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procura MilanaLa Procura della Repubblica di Ragusa ha voluto acquisire gli atti relativi al Chiosco di piazza dell’Unità d’Italia, tolto ai Milana prima della costruzione della nuova piazza, realizzato ex novo in un altro angolo e assegnato ad altri. Agenti in borghese si sono presentati nei giorni scorsi al Comune chiedendo le copie di tutti i documenti. Era stata la stessa famiglia Milana a depositare un esposto in Procura nei giorni caldi dell’occupazione del nuovo chiosco e dello sciopero della fame. Adesso, come si dice in questi casi, la magistratura vuole vederci chiaro. La domanda è sempre quella: è possibile che dei privati che godono di diritti legittimi, come quello della concessione di uno spazio pubblico e dell’utilizzo di esso per fini commerciali, ne vengano privati? La questione è nelle mani dei tribunali amministrativi: il Tar si pronuncerà con i tempi ordinari che ha, respingendo la richiesta di sospensiva immediata della concessione del nuovo chiosco ad altri dopo l’emissione di un bando ad hoc. Per il tribunale amministrativo non esistono i presupposti per un danno grave ed irreparabile. Non per questo un processo non si farà. Tutto questo sotto l’aspetto squisitamente amministrativo. E se la vicenda avesse anche dei risvolti penali? Di qui l’acquisizione degli atti da parte della polizia giudiziaria, su mandato della Procura. Questa ulteriore novità ingarbuglia ulteriormente tutta la storia. Gli assegnatari del nuovo chiosco rischiano di essere schiacciati da un contenzioso che potrebbe riservare colpi di scena. Anche se c’è chi osserva: in fin dei conti loro non c’entrano. Se ai Milana sarà riconosciuta la loro ragione dovrà essere il Comune a risarcire i danni a loro e ai nuovi assegnatari. Insomma a pagare capricci e arroganza è sempre Pantalone. Mentre politici e politicanti, prima impegnati a fare a gara nella solidarietà chiacchierona alla famiglia Milana, li vediamo in doppio petto a caccia di voti per le Amministrative del 31 maggio. Oggi stare dalla parte dei Milana è rischioso, non dà un’immagine rassicurante, fa perdere voti. Voti, non consenso. Quello è un’altra cosa.

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