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luogo politico di incontro fra storie e culture diverse
Il Sudest intermodale
Un'autorità portuale per il porto di Pozzallo
Breve e schematica storia del porto di Pozzallo
La storia non è una galoppata senza possibilità di ristagni o di involuzioni.
Giombattista Vico
La Sicilia continua a militarizzarsi Grazie, ministro La Russa!
21 Gennaio 2009
Gianni Stornello
La notizia è di quelle sensazionali, importanti per la Sicilia che vuole crescere, che vuole guardare con fiducia alle sfide prossime venture e tale da giustificare la €grande soddisfazione€ del governo e la gioia incontenibile di un figlio illustre della nostra terra, il ministro Ignazio La Russa. Parliamo di un piano straordinario di infrastrutture? O di misure concrete per riconoscere alla Sicilia la fiscalità di vantaggio per colmare il grave deficit di opportunità lamentato dalle nostre imprese? Oppure dell€avvio della raccolta differenziata come Dio comanda? O forse si tratta della fine definitiva del racket del €pizzo€? Purtroppo niente di tutto questo. Parlando seriamente, molto seriamente, devo dire che la notizia, data con grande tono trionfalistico dal ministro La Russa in un€intervista rilasciata proprio oggi a
La Sicilia
, riguarda l€ulteriore militarizzazione dell€isola.
Annozero su Gaza? Un contributo al riequilibrio dell€informazione
16 Gennaio 2009
Gianni Stornello
La lite in diretta fra Lucia Annunziata e Michele Santoro durante
Annozero
di ieri sera pone il problema dell€informazione pubblica, Rai in primis, sul conflitto in corso fra arabi di Gaza ed Israele. L€Annunziata, senza peli sulla lingua, ha denunciato lo
sbilanciamento
della trasmissione verso i palestinesi ed ha abbandonato lo studio. Un gesto che non ha scomposto minimamente il conduttore. La giornalista, ex presidente della Rai ed oggi editorialista de
La Stampa
e conduttrice di
In mezz€ora
su Raitre, ha fatto la stessa cosa che un paio d€anni fa fece Silvio Berlusconi proprio nel corso della sua trasmissione: in segno di protesta per la partigianeria, almeno così disse l€attuale premier, della conduttrice, si alzò, tolse il microfono, le strinse la mano e andò via. Dicevo che il gesto, sicuramente plateale dell€Annunziata, oggi pone con forza il problema della copertura mediatica di un conflitto ancora in corso.
Ma in Sicilia il PD dovۏ?
15 Gennaio 2009
Gianni Stornello
Le cronache politiche delle ultime settimane sono piene di articoli, inchieste, commenti sulla €questione settentrionale€. Nel centro-destra sono scoppiate le contraddizioni proprio su questo tema che riguarda, è inutile negarcelo, la locomotiva del paese che, senza infrastrutture, senza investimenti rischia il collasso; non considerando gli effetti devastanti che sta avendo ed avrà ancora di più la crisi per le migliaia di posti di lavoro che sono stati e saranno perduti. A fronte di tutto questo, per la prima volta, dal centrosinistra, precisamente dal Partito Democratico, sta partendo un€offensiva forte tendente a fare proprie le ragioni del Nord. Nel PD si va facendo strada una classe dirigente credibile, presentabile, di tutto rispetto (Chiamparino, Cacciari, Penati, Letta, Bersani) che, se non proprio il PD del Nord, farà qualcosa che diventerà la voce del disagio, delle difficoltà, della complessità di quell€area geografica. E tutto questo credo sia un bene. Il problema sta a Sud, per non parlare della Sicilia. Al Sud la classe dirigente democratica (cioè del PD) vanta (si fa per dire, ovviamente) nomi come Bassolino e Iervolino, Loiero e€ non so chi altri, francamente. Il resto è fatto di gente di seconda, terza e quarta fila. La domanda è: quale tipo di rivendicazione stanno avanzando per il Sud? E, prima ancora: le loro storie, le loro esperienze amministrative, sono un biglietto da visita spendibile per il rilancio del Sud? Lungi dal perseguire vecchie logiche di contrapposizione Nord-Sud, il minimo che possiamo fare è quello di alzare la voce per chiedere quello che è nostro e che le politiche geo-economiche del governo Berlusconi ci hanno negato o addirittura tolto. Il problema non è semplicemente di risorse, ma di individuazione di cose concrete, alla portata generale, non fantascientifiche che la Sicilia può avere. Perché, ad esempio, considerare la Sicilia terra di frontiera solo quando, in tempi di tensioni internazionali, si deve militarizzare il territorio e non anche, e soprattutto, quando la stessa è crocevia di disperati in cerca di fortuna, di una nuova patria, di una forza di benessere? Perché prestare il destro alla propaganda berlusconiana sul Ponte, quando abbiamo bisogno di strade, ferrovie, porti, acquedotti? Perché non chiedere di rispettare il nostro naturale modello di sviluppo formato da piccola e media impresa manifatturiera, imprese agricole, beni culturali e paesaggistici, turismo? Perché non parliamo più di mafia, in un goffo tentativo di considerarla sconfitta solo perché non spara e non fa parlare di sé? In Sicilia manca un Renato Soru che, da sinistra, sia in grado di dare corpo ad un progetto di rilancio complessivo che il centro-destra di Lombardo, Miccichè, Cuffaro non riesce a dare. In Sicilia il Partito Democratico sarà tanto €partito nuovo€ quanto più riuscirà a rilanciare una sfida di contenuti e non di slogan che vertici politici regionali fantasma non sanno neanche lontanamente elaborare. Se in Campania occorre una €ricambio gigantesco€, come ha detto recentemente Veltroni, in Sicilia occorre crearlo il partito, occorre crearla la classe dirigente perché non c€è. E ci sarà quando la Sicilia che vuole fare, vuole lavorare e far lavorare, la Sicilia della gente perbene deciderà di scendere in un agone che oggi lascia in balia di mediocri figure senza storia e senza futuro.
Un'altra Ispica senza quel terremoto
8 Gennaio 2009
Gianni Stornello
Due anni fa scrissi per
L€immaginario
un articolo che ricordava il terremoto dell€11 gennaio 1693. Non essendo cambiati i termini della questione, ripropongo il pezzo oggi, in occasione del trecentosedicesimo anniversario di quell€evento che, come scrissi allora, cambiò il volto della Sicilia sud-orientale.
Un terremoto. Quante volte usiamo quest€espressione per dire, per rappresentare, per dare l€idea di un fatto sconvolgente che segna la distruzione di un certo quadro stabile o che quanto meno ha trovato una qualche stabilità. Ebbene il sisma dell€11 gennaio 1693 non fu soltanto tale nelle sue conseguenze urbanistiche e sociali di quella che poi, dopo oltre tre secoli, sarebbe diventata la nostra città. Fu anche altro, fu qualcosa di peggiore. Tutta la Sicilia sud-orientale per come è oggi, sotto tutti gli aspetti, non sarebbe così se non ci fosse stato quel terremoto. Ma, parlando di Ispica, oggi avremmo sicuramente una città certamente più importante, di gran lunga più prestigiosa, strutturalmente ed economicamente più forte se quell€evento non si fosse verificato.
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