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Rateizzazione dei tributi, “tagliando” del primo anno all’Amministrazione comunale, Piano regolatore. Una mia intervista su questi temi a Piero Giunta.

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OraSI Ispica referendum costituzionaleNasce “Ora Sì Ispica”, il comitato per il Sì al referendum costituzionale di ottobre, fortemente voluto dal presidente del Consiglio Matteo Renzi. Il Comitato è ospitato nella sede del Circolo del Partito Democratico “John Fitzgerald Kennedy”, in via Mazzini 34, ed è coordinato da Roberto Luca, componente il Coordinamento dello stesso circolo “Kennedy”. Obiettivo del Comitato “Ora Sì Ispica” è quello di riunire e mettere in rete i sostenitori del Sì, al di là delle loro appartenenze politiche e della loro militanza, cercando di aprirsi il più possibile ai semplici cittadini che condividono la convinzione che la scelta del Sì rappresenta una grande opportunità di cambiamento della politica e di efficienza nell’azione di governo degli organi dello stato. Il Comitato “Ora Sì Ispica” prenderà delle iniziative già nei prossimi giorni per spiegare i contenuti delle modifiche costituzionali oggetto del referendum confermativo di ottobre.

Se vinceranno i Sì, saranno in vigore diverse riforme alla Costituzione, fra le quali sono degne di nota la riduzione del numero dei parlamentari, con un Senato non più elettivo, l’abolizione del CNEL, l’attribuzione diretta allo stato di materie come l’ambiente, la gestione di porti e aeroporti, trasporti e navigazione, produzione e distribuzione dell’energia, politiche per l’occupazione, sicurezza sul lavoro, ordinamento delle professioni ed importanti modifiche al quorum che rende valido un referendum abrogativo. Infine, se vinceranno i Sì, per proporre una legge d’iniziativa popolare non saranno più sufficienti 50mila firme, ma ne serviranno 150mila.

Riforma Costituzionale 1

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ShakespeareQuattrocento anni fa moriva William Shakespeare. Mondo culturale e dell’informazione in fermento oggi per ricordare un uomo straordinario, la cui produzione letteraria vive sempre di una grande attualità e la cui biografia ne tratteggia aspetti misteriosi e controversi. Puntando su questi, con le commemorazioni arriva anche il rilancio della teoria che Shakespeare fosse italiano, siciliano addirittura. Sellerio pubblicò anni fa un romanzo di Domenico Seminerio, “Il manoscritto di Shakespeare”, ispirato alla teoria rilanciata dal giornalista pubblicista ispicese scomparso Martino Iuvara secondo cui il celeberrimo drammaturgo inglese altri non era che un siciliano riparato a Stradford-Upon-Avon per motivi religiosi dalla sua Messina, passando per l’attuale Nordest italiano. Dubbi quanto meno sulle origini non anglosassoni del Bardo ne sono stati avanzati parecchi nel tempo. Nel 1921 una studentessa americana, Clara Longworth de Chambrun, nella tesi di laurea discussa alla Sorbona di Parigi, cercò di dimostrare che quanto di italiano c’è nelle opere di Shakespeare era tratto dagli scritti di tale John Florio. Quattro anni dopo un giornalista romano, Santi Paladino, sul quotidiano L’Impero affermò che Shakespeare era lo stesso Florio e sulla sua tesi pubblicò due libri, nel 1929 e nel 1955. Frattanto, nel 1936 un architetto veneziano e medium, Luigi Bellotti, aveva rilasciato un’intervista a La Stampa in cui sosteneva che lo stesso Shakespeare gli aveva rivelato “per comunicazione psicografica” che il suo nome originario era Guglielmo Crollalanza, valtellinese, poi cambiato in Florio per sfuggire all’Inquisizione, essendo protestante. Approdato in Gran Bretagna, avrebbe tradotto il cognome in Shakespeare (da “to shake”, che significa scrollare e “spear” che vuol dire lancia). Nel 1951 fu la volta del giornalista lombardo Luigi Villa che dedicò alla questione un altro libretto. Infine l’ispicese Iuvara. Martino Iuvara dapprima ne parlò in alcuni articoli, poi nel 2002 pubblicò un volumetto intitolato “Shakespeare era italiano” in cui riprese le varie tesi esposte nel tempo, arricchendole con alcuni particolari inediti frutto di sue ricerche. “Come faceva – si chiedeva retoricamente Iuvara in un intervista rilasciata ad Antonio Casa su La Sicilia del 15 aprile 2000 – il figlio di un guantaio, come la storia ci vuol fare credere, a possedere l’immensa cultura che Shakespeare dimostrò nelle materie classiche? Come poteva, un poeta inglese, e per di più a quei tempi, descrivere fedelmente luoghi, paesaggi e persone italiani, così come li ritroviamo in ben 15 delle 37 opere del sommo William? E perché la biblioteca non è mai stata messa a disposizione dei biografi?”. La notizia fu una ghiottoneria per tutti gli organi di stampa non solo italiani (celeberrimo l’articolo di Andrea Camilleri su La Stampa ma anche – ed era ovvio – d’Oltre Manica). Lo stesso Times uscì sulla vicenda con toni sorprendentemente accondiscendenti verso la tesi di Iuvara nei confronti della quale non sono comunque mancati critici fra i quali Nicolò Di Salvo, componente di una commissione di ermeneuti che sta studiando la cosa e che attribuisce l’interpretazione di Martino Iuvara ad un caso di omonimia fra Florio.
Comunque sia il caso è aperto. Ed oggi, a quattro secoli dalla morte del Bardo, lo stiamo riscontrando.
Per tornare al romanzo di Seminerio. In esso si parla di un vecchio maestro, Gregorio Perdipane, una personaggio in stile pirandelliano, che confida ad un affermato scrittore di provincia, Agostino Elleffe, detto Tino, di essere in possesso della prova inconfutabile della sicilianità di Shakespeare. Dietro i due personaggi si celano, manco a dirlo, da una parte Iuvara dall’altra lo stesso Seminerio che, in un’intervista al Tg1, disse di propendere per la tesi di Iuvara non fosse altro per il carattere pirandelliano di molti dei personaggi del Bardo.

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franco rutaRicordo che una volta mi raccontò: “Ai tempi degli “Anni di piombo” la Digos di Ragusa mi schedò come possibile terrorista”. La cosa non mi sorprese, non tanto per il merito, è chiaro, quanto per il suo carattere, il suo essere eccentrico, originale, per certi aspetti “misterioso”: facile appioppargli un’etichetta, ovviamente del tutto infondata, del genere. Parlo di Franco Ruta, da tutti oggi ricordato come l’“inventore” del cioccolato di Modica, scomparso a 73 anni per un malore improvviso. Conobbi Franco trent’anni fa come editore a Radio Emmeuno e al Corriere di Modica. Come si dice in questi casi? Amore a prima vista? Diciamo che fu subito interesse reciproco a prima vista. Di lui mi affascinò proprio quell’essere misterioso, sornione, originale e “rivoluzionario” nel pensiero. Tutte le cose che faceva, a parte il suo lavoro al Laboratorio analisi all’Ospedale Maggiore di Modica e la famiglia, le faceva perché gli piaceva la novità. La radio libere? Radio Emmeuno. La TV? Teleuno. La stampa locale? Corriere di Modica, rivitalizzandolo e attualizzandolo dopo un periodo di crisi dovuta alla scomparsa del vecchio editore. L’informatica? “DP Informatica” (D, come Daniela, P, come Pierpaolo, i suoi figli). E poi la perla: “L’Antica Dolceria Bonajuto”, frutto di sentimentalismo familiare e grande intuito per quello che stavano diventando l’enogastronomia e la tipicizzazione delle vecchie ricette locali. Lui non inventò il cioccolato modicano. Lo riscoprì soltanto, vantandone le origine azteche. Bonajuto era suo nonno e Franco impazzì quando nel 2005 gli dissi che nel mio primo romanzo, “La libertà sbagliata”, ambientato nella Modica di fine ‘800, citavo proprio la “Dolceria Banajuto”. Inconsapevolmente avevo sollecitato la sua anima mecenatesca, l’amore per la sua città, la passione per le cose nuove. Mandò ad Elena Sofia Ricci, che aveva scritto la prefazione, una ricchissima confezione di prodotti dolciari e di cioccolato modicano. Patrocinò la presentazione del libro a Modica, nel foyer del Teatro Garibaldi, prima che uscisse ufficialmente alla Fiera del libro di Torino e nell’estate successiva dedicò al romanzo una delle “Chiacchiere sotto il fico” che sempre lui organizzava nell’ambito del Festival internazionale del cinema di frontiera di Marzamemi, con la partecipazione di Sebastiano Gesù e Gregorio Napoli, esperti di prima grandezza in fatto di cinema. E proprio Napoli e Gesù dissero senza mezzi termini che “La libertà sbagliata” era in realtà un soggetto cinematografico: la stessa cosa me l’aveva detta proprio Franco Ruta. Che mi fece anche una bellissima sorpresa: si accordò con l’Ibiskos, la casa editrice, e realizzò delle confezioni contenenti una copia del romanzo e vari tipi di cioccolato modicano. Questo era Franco Ruta: una persona intelligente, sensibile, intraprendente e buona. Quando persone così se ne vanno, usiamo dire che siamo più soli. Oggi che Franco non c’è più, non mi sento solo. Resto con un bagaglio di consigli, di esperienze, di stima, di fiducia che Franco Ruta mi ha dato e che fanno parte delle tante cose che mi fanno compagnia. Grazie, Franco. E arrivederci.

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gianni stornelloUn’interpellanza sull’elezione del capogruppo consiliare del Partito democratico di Ispica è stata presentata da Giuseppe Quarrella di Area popolare (vedila qui).

Il consigliere Quarrella si serve di carte superate dai fatti e dagli atti per strumentalizzare una vicenda interna a un partito e a un gruppo consiliare del tutto risolta e archiviata. L’interpellanza porta la data del 12 febbraio e fa riferimento all’elezione del capogruppo del Pd, che nel frattempo è stato eletto il 3 febbraio sera. Il collega di opposizione si è servito di una lettera del consigliere pd Giovanni Gambuzza che il 3 febbraio mattina sollecitava l’elezione del capogruppo. Non trovando questioni di natura amministrativa e problemi concreti su cui fare opposizione, Area popolare ha scelto la strada poco corretta della speculazione su vicende interne ad un partito, il Pd, peraltro chiuse dalla mia elezione a capogruppo consiliare. Tranquillizzo tutti sul fatto che gli atti della conferenza dei capigruppo sono legittimi e che non ci sono state incompatibilità fra cariche istituzionali e politiche, dal momento che il presidente del Consiglio comunale Roccuzzo, quale primo degli eletti del Pd, ha di volta in volta delegato la consigliera Stefania Rosa a partecipare alle conferenze dei capigruppo, come peraltro concordato con tutti i consiglieri del Partito democratico, nell’attesa che venisse eletto il capogruppo. Capogruppo, ricordo, che va eletto e non scelto in base ai voti riportati.
Ognuno fa politica e svolge il suo mandato elettorale come meglio crede. C’è chi lo fa ripescando cose vecchie, e chi, come noi, lo fa sull’attualità dei bisogni e sulle urgenze della collettività. Tra i pochissimi in Italia abbiamo abolito per statuto i gettoni di presenza per i consiglieri comunali, abbiamo ridotto i settori del Comune facendo risparmiare migliaia di euro all’ente, abbiamo rimesso in piedi il meccanismo di assegnazione dei suoli cimiteriali con criteri oggettivi, abbiamo dotato la biblioteca comunale “Capuana” di un Regolamento che la pone all’avanguardia dei servizi culturali in città, abbiamo ridotto la Cosap per i commercianti e gli artigiani e alleggerito il carico della Tari concedendo una rateizzazione maggiore della tassa, abbiamo avviato il riscatto dei livelli, dando in proprietà i terreni ancora gravati da vincoli medievali con un introito notevole per le casse comunali, stiamo mettendo mano alla cancellazione dei vincoli imposti dall’adozione del Piano regolatore del 2011, rimettendo in moto l’edilizia e liberando molte famiglie dall’obbligo di assurde acquisizioni di pareri per modifiche di poco conto, rimetteremo nelle mani della città le scelte sul Piano regolatore che vogliamo il più condiviso possibile e il più adatto ad assicurare uno sviluppo armonico di Ispica. Potrei continuare. Confrontiamoci su queste cose. Il resto lasciamolo ai nostalgici azzeccagarbugli.

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cava ispicaPotrebbe essere la Cava a fare conquistare anche ad Ispica un posto nella lista del Patrimonio dei Beni dell’Umanità tutelati dell’Unesco. La candidatura sta prendendo corpo proprio in queste ore, immediatamente successive alla visita in città di Ray Bondin, uomo di cultura e diplomatico maltese, fra i massimi esperti in siti Patrimonio dell’Umanità che nella foto vediamo intento a fotografare proprio Cava Ispica. Ore queste in cui ricordiamo il terribile e tragico terremoto dell’11 gennaio 1693 che segnò la fine di Cava Ispica come insediamento abitativo, consegnandolo definitivamente alla storia. Una storia che in questi giorni stiamo rinverdendo, nell’affermazione di un’identità che vogliamo capitalizzare in un nuovo progetto di sviluppo.
La venuta di Bondin è stata organizzata da giovani che hanno a cuore Ispica e i suoi tesori ed ha trovato l’immediato favore dell’Amministrazione comunale. Non si è ancora spenta l’eco di questa presenza autorevole e qualificata che ha avuto praticamente l’imbarazzo della scelta: il Liberty minore (“non ha ancora un riconoscimento dall’Unesco, ma lo meriterebbe”, ha affermato Ray Bondin) che trova in Palazzo Bruno di Ernesto Basile un’espressione fra le più interessanti; la Settimana Santa come “Bene immateriale”, il tardo-barocco, che implicherebbe l’allargamento ad Ispica del sito già esistente e che ha costituito, una quindicina di anni fa, un “treno che avete perso”, sempre per citare Bondin. Poi Cava Ispica. E’ proprio quest’ultima ad avere impressionato l’esperto maltese, così come nei secoli ha colpito fior di viaggiatori, esploratori, artisti, archeologi, uomini di cultura: dall’abate Jean-Claude Richard de Saint-Non, che nella seconda metà del ‘700 la descrisse nel suo “Viaggio Pittoresco” a Jean Houel, da Adolf Holm, che definì Cava Ispica “la città delle caverne” a Gustav Parthey che la considerò “senza dubbio uno dei punti più interessanti della Sicilia”. Fra le possibili “carte” da giocare, sembra proprio Cava Ispica quella che può avere maggiori possibilità di successo, proprio per le specificità del luogo che ha una sua polivalenza: storica, archeologica, naturalistica e paesaggistica, religiosa e spirituale (a Cava Ispica visse ed operò Sant’Ilarione). Non è del tutto casuale il fatto che Cava Ispica si insinui nel cuore del Val di Noto, che si fregia già del riconoscimento Unesco per il suo tardo-barocco: questo tipo di architettura è il “dopo” rispetto al terremoto dell’11 gennaio 1693 e di quelli che seguirono nei giorni successivi; Cava Ispica è il “prima”. Ecco perché assume una grande carica suggestiva la commemorazione che oggi facciamo di quel sisma che incise sulla vita, sull’economia, sull’assetto urbanistico di tutto il Val di Noto, Ispica compresa.
Va detto che per il riconoscimento Unesco molto è da fare, giocandosi una partita in uno scacchiere internazionale nel quale conta anche il peso che i governi nazionale e regionale sapranno e vorranno esercitare. Prima di tutto occorrerà mettere insieme i promotori che dovranno essere i comuni di Ispica, Modica e Rosolini nei cui territori Cava Ispica ricade. Poi la formalizzazione della proposta, supportata da un robusto dossier che provi il valore del sito. Insomma è ragionevole prevedere tre anni buoni per sapere se anche Ispica potrà entrare nel novero dei beni di importanza mondiale. Siamo solo l’inizio di una sfida avvincente che sappiamo di reggere con spirito grande e convinto.

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Biblioteca Capuana IspicaLa Biblioteca comunale “Luigi Capuana” di Ispica, fra le prime in Italia, rientra nei servizi pubblici essenziali. Con un mio emendamento al nuovo Regolamento discusso ed approvato nella seduta del Consiglio comunale del 23 dicembre, è stata recepita la normativa nazionale che considera i luoghi della cultura servizi primari. E’ un fatto di notevole portata storica per la “Capuana” e politica per la città: la cultura, spesso considerata cenerentola nelle politiche delle varie amministrazioni, occupa adesso un ruolo primario e trova nella biblioteca comunale il luogo naturale per essere praticata. Il mio emendamento è stato approvato con i voti della maggioranza e dei consiglieri di minoranza Genovese (Movimento 5 Stelle), Arena (Rinascita ispicese) e Denaro (Cannizzaro sindaco). Per la biblioteca esso non prevedeva solo la dichiarazione di servizio pubblico essenziale, ma anche una serie di misure migliorative del Regolamento adottato dalla Giunta e frutto di una serie di incontri fra Soprintendenza ai Beni culturali e i comuni della provincia. Prima di tutto ho proposto di inserire l’anno di apertura della biblioteca “Capuana”, il 1957. La “Capuana” è una delle biblioteche comunali più antiche della provincia: era giusto sottolinearlo. La biblioteca deve essere uno spazio aperto ed accessibile quanto più è possibile e un luogo della cultura, di integrazione e di confronto per eccellenza. Di qui l’introduzione dell’intercultura nell’offerta della biblioteca, la possibilità che gli ospiti dei centri di accoglienza possano visitarla e usufruire dei suoi servizi, l’abbattimento delle barriere architettoniche. Con l’approvazione dell’emendamento alla biblioteca viene dato il compito di realizzare l’inventario delle opere d’arte affidatele, quindi non solo dei libri. Il passaggio successivo al quale lavorare sarà il conferimento ad essa del patrimonio di quadri e sculture del Comune proprio per farne una doverosa e definitiva catalogazione. L’emendamento sancisce anche l’istituzione di un presidio temporaneo stagionale della biblioteca a S. Maria del Focallo e fissa l’importanza dei media digitali e del loro utilizzo sistematico, a partire dal sito web del Comune e dei social network, come strumenti di informazione e di comunicazione con un riguardo particolare ai giovani, che risultano i grandi assenti dalla fruizione dei servizi della biblioteca. Anche per questo, col mio emendamento, viene concesso il libero accesso agli smart phone purché in modalità “silenzioso” e non utilizzati in voce come telefono. Importante il potenziamento dei servizi e dell’offerta libraria sotto qualsiasi forma: per questo l’emendamento approvato fa esplicito riferimento alla partecipazione della biblioteca “Capuana” ai bandi per l’attuazione di progetti comunitari. Infine l’accesso alle sezioni dei fondi storici e dei libri rari dovrà essere consentito solo se in presenza del personale della biblioteca. Insomma credo sia stato dato un contributo importante per rendere il Regolamento meno burocratico, più al passo coi tempi e più in sintonia con le richieste dell’utenza potenziale.

Col 2015 ricorre il primo centenario dalla morte di Luigi Capuana (video sotto), uno dei padri del verismo che ambientò ad Ispica il suo “Profumo” e al quale è intitolata la biblioteca comunale: con quest’atto il Consiglio comunale ha contribuito a ricordare l’anniversario in modo concreto. Ovviamente occorrerà verificare periodicamente l’attuazione del nuovo Regolamento e fare in modo che in biblioteca tornino le novità librarie. Ci siamo anche per questo. Per consultare gli atti clicca qui.

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piazza migranti del mediterraneo ISPICAIntitolare la piazza antistante il Residence Fronte Mare, all’ingresso di Santa Maria del Focallo e posta proprio a ridosso del Mediterraneo ai “Migranti del Mediterraneo” e indire un concorso per la realizzazione e la sistemazione sulla stessa piazza di un monumento al “Migrante disperso”. E’ in sintesi il contenuto di una Mozione di indirizzo che sarà discussa martedì 10 novembre in Consiglio comunale. L’iniziativa è partita da Matilde Sessa di Libertà e Buon Governo e da me e ha trovato il favore di tutti i consiglieri di maggioranza che l’hanno firmata.
Il fenomeno delle migrazioni interessa diversi popoli che fuggono da persecuzioni, guerre, miseria e complessi problemi di ordine sociale ed economico. Secondo i dati diffusi dall’Alto commissariato Onu per i rifugiati il totale parziale del 2015 fra morti e dispersi nel Mare Mediterraneo è di 2500 persone. Anche la costa ispicese è stata meta di arrivi di migranti e la cittadinanza si è sempre distinta per la solidarietà, l’accoglienza e la comprensione nei confronti di chi vive in condizioni di disagio e nel bisogno. Era pertanto opportuno dare un nome alla nuova piazza che si trova proprio a ridosso del Mare Mediterraneo. E per ricordare in modo tangibile e a futura memoria il fenomeno migratorio che stiamo vivendo, anche nei suoi aspetti tragici, la Mozione propone di lanciare un concorso, al quale invitare scuole, associazioni, club service, artisti e altri soggetti eventualmente interessati per la realizzazione di una stele o di un monumento “Al Migrante disperso” da allocare nella stessa piazza.
Qualora, come è logico prevedere, la Mozione sarà approvata dal Consiglio comunale, sarà la Giunta ad adottare i provvedimenti necessari per l’intitolazione della piazza e l’indizione del concorso per la realizzazione della stele commemorativa.
Per leggere e scaricare la Mozione clicca qui.

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Registro Civile Non si è ancora spenta l’eco dell’abbattimento degli oneri di urbanizzazione, da molti considerato “storico”, operato dal Consiglio comunale venerdì scorso con una seduta specifica sul tema. Domani sera alle 19,30 torneremo a riunirci con un ordine del giorno più articolato e di sicuro interesse. Arriverà in Consiglio comunale l’istituzione del Registro delle unioni civili, con l’approvazione del Regolamento varato dalla Giunta (per scaricalo e sapere come la penso clicca qui). Ad esso è legata una mozione di indirizzo contro l’istituzione del Registro a firma di Gaetano Santoro di Sviluppo e solidarietà. In vista dell’approvazione del bilancio di previsione 2015 (anche se siamo già a novembre) saremo chiamati ad aggiornare il Programma triennale delle opere pubbliche: una sorta di elenco (c’è chi lo chiama “libro dei sogni”) con tutte le opere che si intendono attuare, contando ovviamente su risorse che non possono essere proprie del Comune per i problemi di disponibilità finanziaria che conosciamo. Valuteremo se una costruzione abusiva da demolire a Marina Marza potrà essere acquisita al patrimonio comunale e utilizzarla come bene pubblico e parleremo di circolazione all’interno del centro abitato, in particolare sul tratto urbano della Statale 115, su sollecitazione di Rodolfo Pisani del gruppo Pd. Altre due mozioni di indirizzo riguardano una il baratto amministrativo (proponenti alcuni consiglieri di minoranza), che è in estrema sintesi la possibilità offerta a chi non può pagare le tasse e le imposte comunali di eseguire lavori di pubblica utilità, e l’altra la manutenzione dei torrenti, dei canali di bonifica e dei canali di scolo del territorio proposta da Gianluca Genovese del Movimento 5 stelle. Per scaricare la convocazione con l’ordine del giorno clicca qui.

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Arcivescovo Lorefice IspicaUn pianto liberatorio. Questo ricordo dell’esperienza fatta circa quarant’anni fa insieme a Corrado Lorefice, oggi arcivescovo di Palermo. Eravamo alla Scala, il posto quasi incantato nei dintorni di Noto, dove d’estate si tenevano e si tengono ancora i campeggi estivi dei giovani e dei giovanissimi delle comunità ecclesiali della diocesi. Gli organizzatori non lo dicevano molto, ma si trattava di “Corsi di orientamento vocazionale”: insomma una forma di “reclutamento” di possibili sacerdoti. Folto il gruppo di Ispica nel quale, fra gli altri, ci ritrovavamo Corrado Lorefice ed io. Lui era già pronto per entrare in seminario, lo sapevamo tutti. Ma era più una diceria che una certezza. Sul finire del campeggio, fatto di momenti ludici, riflessioni, celebrazioni, forme di socializzazione molto interessanti e formative, ci riunimmo tutti in un grande salone. Ricordo che i fra i sacerdoti che conducevano quel momento c’erano don Ottavio Ruta e don Stefano Trombatore. Ognuno di noi comunicava le proprie sensazioni, quello che aveva avuto modo di acquisire da quella settimana trascorsa lontana da casa, con dei coetanei, in un confronto costante con stimoli che sollecitavano la nostra fede. Corrado Lorefice era insieme a noi ovviamente. Eravamo seduti accanto, nel grande cerchio dei ragazzi partecipanti. Quando fu il suo turno si distinse subito: convinto, con la sua voce da adolescente sì, ma già potenzialmente intensa come oggi la sentiamo. Ci parlò delle sue intenzioni, delle sue esitazioni, dei suoi dubbi. Poi la sua voce cominciò a tremare. Una lacrima gli scivolò su una guancia. “Nonostante tutto questo una decisione l’ho presa: entro in seminario, voglio fare il sacerdote”. E giù con un pianto liberatorio, dopo quelle parole liberatorie e definitive. Corrado si alzò, singhiozzando, e fu stretto in una abbraccio da don Ottavio Ruta. Che lo indicò a noi come modello. Eravamo una cinquantina di ragazzi. Di quella settimana fu quello il momento più emozionante e toccante.
Mi è venuto in mente due settimane fa, quando nel corso del concerto in memoria di don Paolo Ferlisi tenuto nella chiesa dell’Annunziata di Ispica. Don Corrado Lorefice, parroco di San Pietro di Modica, ma “nunziataro” di nascita e di crescita, intervenne. E disse delle cose, semplici, efficaci. Facendo fare a tutti caso che don Ferlisi era spirato a qualche ora di distanza dall’anniversario dell’apertura del Concilio Vaticano II, l’11 ottobre. E concluse, come spesso gli capita, con una battuta: “Vi dico che un giorno dopo compio il compleanno, ma questo è un dettaglio”.
Non è un dettaglio, caro arcivescovo. Tu oggi sei scelto in virtù dello spirito e dei sogni di quel concilio: lo spirito e i sogni di una Chiesa aperta, appartenente al Popolo di Dio e non agli apparati curiali. Alla Chiesa di papa Francesco, dedita agli ultimi, ai deboli, a quelli che non ce la fanno. Hai svolto il tuo ministero sacerdotale a San Pietro a Modica, ponendoti all’ascolto e avendo grande considerazione per la Casa don Puglisi che rappresenta una realizzazione significativa di cos’è la carità. Andrai a Palermo, dove don Puglisi operò, testimoniò la sua fede e il suo essere sacerdote e dove per tutto questo fu martirizzato. Non tutto accade per caso, don Corrado.

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