Sudest
13 Ottobre 2009   Anna Donati da Terranews.it
Anche il capo dello Stato, dopo la tragedia annunciata di Messina, è intervenuto con parole molto nette: prima di realizzare opere faraoniche bisogna mettere in sicurezza il territorio. E tutti hanno pensato al Ponte sullo Stretto di Messina, l’opera simbolo del governo Berlusconi che costa 6,3 miliardi di euro. Nemmeno le esortazioni di Guido Bertolaso, capo della Protezione civile, hanno indotto una seria riflessione nel governo, quando ha detto che per rendere sicuro il nostro territorio e mettere un freno al dissesto idrogeologico servono 25 miliardi di euro e che bisogna smettere di costruire in modo abusivo parti di territorio e città. Niente da fare, non servono i morti e non servono gli autorevoli interventi: il governo Berlusconi tira dritto sul progetto del Ponte sullo Stretto e non ritira il famoso Piano casa di cementificazione selvaggia, dell’urbanistica “fai da te”.
Tanto, è il ritornello ricorrente, Ponte, Piano casa, dissesto idrogeologico e tragedia di Messina sono cose diverse, che non c’entrano, e il ripeterlo in modo ossessivo è la miglior prova della “relazione”. Il governo ha ammesso di non avere i 25 miliardi necessari (come una manovra finanziaria) e che quindi il Ponte sullo Stretto può andare avanti perché in fondo costa “solo” 6,3 miliardi, che per il 60% verranno da fondi privati. Proprio in questi giorni è scaduto il mandato del commissario straordinario Pietro Ciucci, “l’uomo del Ponte “ che è anche amministratore delegato della Società Stretto di Messina e presidente di Anas, che aveva il compito di presentare il nuovo piano finanziario evitando le forche caudine del Cipe.
25 Febbraio 2009   Gianni Stornello
Una bella centrale nel ragusano? Perché no! Dopo l’annuncio di Berlusconi sulla ripresa della produzione di energia nucleare in Italia, a seguito della firma di un accordo con il presidente francese Sarkozy, è uscito un elenco, che doveva restare segreto, nel quale risultano i possibili siti nei quali installare le quattro nuove centrali che dovranno essere costruite per entrare in produzione entro il 2020. Uno di questi siti è la provincia di Ragusa, l’unico in Sicilia. Allora la provincia di Ragusa esiste, c’è, se ne ricordano! Non possiamo che essere pieni di orgoglio per questo pensiero quanto mai lusinghiero. Ci tolgono la ferrovia, fanno il raddoppio della Ragusa-Catania con i soldi nostri che dovremo sborsare col pedaggio, ci spogliano di quelle due lire che avevamo per ammodernare la viabilità secondaria, buttano alle ortiche il porto di Pozzallo… Però ci faranno una centrale nucleare! Nessun sintomo della sindrome Nimby, per carità.
30 Gennaio 2009   Gianni Stornello
Quello compiuto dalla delegazione ragusana e dall’Anas (vedi) è sicuramente un importante passo avanti verso la realizzazione della “nuova 514” Ragusa-Catania. Perché si muove anche in direzione del rispetto del territorio e dell’ambiente, oltre al fatto che è stato previsto un iter ben definito. Per ridurre i tempi lunghi si potrà pensare alla conferenza dei servizi nella quale acquisire contestualmente tutti i pareri necessari. Ribadisco piuttosto le forti perplessità, già espresse a suo tempo, sulla finanza di progetto che implica la richiesta del pedaggio quando la nuova strada sarà ultimata.
27 Novembre 2008   Giuseppe Baldassarro da Repubblica.it
Il sogno del Ponte sullo Stretto di Messina passa per la riunione del Cipe in programma domani. E non è solo una questione di soldi. L'amministratore delegato della "Stretto", Pietro Ciucci, ma soprattutto il General Contractor, vincitore dell'appalto per la progettazione e la realizzazione della megaopera, aspettano i finanziamenti necessari per far ripartire l'iter e, ancor di più, garanzie dal Governo affinché questo non venga più bloccato.
Insomma la societĂ  non vuol piĂą correre il rischio che eventuali futuri cambi di maggioranza possano trasformarsi in un nuovo stop al collegamento stabile tra Calabria e Sicilia, come giĂ  avvenuto alla fine del 2006 col governo Prodi. Garanzie e soldi dunque, tanto piĂą in un periodo di recessione internazionale e di crisi.
In caso contrario non vi sarebbe la disponibilità dei privati ad andare avanti in un'operazione che di incognite ne ha già tante di suo. Ad iniziare da quelle sollevate dal professore Remo Calzona - per anni componente della commissione Anas, coordinatore del comitato scientifico della Stretto di Messina e dello stesso Cipe, per la fattibilità del Ponte - che dopo aver taciuto (almeno pubblicamente) le proprie perplessità da consulente, ha scritto un libro, "La ricerca non ha fine", nel quale in sostanza afferma che il ponte, così come progettato, potrebbe non stare in piedi.
L'iter riparte. Del Ponte si discuteva già in campagna elettorale, con Totò Cuffaro e Raffaele Lombardo (rispettivamente ex e attuale governatore della Sicilia) impegnati a guidare la rivolta degli isolani a Roma al grido "U ponti u vulimu". Rincuorati, nello stesso periodo, dallo stesso Belusconi che garantiva ai suoi elettori "U ponti vi facimu". E coerentemente a quanto affermato nella scorsa primavera, subito dopo le elezioni, nuove assicurazioni sono arrivate sia dalla maggioranza che dai membri del nuovo Governo, premier in testa, e dall'intero centrodestra.
A stretto giro di boa, lo scorso 16 settembre la Stretto di Messina si è riunita; il Cda ha chiesto all'amministratore delegato Pietro Ciucci di rinnovare la convenzione che regola la società con il Ministero delle Infrastrutture, con l'obiettivo di "dare avvio alla progettazione definitiva nel 2009, di aprire i cantieri entro la metà del 2010 e di inaugurare l'opera entro il 2016".
A ottobre Ciucci però chiarisce: "Il ponte sullo Stretto sarà percorribile nel 2016-2017, ma dipende dalla coerenza dell'azione del Governo e da quanto saremo bravi noi". Un invito, in altri termini, a non fare gli errori del passato. In una fase decisiva, visto che nell'aria c'è già l'intenzione di Roma di mettere mano ad un nuovo piano nazionale per le infrastrutture.
I finanziamenti. A settembre, a Messina, alla festa del Movimento per l'autonomia di Lombardo (Mpa) arriva il sottosegretario alla presidenza Gianfranco Micciché che annuncia entusiasta: "Il Cipe, in una delle sue ultime riunioni ha stanziato 700 milioni di euro per gli espropri dei terreni". Il forzista tuttavia invita ad andar cauti sulla realizzazione del ponte e aggiunge: "Posa della prima pietra? Non esageriamo perché quando sarà non lo so. Quello che so è che il Cipe ha finanziato gli espropri per i terreni, e gli espropri si fanno non per costruire campi da calcio...".
E via ai complimenti e agli abbracci. Peccato che l'annuncio di Micciché non abbia fondamento, visto che la legge italiana prevede che gli espropri possono essere fatti solo in presenza di un progetto definitivo, che al momento non esiste ancora. A inizio novembre il ministro alle Infrastrutture Altero Matteoli ha annunciato: "Nel piano anticrisi da 80 miliardi di euro del Governo, da varare per far fronte alla crisi economica, 44 miliardi, divisi in due tranche, saranno destinati alle opere pubbliche". Tra queste "il Mose a Venezia, il raccordo Parma-La Spezia della Cisa, la Milano-Mantova, l'autostrada Civitavecchia-Livorno, la BreBeMi e poi una parte del Ponte sullo Stretto di Messina".
Da qui per aggiungere che 16,6 miliardi di euro, "arriveranno con il Cipe". Soldi che fanno gola a tutti, tant'è che Lombardo pochi giorni dopo, lancia in resta, si affretta a ricordare che oltre il Ponte "vanno mantenuti gli impegni con la Regione al fine di garantire il recupero delle risorse già assegnate per legge alla Sicilia per la riqualificazione funzionale della viabilità secondaria non statale".
Il governatore si aspetta "un impegno finanziario aggiuntivo coerente con le più volte conclamate necessità di recupero del gap infrastrutturale della Regione rispetto al resto del Paese". E questo "senza nulla togliere alle altre regioni". Evidenziando però che in Sicilia servono interventi "sui porti commerciali, gli interporti e gli aeroporti dell'Isola indispensabili per l'attuazione della strategia che vuole la Sicilia una piattaforma logistica per il Mediterraneo". E ancora "il miglioramento della mobilità interna delle tre città Metropolitane di Palermo, Catania e Messina, attraverso la realizzazione dei sistemi di trasporto pubblico di massa; interventi di riqualificazione urbana, anche per il superamento del disagio sociale determinato dalla carenza di alloggi ed, infine, interventi necessari al definitivo superamento della crisi idrica della Regione con il completamento delle dighe esistenti".
Insomma, il rischio è che di soldi al Ponte ne restino pochini - anche in virtù della contropartita che la Lega chiederà per il nord - mentre alla "Stretto di Messina" fanno il punto della situazione e tentano di far ripartire la macchina.
Lo stato dell'iter. A partire dal primo ottobre 2007 l'Anas (presieduta dallo stesso Pietro Ciucci) è azionista di maggioranza della Società Stretto di Messina, concessionaria per la progettazione, realizzazione e gestione del Ponte sullo Stretto di Messina. l'Anas possiede una quota pari all'81,8%, nell'ambito di una compagine azionaria che vede Rfi con il 13% e le Regioni Calabria e Sicilia ciascuna con una partecipazione pari al 2,6%. Il controllo di "Stretto di Messina" da parte dell'Anas consente di sviluppare alcune sinergie nella realizzazione dell'opera. In linea teorica la realizzazione della viabilità calabrese e siciliana e quella del Ponte dovrebbero camminare di pari passo. Altra sinergia potrebbe riguardare l'utilizzo di risorse professionali interne all'Anas. Unici, ad esempio, potrebbero essere parti degli uffici tecnici e di quello legale. Insomma due società e unico manager (Pietro Ciucci, ndr), dunque sintonia e possibilità di scambio delle risorse umane e tecniche.
I soggetti scelti con gare internazionali per realizzare l'opera, restano quelli del 2006 che hanno già sottoscritto i contratti. Il General Contractor - soggetto che realizza l'opera e si assume il rischio tecnico della realizzazione - è una Ati (Associazione temporanea d'impresa) composta da Impregilo spa, Sacyr Sa (Spagna), Società italiana per le condotte d'acqua spa, Cooperativa Muratori e Cementisti Cmc di Ravenna, Ishikaswajima - Harima Heavy Industries e Co (Giappone) e Aci scpa - Cosorzio stabile. Un'associazione che ha indicato quali progettisti la CowiA/s (Danimarca), la Buckland e Taylor Ltd (canada) e la Sund e Bealt A/S (Danimarca). Il general contractor si era aggiudicato una gara da 4,4 miliardi di euro con un ribasso del 12%.
Il riavvio del progetto, alla luce dello stop di un anno e mezzo, deve necessariamente riguardare l'aggiornamento dei corrispettivi contrattuali, della Convenzione con il concedente Ministero delle Infrastrutture e del relativo piano finanziario. In particolare, devono essere individuate le risorse finanziarie necessarie alla realizzazione, anche in sostituzione dei fondi ex Fintecna in precedenza destinati al Ponte e che con legge dell'ottobre del 2006 sono stati versati al bilancio dello Stato e finalizzati alla realizzazione di altre opere.
La "Stretto di Messina" punta a concludere le attivitĂ  propedeutiche entro il 2008 per emettere l'ordine di inizio attivitĂ  al Contraente Generale nei primi mesi del 2009, prevedendo l'apertura dei cantieri a metĂ  del 2010.
Come prima indicativa cifra, alla fine dell'estate la "Stretto" aveva fissato il costo aggiornato del progetto intorno a circa 6,1 miliardi di euro, a prezzi correnti, e aveva ipotizzato per la costruzione, dall'apertura dei cantieri, in 5 anni e mezzo.
Per quanto riguarda il quadro economico, il progetto mantiene le modalitĂ  del precedente piano finanziario, ossia il 40 per cento del Ponte sarĂ  finanziato con l'aumento di capitale della societĂ  Stretto di Messina ed il restante 60 per cento tramite finanziamenti da reperire sui mercati nazionali ed internazionali dei capitali secondo lo schema tipico del project finance. Allo stato nelle casse della Stretto non ci sono risorse. Questo significa che stando alle stime, circa 2,2 miliardi di euro, dovrebbe arrivare dallo Stato, tramite gli azionisti della Stretto di Messina, il resto dovrebbe essere finanziato da privati, ancora da individuare sul mercato globale.
Le perplessitĂ  di Remo Calzona.
Ad agosto scorso la casa editrice Dei-Tipografia del genio Civile, ha pubblicato un libro dell'Ingegner Remo Calzona, dal titolo sibillino "La ricerca non ha fine", nel quale vengono messi in discussione alcuni elementi del progetto. Calzona è stato per anni componente della Commissione Anas per il parere di fattibilità del Ponte, e sullo stesso argomento vanta il titolo di componente e relatore della Commissione del Consiglio superiore dei Lavori pubblici e coordinatore del Comitato scientifico della "Stretto di Messina".
Smessi i panni di consulente entusiasta del progetto oggi sostiene che il ponte potrebbe non stare in piedi a causa del suo stesso eccessivo peso e che i materiali potrebbero collassare, non essendoci prova della loro resistenza. In più esprime perplessità sulle reali condizioni di sismicità dell'opera, sulla situazione geomorfalogica, sull'impatto ambientale e socio culturale. Calzona inoltre propone un progetto alternativo che prevede un enorme pilone in mezzo al mare, a fronte della campata unica prevista dalla Stretto di Messina. All'esperto ha già risposto il Cda della "Stretto" che ha confermato di ritenere il progetto preliminare del ponte sospeso, a campata unica con pile in terraferma, la "soluzione definitiva di costruzione del Ponte sullo Stretto", sulla base di valutazioni di fattibilità tecnica, di impatto ambientale e di costi economici. Al contempo la "Stretto" avrebbe esaminato lo studio compiuto dal proprio Ufficio Tecnico, "con la collaborazione di alcuni esperti noti a livello internazionale (i docenti universitari Fabio Brancaleoni, Giorgio Diana e Michele Jamiolkowski), sul progetto alternativo proposto dal professor Remo Calzona, e dall'analisi è emersa la complessiva infondatezza delle affermazioni critiche di Calzona sul progetto preliminare del 2002 e la non fattibilità dell'ipotesi progettuale dallo stesso prospettata". Insomma, capitolo chiuso.
10 Novembre 2008  
Dopo 27 anni di attività sindacale la CGIL di Ragusa ha interrotto qualsiasi rapporto di collaborazione con Tommaso Fonte, segretario generale uscente, ritenendo di non volersi più avvalere del medesimo dopo il previsto periodo di sospensione dagli incarichi esecutivi in relazione alla sua candidatura per le elezioni regionali siciliane dell’aprile 2008.
Fonte è un dirigente della CGIL che nel corso degli ultimi anni si è battuto ed esposto in prima persona nelle vertenze territoriali più rischiose e delicate come la lotta per l’acqua pubblica, la lotta contro lo sfruttamento del lavoro, per la trasparenza degli appalti nella sanità e nella pubblica amministrazione.
Esprimiamo profondo stupore, amarezza e grande preoccupazione per tale decisione della CGIL, che allarma chi nella societĂ  civile e democratica ha avuto in Tommaso Fonte un punto di riferimento sulle questioni della legalitĂ , dello sviluppo e dei diritti fondamentali.
A seguito di tale suo impegno Fonte ha subito minacce di ogni tipo, anche di morte, di cui non si conoscono ancora gli autori.
Crea inquietudine e sconcerto il fatto che dopo la denuncia di un episodio di intimidazione, il dirigente sindacale sia stato paradossalmente processato per simulazione di reato, e infine pienamente assolto. Non risulta peraltro che dopo tale sentenza, emessa dal giudice dott. Andrea Reale il 21 gennaio 2008, siano state fatte indagini per far luce sui fatti denunciati.
Esprimiamo pertanto a Tommaso Fonte la nostra piena e totale solidarietĂ , sicuri che il suo impegno e la sua passione civile continueranno ad essere patrimonio importante per il territorio ibleo e la Sicilia tutta.

I primi firmatari:

Gianluca Floridia – Libera Associazioni Nomi e Numeri contro le mafie, Ragusa
Libero Mancuso – Già presidente Corte d’Assise Bologna – Avviso Pubblico nazionale
Nando Dalla Chiesa – Docente Università di Milano. Presidente Onorario di Libera
Emilio Molinari – Presidente Comitato Italiano per un Contratto Mondiale dell’Acqua
Roberto Morrione – Presidente Libera Informazione, Roma
Don Tonio Dell’Olio – Ufficio Presidenza di Libera Nomi e Numeri contro le mafie
Carlo Ruta – Storico e giornalista d’inchiesta
Gabriele Del Grande – Giornalista “Fortress Europe”
Riccardo Orioles – Giornalista (I Siciliani), Catania
Umberto Santino – Centro di Documentazione “Peppino Impastato”, Palermo
Pino Maniaci – Giornalista, Direttore Tele Jato, Partitico
Giovanni Di Martino – Vice presidente nazionale di Avviso Pubblico e sindaco di Niscemi
Giuseppe Nicosia – Sindaco di Vittoria, Avviso Pubblico
Amico Dolci – musicista - Palermo
Gabriella Stramaccioni – Coordinatrice nazionale Libera Nomi e Numeri contro le mafie
Manuela Mareso – Giornalista Narcomafie
Stefania Pellegrini – Docente di Sociologia del Diritto, Università di Bologna
Carlo Gubitosa – Giornalista Peacelink – Carta
Dario Montana – Referente Libera Coordinamento di Catania
Umberto Di Maggio - Referente Libera, Coordinamento di Palermo
Norma Ferrara – Libera Informazione, Roma
Marco Benanti – Giornalista “Isola Possibile”, Catania
Barbara Grimaudo – Cittadini Invisibili? No Grazie!, Palermo
Davide Binazzi – Presidente Associazione “Il Parco”, Bologna
Antonio Giaimo – Già inviato de “L’Ora” e dell’ANSA, Montevideo
Nadia Furnari - Associazione Rita Atria
Paola Ottaviano – Avvocato, Medici Senza Frontiere
Antonella Serafini – Giornalista “Censurati.it”, Roma
Roberto S. Rossi – Giornalista, Catania
Paolo Fior – Giornalista, Milano
Graziella Proto – Direttore Casablanca, Catania
Daniela Modica – Biotecnologa, Pozzallo
Ciccio Ruta – “Il Clandestino”, Modica
Giovanni Firrito – Pax Christi, Ragusa
Amel Laouini – Presidente Circolo “Donne Immigrate”, Ragusa
Tonino Solarino – Già sindaco di Ragusa
Rinaldo Benedetto – Primo sindaco di Pozzallo nel dopoguerra
Aurelio Modica – Già sindaco di Pozzallo
Sonia Migliore – Consigliere Comunale, Ragusa
Romina Licciardi – Consigliere Provinciale di Parità, Ragusa
Peppe Cannella – Consigliere Comunale, Vittoria
Alex Maiolino – Consigliere Comunale, Pozzallo
Giuseppe Roccuzzo – Consigliere comunale PD, Ispica
Carmelo Caccamo – Segretario CNA, Ispica-Modica
Massimo Giudice – Confesercenti, Vittoria
Alessandro D’Antoni – Accademia di Polizia – Los Angeles
Rosanna Caudullo – Presidente “Centro Donne”, Vittoria
Uccio Milana – Presidente Arcigay, Ragusa
Marco Blanco – Conduttore radiofonico “Ora d’Aria”, Modica
Andrea Di Falco – Radio Futura, Vittoria
Natale Arezzi – Centro Culturale “Don Puglisi Impastato”, Pozzallo
Giuseppe Gerace – Cancelliere tribunale, Francavilla di Sicilia (ME)
Luciano Nicastro – Docente e scrittore, Ragusa
Enrico Natoli – Presidente “Associazione Cuntrastamu”, Roma
Alessio Di Florio – Peacelink, Pescara
Natale Salvo – Giornalista, Trapani
Santina Sconza – giornalista, Catania
Antonio Signorelli – Biologo, Catania
Ninni Vinci – Cittadini invisibili? No grazie!, Palermo
Nello Lo Monaco – Geologo Dirigente Regione Siciliana, Ragusa
Tuccio Di Stallo – Vice coordinatore provinciale PD, Ragusa
Marco Di Martino – Segretario Provinciale Rifondazione Comunista, Ragusa
Giovanni Iacono – Segretario Provinciale Italia dei Valori, Ragusa
Enzo Cilia – Coordinatore provinciale Sinistra Democratica, Ragusa
Santo Santaera – Presidente provinciale dei Verdi, Ragusa
Lorenzo Migliore – Presidente provinciale del Partito Socialista, Ragusa
Carmelo La Porta – Segretario Cittadino PD, Ragusa
Gianni Battaglia – Movimento Grilli Ragusani, Ragusa
Roberta Trovato – Giornalista, Modica
Giovanna Corradini – Redattrice, Ragusa
Salvatore Cicirello – Società Civile PD, Ragusa
Chiara Iurato – Dottoressa in medicina, Ragusa
Ennio Ammatuna – Segretario cittadino PD, Pozzallo
Pierenzo Muraglie – Segretario cittadino PD, Ispica
Carla Cau – Insegnante e componente Comitato Scuola Pubblica, Ragusa
Margherita Benedetto – Insegnante, Pozzallo
Totò Battaglia – Officina 90, Ragusa
Massimiliano Carnemolla - Associazionismo civile, Siracusa
Franca Supplizi – Sociologa, Pescara
Chiara Civolani – insegnante, - Bologna

Per le adesioni al documento: accadeinsicilia@tiscali.it; per informazioni e comunicazioni: 339.8473018. Per testimonianze di solidarietĂ : sosteniamo.fonte@gmail.com.
25 Ottobre 2008   Gianni Stornello
Sudest: anche la via del mare ci unisce è stato il tema di un convegno tenuto stamattina a Pozzallo per l’organizzazione delle Camere di commercio di Ragusa, Siracusa e Catania. E’ stato il primo momento importante, con ampi margini di concretezza, nel quale si sono gettate le basi per la costruzione di un sistema portuale che comprenda tutti i porti delle tre province, il Sudest, appunto. Ho tenuto una delle relazioni, esprimendo tutto il mio favore per l’iniziativa, puntando una particolare attenzione alla presenza, in questo nuovo sistema, del porto di Pozzallo.
Per scaricare il testo integrale del mio intervento clicca qui


19 Agosto 2008   Gianni Stornello
C’è un gran parlare, in provincia di Ragusa e non solo, di “fiscalità di vantaggio”, cioè della possibilità di produrre e vendere prodotti con uno sgravio parziale o totale di tasse. Il Governo regionale, qualche settimana fa, ha elaborato un suo piano che istituisce le “zone franche urbane”: aree degradate per le quali si considera importante dare un sostegno incidendo sulla decurtazione delle tasse alla produzione. Tagliata fuori la provincia di Ragusa che, in effetti, zone ad alto tasso di degrado urbano non ne ha. Ha però un altro requisito capace di farle raggiungere l’obiettivo: il gap infrastrutturale che penalizza la piccola e media impresa. Già da due anni la provincia di Ragusa avrebbe potuto mettere a punto una sua strategia per rientrare nel progetto della fiscalità di vantaggio se il Comitato direttivo del Consorzio ASI avesse rispettato l’indirizzo di una mia Mozione approvata in ottobre 2006 dall’unanimità del Consiglio generale.
La Finanziaria 2007, che in quelle settimane veniva discussa, prevedeva un sistema di fiscalità di vantaggio molto articolato e non limitato solo alle zone franche urbane, di cui si parla oggi, ma esteso anche a particolari aree del Mezzogiorno, ben definite, caratterizzate dalla diffusione della piccola e media impresa e dove la carenza di infrastrutture e servizi giustifica una sorta di risarcimento in termini, appunto, di fiscalità di vantaggio. Facile riconoscere in questo modello la provincia di Ragusa con i suoi due agglomerati industriali, dove gli insediati, per un periodo limitato, avrebbero potuto godere di condizioni del tutto simili a quelle di una zona franca. La mozione che presentai invitava il Presidente e il Comitato direttivo a promuovere le iniziative e gli atti che si ritenessero utili al raggiungimento di un obiettivo che oggi consideriamo perso. Si sarebbe dovuto creare, allora, un sistema istituzionale locale in grado di rivendicare una misura importante per l’economia ragusana, anche in vista dell’apertura dell’Area di libero scambio del 2010. Oltre ad una mancanza di rispetto per il Consiglio, non si è saputo guardare lontano. Credo tuttavia che di fiscalità di vantaggio si continuerà a parlare, soprattutto in Sicilia, dove vedo una spiccata sensibilità su questo tema da parte del presidente della Regione, Lombardo. E’ per questo che rivolgo un appello al Presidente del Consorzio ASI Gianfranco Motta a prendere l’iniziativa, invitare al dialogo tutto il territorio ed insieme cercare di elaborare una proposta organica alla Regione e giocare una partita che non è ancora chiusa.
19 Maggio 2008   Gianni Stornello
Il mondo produttivo della provincia di Ragusa comincia ad avere il fiato grosso. Gli ultimi dati ci dicono che le proiezioni di crescita del valore aggiunto e dell’occupazione nei prossimi tre anni segnano il passo. L’allarme viene dal Centro Studi della Camera di Commercio di Ragusa che per la prima volta, dopo diversi lustri, incute toni molto meno trionfalistici degli altri anni, gli anni del “Miracolo ragusano”, dell’“Isola nell’Isola”. Il valore aggiunto nei prossimi tre anni crescerà di solo mezzo punto, a fronte di una crescita dell’1% in Sicilia, dell’1,1% nel Mezzogiorno e dell’1,3% nel resto d’Italia. Prossima allo zero la previsione di crescita dell’occupazione che in provincia di Ragusa, sempre nel prossimo triennio, dovrebbe raggiungere uno stentatissimo 0,1% a fronte di uno 0,8% in Sicilia e nel Mezzogiorno e di uno 0,7% nel resto del Paese.
Non mancano segnali positivi come, per esempio, il netto balzo delle esportazioni che in due anni, dal 2005 al 2007, passano da un valore di 191.034.738 euro a 273.151.989 euro, segnando un incremento del 42,9%. E’ utile accostare a questo dato i numeri relativi alla crescita delle società di capitali, che negli ultimi dieci anni sono passate dal 5,5% all’11,7 a scapito delle ditte individuali che dal 77,1% scendono al 68%. L’impresa ragusana, la piccola e media impresa ragusana, dunque c’è, tende a strutturarsi, diventa sempre più “rosa” (12.932 le imprenditrici nel 2007), garantisce ruoli anche ad imprenditori extracomunitari che da 696 nel 2000 sono più che raddoppiati nel 2007 passando a 1432 e mira ad esportare le proprie merci. Però fatica ad aumentare il valore aggiunto e a garantire un trend occupazionale in crescita, minando il PIL per abitante che nel 2007 si attesta secondo in tutta la Sicilia (71,7% dopo quello di Siracusa al 77,7). Perché questa sofferenza? Credo che fa sentire tutto il suo peso la completa insufficienza di infrastrutture rispetto alla quale la PMI iblea aveva saputo ugualmente affermarsi. Oggi la forte spinta alle esportazioni ci porta ad avere necessità stringente di infrastrutture adeguate alle nostre produzioni che, non va mai dimenticato, per la gran parte hanno la loro specificità nel fatto di essere deperibili perché legate all’agroalimentare. Come fa un mondo produttivo che in due anni sfiora l’incremento del 50 per cento delle esportazioni a non avere una ferrovia, a non avere autostrade, a non avere un porto efficiente (visto che Pozzallo ha già superato da tempo il limite di merce movimentata per il quale era stato costruito), a non avere in loco piattaforme logistiche della “catena del freddo”? Nel vantare e vantarci dei bei numeri raggiunti abbiamo sempre aggiunto l’inciso “nonostante la carente dotazione infrastrutturale”. Ebbene dobbiamo abituarci a sostituire quel “nonostante” con “a causa” proprio per i motivi che ho indicato prima. Torna di grande attualità a questo punto una mia proposta: istituire una “cabina di regia” per le infrastrutture che accorpi le varie iniziative sorte sull’argomento qua e là e avvii una massiccia opera di programmazione, controllo, censimento e aprendo, se necessario, una vera e propria vertenza con i livelli di governo superiori. I dubbi su un’azione concreta ed efficace sono legittimi: alla presentazione di questi dati, resi alla Camera di Commercio durante la “Giornata dell’Economia”, non c’era un solo sindaco o assessore comunale, non c’era la Provincia regionale, non c’era la deputazione iblea, fatta eccezione per il democratico Giuseppe Digiacomo. Una classe politica, intere rappresentanze istituzionali che non sentono di confrontarsi con questi temi hanno raggiunto il massimo dell’autoreferenzialità e dell’incapacità di guardare al futuro. Poveri noi!
29 Febbraio 2008   Gianni Stornello
Il deludente incontro dei giorni scorsi fra Trenitalia e rappresentanze istituzionali della provincia di Ragusa la dice lunga su quello che sarà il futuro prossimo venturo della ferrovia in provincia: praticamente zero. In buona sostanza i rappresentanti della società sono venuti per proporre agli enti locali l’acquisto di pacchetti di biglietti prepagati da destinare a studenti e pendolari. Punto. Un timido accenno è stato fatto su una minima ed insignificante attività di manutenzione sulla tratta che interessa la provincia di Ragusa, tanto per praticare una sorta di accanimento terapeutico su una rete già da tempo abbandonata a se stessa. Chiusura totale sul traffico cargo: la provincia di Ragusa né è tagliata fuori e lo scalo merci più vicino è quello di Gela. Ciò accade per un errore di fondo: non si parla, non si vuole o non si sa parlare del traffico merci da e per la provincia di Ragusa, prima che dei passeggeri. C’è una regola d’oro in Economia dei trasporti. Essa dice, in buona sostanza, che dove vanno le merci arrivano i passeggeri. E’ cioè impensabile praticare investimenti solo per fare spostare i pendolari e gli studenti. Massiccio per quanto possa essere, l’esodo giornaliero di persone non giustifica e non rende remunerativi gli ingenti investimenti necessari per ammodernare la linea, aggiornare il materiale rotabile, attrezzare le stazioni, che tra l’altro stanno venendo tutte dismesse e cedute a privati con o senza il concorso degli enti locali. Il business vero è costituito dalle merci. Il non averlo considerato ha costituito un errore tattico dei nostri enti locali, dei nostri parlamentari, dei nostri uomini di governo ai vari livelli. Accontentarsi di una corsa passeggeri in più negli anni scorsi senza minimamente pensare al traffico merci ci ha portati alla situazione attuale: stiamo perdendo tutto. Ai suoi antipodi la provincia di Ragusa ha due infrastrutture di prim’ordine già vocate al cargo: il porto di Pozzallo e l’aeroporto “Pio La Torre” di Comiso. In mezzo ci sono le piccole e medie imprese che fanno dell’area iblea il cuore pulsante dell’economia del Sudest. Assumono materie prime e producono prodotti semi o del tutto lavorati. Ci sono poi l’orto-frutta ed una gran varietà di merce deperibile di cui la provincia di Ragusa va fiera e rappresenta sicuramente un luogo d’eccellenza: cito soltanto a mo’ di esempio il cioccolato medicano, il latte degli altipiani, i fiori di Scicli. Rispetto a tutto questo la ferrovia può rappresentare la modalità di connessione del porto e dell’aeroporto e al tempo stesso una modalità in più (oltre al mare e al cielo) per fare uscire i nostri prodotti dal Sudest e prenderne di altri (magari per lavorarli e trasformarli in modo da conferire loro valore aggiunto). Se è vero che in Italia siamo gli ultimi per la presenza di infrastrutture, va da sé che è da questa situazione che dobbiamo partire per elaborare un progetto. Non illudiamoci. Nessuno ci darà niente se non costituiamo una vera cabina di regia che metta insieme mondo produttivo, enti locali, clienti e fornitori di un sistema, il sistema-Ragusa, e progetti e crei (sì, crei, anche con capitali propri) una rete infrastrutturale che abbia nella ferrovia la sua dimensione capillare, da completare sicuramente (penso ai raccordi con il porto e l’aeroporto) ma ad un livello iniziale non male. Gli appelli a Trenitalia e al ministro di turno non servono. Abbiamo le potenzialità per fare un discorso di prospettiva, di qualificazione e di potenziamento della ferrovia. Se mancano questo scatto di orgoglio e un’intelligente progettualità; se, soprattutto nel mondo produttivo ibleo, che sappiamo tutti essere molto dinamico e in alcuni casi più avanti di certa politica piccola piccola, non ci saranno la voglia e la capacità di spendersi per una scommessa che si può vincere, non ci resta che piangerci addosso e fare una manifestazione contro questo o quello ogni tanto. Così, per metterci l’anima in pace.
7 Febbraio 2008   Gianni Stornello
Il velo pietoso sull’apertura dell’Autostrada Siracusa-Gela sta cominciando a cadere. E’ di oggi la notizia dell’avvio di una procedura di messa in mora promossa dal Ministro delle Infrastrutture Antonio Di Pietro nei confronti dei Consorzio Autostrade Siciliane: entro novanta giorni deve aprire al traffico il tratto di autostrada completato, cioè il Cassibile-Rosolini, pena nientemeno che la decadenza della concessione. La decisione, alquanto dura, è maturata nel pomeriggio di ieri nel corso di una riunione alla quale erano presenti, oltre al ministro, funzionari del ministero e dell’ANAS. Nel corso dell’incontro sono circolati fogli di rassegna stampa che riprendevano la mia dichiarazione, quale consigliere ASI di Ragusa, sulla possibilità di messa in mora del CAS. In effetti, in zona parecchi hanno notato che la decisione di Di Pietro ricalca proprio quella mia presa di posizione. Il tutto mi fa ovviamente piacere per il semplice motivo che si può essere incisivi, propositivi, fattivi qualsiasi posto si occupi. L’importante è dire cose sensate e non parlarsi addosso. Tutto bene dunque? Certo che no! L’autostrada è ancora chiusa e dobbiamo vedere gli effetti che avrà il provvedimento del ministro sul CAS e sul grado di imperturbabilità di quest'ultimo. E’ stato comunque dimostrato che è Palermo che deve prendere i provvedimenti del caso. E fin quando non saranno presi occorre tenere alta la guardia.
25 Gennaio 2008   Gianni Stornello
Il consigliere comunale di Ragusa Nino Barrera del PD ha proposto l’entrata dell’ASI nel Consorzio universitario ibleo. Quella di Barrera, peraltro uomo di scuola fra i più seri ed apprezzati, è una proposta da prendere in considerazione, ma ad una condizione: coinvolgere anche le imprese iblee che si spendono direttamente investendo sulla formazione al livello universitario dei giovani. Certo, un consorzio che entra in un altro consorzio può sembrare un’idea stravagante. Ma nel nostro caso l’occasione può essere un’opportunità per conferire al Consorzio universitario di Ragusa la sua vera natura. In pochi fanno caso che i consorzi universitari solo da noi hanno visto l’esclusiva partecipazione di soggetti pubblici e non, come avviene altrove, anche dei privati. Fior di imprese, che in provincia di Ragusa non mancano, investono sul livello universitario della formazione dei giovani in modo da creare un bacino di giovani laureati che hanno seguito un corso di studi definito in base alle esigenze del mondo produttivo del territorio e, ovviamente, alle loro passioni e alle loro attitudini. Ed è proprio da questo bacino che le imprese attingono per assumere il personale. Solo così l’Università gioca una carta importante per fare incontrare domanda ed offerta di lavoro. Con questo voglio dire che se l’ingresso del Consorzio ASI serve da “apripista” alle imprese va bene. Se invece è un’operazione fine a se stessa non risolviamo i problemi del consorzio universitario ragusano che non andrà tanto lontano legato com’è alla politica, come le recenti sue vicissitudini hanno dimostrato, e trovandosi oggettivamente difficile il suo riconoscimento quale “quarto polo” siciliano. In queste condizioni la presenza dell'ASI sommerebbe un ente pubblico ad altri enti pubblici. Perdendo tempo e denaro.
7 Aprile 2007   Gianni Stornello
“Il Sudest intermodale” è uno studio che prende in considerazione l’intero assetto infrastrutturale della provincia di Ragusa, con annesso tessuto produttivo della stessa provincia e di quella di Siracusa, aggiornato ai primi mesi del 2007. Era stato pensato per farne una pubblicazione, tanto che reca la presentazione del sottosegretario ai Trasporti, on. Raffaele Gentile. Per problemi di natura tecnica e finanziaria di chi aveva preso l’impegno di pubblicarlo, lo studio è rimasto nel cassetto. Questo sito è l’opportunità per renderlo di pubblica ragione. “Il Sudest intermodale” è l’ampliamento e l’approfondimento della relazione da me redatta per lo Studio di prefattibilità che la Regione aveva richiesto al Comune di Pozzallo al fine di realizzare la Piattaforma logistica retro-portuale. Ed è grazie a questa “prefattibilità” e all’interesse che essa ha destato che la Regione ha dato mandato al Consorzio ASI, cambiando quindi ente attuatore, di redigere lo Studio di fattibilità, mandando così avanti la progettazione dell’opera. Diverse le conclusioni che si traggono dalla lettura dello studio, bene individuate e sintetizzate dal sottosegretario Gentile nella sua introduzione: i costi di alcuni nostri prodotti che sono altissimi per i ricarichi derivanti da una catena logistica a volte lunga e inadeguata, la carenza nel Sudest di aziende specializzate in servizi logistici e di magazzinaggio, la necessità di conservare, lavorare, trasformare i prodotti in arrivo da tutto il bacino del Mediterraneo per evitare una vera e propria invasione commerciale. Sono inoltre oggetto di attenzione la specificità del Sudest rispetto alla realtà siciliana, gli effetti della delocalizzazione industriale e dell’istituzione dell’Area di libero scambio euromediterranea del 2010, il superamento del contrasto fra autotrasporto e modalità marittima, la centralità del porto di Pozzallo. Ho fatto anche dei riferimenti di natura storica, socio-economica e commerciale per porre nel giusto risalto il contesto generale in cui il Sudest è chiamato a svolgere una funzione importante, un’opportunità irripetibile per l’imprenditoria dell’area ed i giovani in particolare.
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