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Le saracinesche chiuse in Corso Umberto sono lo specchio di una crisi che non riguarda solo Ispica e solo il commercio. Certo, fa effetto vedere come il cuore della città, che dovrebbe pullulare di persone e di attività commerciali e non solo, assuma un aspetto triste, di ingiusto e immeritato abbandono. La malattia è grave. Resta da vedere se è curabile o no.

Ultimamente è stato il settore della CNA che si occupa di commercio a sollevare il problema: un paio di incontri a Palazzo Bruno, una mozione in Consiglio comunale sospesa in vista degli sviluppi, una conferenza dei capigruppo saltata per mancanza del numero legale, a riprova del disinteresse degli assenti (a scanso di equivoci, dico che il sottoscritto, nella qualità di capogruppo del Pd, c’era).

L’altra sera, in un incontro pubblico sul tema, l’associazione “Valìa” ha cercato di dare delle soluzioni prendendo spunto da quanto fatto in Toscana, a Ragusa e a Scicli. Al di là delle esperienze specifiche, sono emersi alcuni punti fermi che vale la pena evidenziare. Innanzitutto la chiusura al traffico delle zone interessate aiuta la riapertura dei negozi. È l’esatto contrario di quanto chiedono i commercianti, i pochi commercianti rimasti in Corso Umberto che reclamano la riapertura del Corso alle auto. Ci sono poi il coinvolgimento dei proprietari dei locali commerciali chiusi e il ruolo del Comune che non è spettatore, ma soggetto attivo, “regista” dell’operazione che potremmo chiamare “Saracinesche aperte”.

Il punto è fare di Corso Umberto un’area dove vai per fare qualcosa. Logico pensare agli eventi. Vista la stagione, il primo che mi viene in mente è quello dei Mercatini di Natale. Sono entrati nella tradizione ispicese e il loro spostamento in Corso Umberto sarebbe la prima cosa da fare. Ma credo si debba andare oltre: perché non sistemare le varie attività dei mercatini dentro i locali chiusi del Corso? Gli espositori, che non sono commercianti, ma per la maggior parte persone che espongono piccoli oggetti di artigianato preparati in casa, cercano una soluzione per ovviare al triste fenomeno del vandalismo notturno. Quale migliore occasione per offrire loro locali chiusi, che aiuterebbero peraltro a tenere il mercatino anche in caso di pioggia? Tanti locali aprirebbero d’incanto lungo Corso Umberto, sia pure per un periodo limitato, e centinaia di persone sarebbero attirate al Corso, a tutto vantaggio delle attività stabili esistenti. Sarebbero create le premesse perché, dopo i Mercatini di Natale, si continui con altre iniziative, rendendo finalmente il Corso vivo e appetibile per chi intende aprire nuove attività.

Il Comune. Il Comune dovrebbe parlare ai proprietari dei locali sfitti e fare loro un discorso di lungo periodo che parta dai Mercatini di Natale e vada oltre. Ai proprietari si dovrebbe chiedere di mettere a disposizione i loro locali a un prezzo simbolico o comunque calmierato. In cambio il Comune può garantire un bonus sulla TARI che, non essendo tecnicamente una tassa, non è soggetta ai vincoli per il dissesto e può essere ridotta a determinate categorie di contribuenti, come è stato fatto per gli anziani soli e per gli artigiani.

Si tratta ovviamente di un’idea di massima da affinare. Un’idea come tante, tutte interessanti e meritevoli di essere considerate. L’importante è non arrivare al prossimo incontro o alla prossima mozione in Consiglio comunale senza che si sia fatto qualcosa di concreto.

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