essere grotteschi, sono la metafora dell€arrivismo e dello squallore di cui è pervasa la politica di oggi. Intendiamoci: fra i due libri le differenze si manifestano già nell€impianto. Di pura fantasia €La Fattoria degli animali€, di cruda ed inconfutabile inchiesta espositiva di cifre, fatti, situazioni, condizioni €La casta€ di Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella. Il minimo comune multiplo sta nelle conclusioni che il lettore trae: c€è una politica parolaia e dallo slogan facile per niente orientata all€esterno, al bene comune, all€aiuto dell€altro, a colmare differenze ed ingiustizie sociali. E€ la politica che guarda solo al proprio ombelico, miope per costituzione perché il suo intento è quello di fare bene per se stessa e solo per chi ha la capacità, la fortuna, in una prima fase anche il consenso per arrivare a ricoprire prestigiosi e visibili incarichi di governo. La rivoluzione degli animali ha successo e riesce anche a respingere il maldestro tentativo di ritorno del signor Jones alla guida della fattoria (in pratica la controrivoluzione). Ma i maiali, che della rivoluzione erano stati i promotori e i leaders, si fanno ben presto €casta€, appunto, diventano €più uguali degli altri€. Tengono buoni tutti sotto la minaccia del ritorno del padrone se il loro governo dovesse cadere e, alla fine, arrivano a farsi padroni loro stessi e a scendere a patti con gli uomini, facendo accordi commerciali sempre più forti all€insegna del culto del dio denaro. Tardi, troppo tardi, gli animali della fattoria si accorgono di avere semplicemente cambiato un regime con un altro e che il cambiamento vero, di condizione, di
status
, si verifica solo per la €casta€ dei suini che acquisiscono i vizi, i difetti e l€arroganza del potere tipici degli uomini. Obiettivo di Orwell, che scrisse €La fattoria degli animali€ tra il €43 e il €44, era quello di colpire l€Unione Sovietica, la rivoluzione bolscevica, il comunismo nella versione totalitaria di Stalin, il perverso sistema di potere dei soviet che si era fatto dittatura non tanto del proletariato quanto di un gruppo ristretto a danno stesso del popolo e degli operai. Proprio Orwell lamentò una sorta di censura del suo lavoro da parte dell€Inghilterra, dovuto ad una sorta di opportuno ed interessato rispetto nei confronti dell€allora alleato sovietico: ma questa è un€altra storia. Dopo oltre mezzo secolo quel messaggio non perde di attualità. L€Italia della partitocrazia (anche se il semplice paragone con la vecchia ed estinta Unione Sovietica è quanto meno azzardato), la Cina capital-comunista di oggi e la stessa Russia di Putin è facile ritrovarle tra quelle righe. Perfettamente descrittive e di denuncia per quei tempi, fortemente profetiche rispetto ad oggi e a tutti i tempi in cui l€esercizio del potere riesce a fare a meno della vera democrazia.
I Vicerè tra cinema e narrativa Perchè
2 Gennaio 2008
Gianni Stornello
E€ ancora nelle sale cinematografiche
I Vicerè
, il film di Roberto Faenza, €liberamente tratto€ dall€omonimo romanzo di Federico De Roberto (nella foto sotto) e realizzato nel centenario della morte dello scrittore siciliano. Le stroncature al suo romanzo furono tali e tante che De Roberto morì nella piena consapevolezza di avere scritto, se non proprio una cosetta, quasi. I riconoscimenti il narratore li ebbe postumi, al punto che il suo lavoro risultò addirittura il modello cui molto più tardi Giuseppe Tomasi di Lampedusa si sarebbe ispirato per il suo
Gattopardo
: nobiltà siciliana di stampo feudale, tanto potente quanto grande riciclatrice di sé stessa, corruzione diffusa, rampantismo sfrenato dei più giovani quando manca la mediocrità. Tutto questo insieme ad una sorta di attualità velata, come € nel caso del lavoro derobertiano € la figura di Consalvo Uzeda (nella foto in alto, tratta dal film, in un dialogo col padre Giacomo: i due sono interpretati rispettivamente da Alessandro Preziosi e da Lando Buzzanca): il rampollo della famiglia approda alla politica sulla base di slogan vuoti e contraddittori. Una figura che personalmente € fatti ovviamente i debiti distinguo - mi ha richiamato alla mente la parodia che Maurizio Crozza riserva a Veltroni, con quel
ma anche
con il quale mette sempre insieme il diavolo e l€acqua santa.
Ma
I Vicerè
sembrano essere accompagnati dalla nuvoletta nera della stroncatura se è vero che anche al film i giudizi negativi non sono mancati, alcuni anche autorevoli. Non tanto per il film in sé, quanto per l€essere stato in qualche modo parziale, fin troppo riduttivo, privo di alcuni passaggi. Addirittura Faenza è stato tacciato di autocensura per avere sfumato certi toni, nel romanzo assai pronunciati, che danno un€immagine negativa della chiesa di allora (siamo nella Sicilia degli anni €60 dell€800, nel pieno della fine della dominazione borbonica e dell€avvio dello stato unitario italiano) e di avere messo troppo in evidenza gli aspetti leggeri, sentimentali, con l€amore impossibile tra Teresa Uzeda e il cugino Giovannino Radalì.