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c'era una volta la città ispicaÈ triste venire a sapere che ci sono bambini che abitano nelle contrade di Ispica e che ad oggi non sono ancora andati a scuola per la mancanza dello scuolabus. Nel 1987 Ispica ebbe assegnato il titolo di “città”: un riconoscimento alla sua storia, alla sua cultura, al suo patrimonio ma anche e soprattutto alla qualità dei servizi. Negare lo scuolabus ai bambini o chiedere alle famiglie un contributo salatissimo per usufruirne dà la misura dell’idea medievale che ha dell’istruzione chi amministra il Comune. Se il titolo di “città” potesse essere revocato, lo avremmo perso da un bel pezzo. Forse parlare di oscurantismo è una parola grossa. Ma parto dal presupposto che l’istruzione è garanzia di libertà, acquisizione di capacità di discernimento critico, conquista di autonomia intellettuale, a scuola il bambino socializza. Un’Amministrazione comunale che ha fatto giurisprudenza creativa, sfidando le magistrature amministrative e contabili di mezza Italia su dati contabili oggettivi e che non trova la soluzione per garantire il servizio gratis ai bambini della scuola dell’obbligo o è incapace o è colpevole di oscurantismo. O forse entrambe le cose.

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