La storia non è una galoppata senza possibilità di ristagni o di involuzioni.
Giombattista Vico

24 Giugno 2009   Fabio Mazzeo
È destinato a crescere enormemente il numero dei velivoli senza pilota (UAV) in dotazione alle forze armate internazionali. Per questo i principali paesi NATO sono impegnati in una frenetica ricerca di spazi aerei dove i nuovi sistemi possano volare senza interferire con le rotte civili e militari. In Spagna, per ospitare gli aerei senza pilota dell€aeronautica nazionale e di quelli dell€agenzia spaziale statunitense NASA, dopo anni di studi e simulazioni è stata scelta una piccola località della Galizia, Trasmiras, sfuggita sino ad oggi al passaggio in quota dei velivoli e 80 chilometri distante dall€aeroporto di Vigo. Per poi scongiurare pesanti restrizioni al traffico aereo, il governo Zapatero ha ritirato la candidatura di Zaragoza come principale base d€appoggio in Europa per i nuovi UAV della NATO.
In Italia invece impera la deregulation e già nei prossimi mesi i piloti delle compagnie aeree dovranno stare attenti a non incrociare i micidiali velivoli senza pilota delle forze armate italiane e statunitensi. Il generale Giuseppe Bernardis, sottocapo di stato maggiore dell€Aeronautica militare, ha preannunciato all€agenzia di stampa Defensenews che entro la fine dell€anno i nuovi velivoli €Predator B€ dell€AMI saranno liberi di volare in qualsiasi parte del Mediterraneo, €all€interno dello spazio nazionale e comunque fuori dal traffico regolare, a 50.000 piedi d€altitudine€. Qualcosa più di 15.000 metri dal livello del mare, ben al di sopra delle quote di crociera dei voli civili. Peccato che per volare, gli UAV dovranno comunque decollare proprio da alcuni scali militari che sorgono in prossimità di grandi centri urbani e importanti hub aeroportuali. I €Predator B€ saranno installati nella base pugliese di Amendola, a metà strada tra le città di Foggia e Manfredonia, ai piedi del Gargano. Andranno a fare compagnia al gruppo di Predator di prima generazione (quelli indicati con la lettera €A€), operativi dal dicembre 2004. Insieme si contenderanno il passaggio nel €corridoio di volo€ che l€aeronautica militare sta predisponendo tra la Puglia e il poligono sperimentale di Salto di Quirra in Sardegna.
€Il nostro piano è però quello di creare una serie di nuovi corridoi di raccordo tra la principale rotta di volo dei Predator e le basi di Sigonella e Trapani in Sicilia, l€isola di Pantelleria e Decimomannu in Sardegna€, ha aggiunto il generale Bernardis. €Il corridoio di Sigonella potrebbe essere usato pure dai velivoli senza pilota Global Hawks che saranno installati in Sicilia nell€ambito del programma NATO Allied Ground Surveillance AGS€. Entro il 2010 nella grande base siciliana arriverà pure una squadriglia di Global Hawk dell€US Air Force; nel 2012 finanche i prototipi di una versione più sofisticata di aerei senza pilota della marina militare statunitense. I ciechi strumenti di guerra saranno così gli unici veri padroni dei cieli del Mezzogiorno d€Italia. In Sicilia sovraffolleranno le piste e le rotte dei cacciabombardieri e dei giganteschi aerei cargo USA a capacità nucleare, sfrecciando a poca distanza dallo scalo di Catania-Fontanarossa, il terzo per traffico aereo in tutta Italia (più di sei milioni di passeggeri all€anno).
I Predator non sono però solo una grave minaccia alla sicurezza; rappresentano infatti l€ennesimo caso di spreco delle risorse finanziarie nazionali a favore del complesso militare industriale statunitense. Per quattro velivoli dell€ultima versione €B€ prodotti dalla General Atomics Aeronautical Systems Incorporated di San Diego, California, l€Italia dovrà spendere non meno di 80 milioni di euro nei prossimi due anni. Per i cinque Predator A acquistati nel 2004, sono stati spesi invece 47,8 milioni di dollari. E dopo un incidente ad un Predator italiano durante un volo sperimentale nel deserto della California, il governo ha pensato bene ad ordinare nel 2005 altri due velivoli, con un costo aggiuntivo di 14 milioni di dollari più altri 2 milioni per equipaggiamenti vari.
3 Giugno 2009   Ernesto Corvetti da PeaceReporter.net
Il signor Wang ha quarant'anni circa. E' uno degli studenti di piazza Tienanmnen. Dopo €l'incidente€ del giugno 1989 venne spedito in provincia. Sì, proprio come si era fatto vent'anni prima con le guardie rosse ormai da rottamare. La rieducazione nella Cina di periferia funzionava bene. A Wang era stata assegnato un ruolo burocratico di basso profilo, di controllo amministrativo. Noi diremmo, un lavoro da travèt. Lo svolgeva diligentemente. Lui era stato uno studente in gamba, una delle €cime€ della sua generazione. Venne così notato da uno dei nuovi imprenditori cinesi, che gli fece la proposta giusta: €Perché non passi da questa parte?€
Oggi il signor Wang è a capo di una delle compagnie di real estate più potenti della Cina: costruzioni e compravendita immobiliare. Ha apportato all'impresa che ha creduto in lui il valore aggiunto del franchising: noi ci mettiamo il marchio, il lavoro vero lo fanno le decine di affiliate sparse per la Cina. Poi ci becchiamo la percentuale.
Di storie come quella di Wang ne esistono parecchie. Il vero epilogo di Tienanmen non è costituito da quel numero indefinito di morti in piazza e dai giustiziati del giorno dopo. Quanti? Due, tremila in tutto? Non si sa e probabilmente non lo si saprà mai. La generazione degli studenti con la fascetta bianca in testa tiene oggi le redini del potere economico cinese. Domani, forse, di quello politico.
Nessun segnale dalla Beida (l'università di Pechino), encefalogramma piatto alla Renda (quella del Popolo). Gli studenti del nuovo millennio pagano per studiare, sono i €principini€ nati dalla politica del figlio unico, almeno due generazioni di familiari investono su di loro. Non c'è tempo per dedicarsi a un €incidente€ di vent'anni fa. €Perché rivangare Tienanmen?€, mi chiede un amico da anni residente in Cina. €Non interessa a nessuno. Non interessa ai carnefici di allora, per ovvie ragioni, e neppure agli ex studenti. Nel 2022 saranno i nuovi leader del Paese. Perché giocarsi un futuro radioso per ritirare fuori questa storia? In questo senso, il movimento di piazza Tienanmen ha già vinto€. Chiedevano riforme. Le hanno avute. Chiedevano democrazia? €Hanno avuto pure quella€, insiste l'amico. Non è quella occidentale. Oggi un cinese può arricchirsi, discutere di tutto, viaggiare, consumare. Non può criticare le massime autorità dello Stato e del partito e organizzarsi in un movimento politico. €Del resto € continua € è più democratico un Paese in cui si possono insultare pubblicamente, in forma scritta, il premier o il capo dell'opposizione ma dove si alza il muro del silenzio appena si toccano i poteri forti che ci stanno dietro; oppure un Paese in cui si discute quotidianamente e diffusamente di tutto, dei problemi politici sostanziali, a patto che si lascino stare le massime cariche dello Stato?€
Tienanmen vent'anni fa. In Cina, oggi, ci sono problemi più urgenti. Dagli aerei non si sbarca tanto facilmente. Si rimane al proprio posto finché un signore in camice bianco e mascherina non ha puntato alle tempie di tutti i passeggeri una specie di pistola laser, alla ricerca i qualche linea di febbre. Poi c'è la weiji, la crisi. Dalla cintura manifatturiera a sud giungono voci di chiusure a catena, con tanto di imprenditori stranieri fuggiti con la cassa. Sono le aziende votate all'export e la filiera delle subforniture, quelle che subiscono il crollo del mercato Usa e la paralisi di quello europeo. In compenso, le regioni interne cominciano a godere del pacchetto di stimoli varato dal governo: infrastrutture, costruzioni. C'è nuova trippa per i signor Wang.
11 Maggio 2009   Gianni Stornello
Chi affermava ed afferma che sinistra e destra, in Italia, sono la stessa cosa, deve ricredersi. La questione del respingimento dei barconi dei disperati verso la Libia è l€eloquente dimostrazione che solo un governo di destra, pesantemente condizionato dalla xenofobia leghista, poteva sbattere la porta in faccia a chi chiede aiuto. Possiamo scrivere fiumi di parole sul diritto internazionale, sulla negazione del diritto d€asilo, sul fatto che stiamo ingaggiando una lotta contro i mulini a vento, visto che l€ondata migratoria ci interesserà sotto altre forme. Qui la questione va ridotta al gesto brutale, egoistico, ispirato da malanimo che gli uomini di guardia alle nostre frontiere hanno l€ordine di compiere: negare l€aiuto a quanti, e sono centinaia, ce lo chiedono in nome della pace, della giustizia, della solidarietà. Non metto in dubbio che dietro il fenomeno degli sbarchi dei clandestini c€è la mano di chi sfrutta il fenomeno, di chi consente di imbarcare anche delinquenti. Insomma tutto quello che vogliamo. Ma è un fatto che c€è anche gente che fugge da regimi totalitari, che scappa dalla fame, che ha speso quel poco che aveva per pagare il viaggio sul barcone: a tutti questi noi diamo un bel calcio in bocca e con il €me ne frego!€ tipico dei fascismi vecchi e nuovi liquidiamo la faccenda. Li facciamo ripiombare nella miseria e li condanniamo ad una condizione peggiore di quella che hanno lasciato. Il bello è che così pensando ed operando si prendono anche i voti, in un Paese che ha dimenticato troppo presto di essere stato un Paese di emigranti, in un Paese che dimentica di avere bisogno di quelle braccia per mantenere in equilibrio l€economia di intere sue aree interne, in un Paese dove è ancora attualità lo slancio di altruismo e di solidarietà dopo il terremoto in Abruzzo. Il dubbio che prende in questi casi è: ma sono peggiori certi politici, certi uomini di governo, che arrivano a negare perfino l€evidente stato multiculturale della società italiana, o è peggiorato il Paese, ostaggio di una cultura retriva, effetto della diffusione dei valori consumistici e freddi propri di certa tv? La classe politica è generalmente figlia del Paese in cui si trova. Ed è per puro spirito di autoconservazione che cerca di rinfocolare i valori dai quali è nata e che stanno a suo fondamento. Insomma, c€è poco da sperare.
22 Aprile 2009   da Fai.informazione.it
La Giornata della Terra (Earth Day) nacque il 22 aprile del 1970, quando il senatore democratico Gaylord Nelson lanciò un appello a favore della difesa del Pianeta. Tra protocolli di Kyoto e leggi sulla tutela dell€ambiente, il problema è oggi ancor più sentito di circa quarant€anni fa. La Giornata della Terra valicò immediatamente i confini americani diventando un evento internazionale, celebrato in 174 paesi del mondo, per sostenere la difesa dell€ambiente in cui viviamo e l€incentivazione delle politiche di sviluppo. Obiettivo primario della Giornata della Terra è non solo quello di sensibilizzare l€opinione pubblica ed fare pressione governi di tutto il mondo, ma anche spronare ogni singola persona a tenere comportamenti che non infliggano sofferenze al nostro pianeta. Ogni persona deve essere protagonista attivo attraverso un atteggiamento consapevole nel rispetto del pianeta.
I principali obiettivi di questa 39esima edizione della Giornata della Terra sono la promozione di un futuro a zero emissioni grazie ad un passaggio alle energie rinnovabili in modo da mandare definitivamente in pensione i combustibili fossili, principale fonte di danni ambientali; l€adozione di una sistema efficace di risparmio energetico; dar vita ad una nuova economia basata sull€energia pulita, in grado di portare nuovi posti di lavoro.
Migliaia di eventi e manifestazioni si tengono in tutto il mondo durante la Giornata della Terra per mettere in evidenza i problemi del pianeta e cercare di trovare soluzioni tangibili. In Italia, a Roma Ben Harper con la sua nuova band, i Relentless7, apre il concerto gratuito che partirà alle 20.00 a Piazza del Popolo. Parteciperanno anche Nnenka e Bibi Tanga & The Selenites e gli italiani Subsonica.
Nei cinema è invece possibile assistere in anteprima al film €Earth - La nostra terra€, prodotto della DisneyNature, uno splendido documentario con immagini di paesaggi incontaminati e animali ripresi nel loro habitat.
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