La storia non è una galoppata senza possibilità di ristagni o di involuzioni.
Giombattista Vico

15 Gennaio 2009   Gianni Stornello
Le cronache politiche delle ultime settimane sono piene di articoli, inchieste, commenti sulla €questione settentrionale€. Nel centro-destra sono scoppiate le contraddizioni proprio su questo tema che riguarda, è inutile negarcelo, la locomotiva del paese che, senza infrastrutture, senza investimenti rischia il collasso; non considerando gli effetti devastanti che sta avendo ed avrà ancora di più la crisi per le migliaia di posti di lavoro che sono stati e saranno perduti. A fronte di tutto questo, per la prima volta, dal centrosinistra, precisamente dal Partito Democratico, sta partendo un€offensiva forte tendente a fare proprie le ragioni del Nord. Nel PD si va facendo strada una classe dirigente credibile, presentabile, di tutto rispetto (Chiamparino, Cacciari, Penati, Letta, Bersani) che, se non proprio il PD del Nord, farà qualcosa che diventerà la voce del disagio, delle difficoltà, della complessità di quell€area geografica. E tutto questo credo sia un bene. Il problema sta a Sud, per non parlare della Sicilia. Al Sud la classe dirigente democratica (cioè del PD) vanta (si fa per dire, ovviamente) nomi come Bassolino e Iervolino, Loiero e€ non so chi altri, francamente. Il resto è fatto di gente di seconda, terza e quarta fila. La domanda è: quale tipo di rivendicazione stanno avanzando per il Sud? E, prima ancora: le loro storie, le loro esperienze amministrative, sono un biglietto da visita spendibile per il rilancio del Sud? Lungi dal perseguire vecchie logiche di contrapposizione Nord-Sud, il minimo che possiamo fare è quello di alzare la voce per chiedere quello che è nostro e che le politiche geo-economiche del governo Berlusconi ci hanno negato o addirittura tolto. Il problema non è semplicemente di risorse, ma di individuazione di cose concrete, alla portata generale, non fantascientifiche che la Sicilia può avere. Perché, ad esempio, considerare la Sicilia terra di frontiera solo quando, in tempi di tensioni internazionali, si deve militarizzare il territorio e non anche, e soprattutto, quando la stessa è crocevia di disperati in cerca di fortuna, di una nuova patria, di una forza di benessere? Perché prestare il destro alla propaganda berlusconiana sul Ponte, quando abbiamo bisogno di strade, ferrovie, porti, acquedotti? Perché non chiedere di rispettare il nostro naturale modello di sviluppo formato da piccola e media impresa manifatturiera, imprese agricole, beni culturali e paesaggistici, turismo? Perché non parliamo più di mafia, in un goffo tentativo di considerarla sconfitta solo perché non spara e non fa parlare di sé? In Sicilia manca un Renato Soru che, da sinistra, sia in grado di dare corpo ad un progetto di rilancio complessivo che il centro-destra di Lombardo, Miccichè, Cuffaro non riesce a dare. In Sicilia il Partito Democratico sarà tanto €partito nuovo€ quanto più riuscirà a rilanciare una sfida di contenuti e non di slogan che vertici politici regionali fantasma non sanno neanche lontanamente elaborare. Se in Campania occorre una €ricambio gigantesco€, come ha detto recentemente Veltroni, in Sicilia occorre crearlo il partito, occorre crearla la classe dirigente perché non c€è. E ci sarà quando la Sicilia che vuole fare, vuole lavorare e far lavorare, la Sicilia della gente perbene deciderà di scendere in un agone che oggi lascia in balia di mediocri figure senza storia e senza futuro.
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