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Milana ispicaIspica ha mille facce. Ma in questi giorni sta mettendo in luce quella più bella, positiva, solidale, indubbiamente la preferibile. Lo sciopero della fame di Uccio Milana, Alberto Milana e Delfina Puglisi per rivendicare il diritto al lavoro e la restituzione del loro chiosco in piazza, sta dando modo ad Ispica di dimostrare di essere comunità, di avere valori condivisi, di fare scattare, quando è il momento, la molla della condivisione nel rivendicare un diritto, nel protestare contro un sopruso. Da quando sono in piazza, giorno e notte, ricevono visite, i bar vicini fanno avere loro il cappuccino di ordinanza (consentito in questi casi), c’è chi porta coperte, c’è chi alle quattro del mattino va da loro, porta un termos di latte caldo e dice: “Sapendovi qui, non ho potuto dormire, sentivo il dovere di stare con voi”. Ecco l’Ispica migliore che preferisco, che non ha paura, che si schiera dalla parte del più debole che diventa forte, perché sostenuto dalla cittadinanza, nonostante le bassezze del “palazzo”. Ai Milana è riconosciuto un diritto dalla loro “comunità”, prima ancora che dai cavilli, dalle carte fredde, dai bizantinismi sciocchi, dalle malevole prassi burocratiche, dai punti e dalle virgole. È Ispica a dire che quel chiosco va assegnato ai Milana. Punto.

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