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giornale di sicilia Sta avendo un notevole successo il nuovo romanzo dello scrittore ispicese Gianni Stornello, un romanzo storico dal titolo “Il figlio della ruota” edito da Prova d’autore.

***Quale il nodo centrale dell’intelaiatura del romanzo?

«Il figlio della Ruota à la storia di Nirìa, un trovatello che vive tutta la sua vita in perfetta armonia col suo paese del quale sente i profumi, vive le tradizioni, conosce le persone, è geloso custode della sua identità. Proprio nel suo paese Nirìa sarà protagonista indiretto e diretto di una serie di fatti che sono paradigmatici della Sicilia, dei suoi vizi, delle sue virtù».

***Qual è il rapporto tra eleborazione narrativa e verità storica?

«Credo di dare l’idea del rapporto fra verità e finzione ne “Il figlio della Ruota”, così come ne “La libertà sbagliata”, il mio primo romanzo, parafrasando Arturo Graf: fatti storici e fantasia li mando a braccetto, facendo in modo che il lettore non capisca quali siano gli uni, quale l’altra. Insomma parto da fatti veri per romanzarli, elaborarli, cucinarli, oserei dire, dando vita ad una cosa nuova, diversa».

***Quali fatti storici vengono trasfigurati?

«Praticamente tutti. Soprattutto la vicenda di Nirìa, il trovatello, il protagonista del romanzo».

***Come si coniugano la vocazione narrativa con la passione giornalistica?

«Nel mio caso particolare sono la stessa cosa. Non posso occuparmi di cronaca quotidiana per i miei impegni di lavoro. Ma raccontare oggi fatti del passato, aiutandomi anche con qualche dato del mio archivio e con la mia fantasia, questo sì. Ed è quello che faccio con la narrativa».

***Come questo nuovo libro si rapporta al libro “La libertà sbagliata” uscito nel 2005?

«“La libertà sbagliata” fu la prova generale di questo mio continuare ad essere giornalista raccontando il passato, la Sicilia e le sue contraddizioni. La prova è andata bene ed oggi “Il figlio della Ruota” si pone in linea di continuità. Anche se è un romanzo storico per circa tre quarti; il resto riguarda i nostri giorni: ma anche in essi c’è molto da scrutare e da cogliere come segno di una certa identità siciliana».

***A chi è dedicato?

«Alla mia città, Ispica. E lo faccio con grande convinzione e con particolare affetto. Un pensiero speciale però, così come ho scritto nei ringraziamenti a margine del romanzo, intendo rivolgerlo a Ciccio Belgiorno, fra i primi a leggere il manoscritto e ad incoraggiarmi ad andare avanti, arricchirlo e farlo pubblicare. Se fosse ancora fra di noi, oggi Ciccio sarebbe contento».

Giuseppina Franzò per il Giornale di Sicilia

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