| 1 Aprile 2009 |
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Gianni Stornello |
La Sicilia torna a militarizzarsi con un innalzamento della soglia di qualità dopo che a Sigonella saranno dislocati gli aerei senza pilota Hawks. (Vedi) A seguito di questa decisione, anche la base NATO della Marza, in territorio di Ispica, avrà la sua crescita di importanza. Essa, con l’altra base americana di Niscemi, è concepita come struttura di supporto logistico alla base di Sigonella. E’ chiaro pertanto che, in una dinamica di riqualificazione verso l’alto di quest’ultima, saranno riqualificate verso l’alto le altre due. E in questo campo riqualificazione significa fare più cose, avere un ruolo diretto nelle azioni militari, lavorare in piena sincronia nel triangolo Sigonella-Niscemi-Marza, essere più esposti non solo in caso di crisi di internazionali ma praticamente sempre, h 24. Le notizie in proposito sono molto scarne, vista l’impenetrabilità del segreto militare. Le uniche informazioni di cui siamo in possesso riguardano il tipo di supporto che sarà offerto dalla base di Niscemi e che attiene alle telecomunicazioni: tanto è vero che a Niscemi sta montando la protesta perché la popolazione e le istituzioni locali temono l’inquinamento da onde elettromagnetiche, destinate ad aumentare notevolmente nella zona. Quanto alla base della Marza il muro è impenetrabile. E’ certo comunque che, con Niscemi, la nostra base offrirà un apporto importante e determinante, tale da fare crescere l’esposizione della struttura. Senza l’attività della base della Marza, in buona sostanza, i temibili Hawks non potranno alzarsi in volo. La base della Marza, insomma, diventa strategica in un contesto logistico-militare nuovo e di più alto livello rispetto al passato. Non è certo un bel contributo al raggiungimento dell’obiettivo “Mediterraneo, mare di Pace†di cui parlava Giorgio la Pira, tutt’altro!
| 16 Settembre 2008 |
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Gianni Stornello |
Dunque alla Grande Opera di Maria, oltre a compiere atti di culto non riconosciuti dalla Chiesa Cattolica, in base alle indagini condotte fino ad oggi, commettevano anche dei reati, quello di truffa soprattutto. Di questa faccenda mi occupai alcuni mesi fa quando il vescovo di Noto, mons. Mariano Crociata, con un fare debbo dire molto coraggioso, disconobbe l’attività del gruppo. Un atto che fu conseguenza e causa allo stesso tempo. Conseguenza delle indagini già avviate dalla Guardia di Finanza e causa dell’intensificazione di esse. Forse, dico forse, non saremmo oggi ai quattro arresti e al sequestro dell’immobile realizzato in contrada Lanzagallo se la Chiesa non avesse detto a chiare lettere che l’affare non la riguardava e che quella era una “settaâ€. Credo che i colpi di scena non siano mancati e, come scrissi allora, continueranno a non mancarne. Oggi, ad esempio, la
Gazzetta del Sud pubblica un articolo di Eva Brugaletta con delle dichiarazioni di don Corrado Pace, articolo riportato anche da
CorrierediRagusa.it e che è molto emblematico. In sostanza padre Pace, che di questo gruppo è stato (lo è tuttora?) assistente spirituale, difende a spada tratta soprattutto Iole Rizza e Giovanna Assenza dall’accusa di avere fatto cose “blasfeme†(la Finanza ha chiamato l’operazione appunto
blasphemia). Don Corrado, con determinazione e – anche lui – con molto coraggio e coerenza, sulle due donne arrestate, le due ispicesi, mette tutt’e due le mani sul fuoco: la loro fede, giura, è sincera, afferma di avere visto lui stesso la Assenza, definita dalle cronache la “veggente del gruppoâ€, lacrimare sangue e con la pelle cosparsa di macchie rosse (stimmate?). E poi dice una cosa forte, fortissima: anche Gesù fu perseguitato.
Don Corrado non si macchia di opportunismo e mette a rischio il suo
status sacerdotale. Avrebbe potuto tacere e non l’ha fatto. Ha preferito dare voce a tanti che, nonostante quello che è venuto alla luce – le truffe, l’accumulo di capitali, la speculazione anche di natura edilizia - ancora oggi considerano i quattro arrestati delle vittime e la Grande Opera di Maria un’associazione dedita al culto genuino e al contatto diretto fra Dio e gli uomini. Un aspetto, quest’ultimo, che nel lasciare sgomenti induce anche alla preoccupazione: la presenza della GOM si è radicata ad Ispica e in tutta la zona con conseguenze imprevedibili. Oltre a queste reazioni ve ne sono altre di segno diverso. Come quelle di chi, avendo fatto donazioni anche di un certo valore e di notevole entità alla Grande Opera di Maria, incoraggiato dall’intervento delle forze dell’ordine, rivuole indietro quanto ritiene gli sia stato estorto.