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Il figlio della ruota

copertina_il_figlio_della_ruota2“Il figlio della Ruota” è uscito da oltre quattro anni. E’ una rarità. Nell’apposita sezione, alla quale puoi accedere cliccando sulla copertina del romanzo posta sulla homepage del blog, in alto a sinistra, trovi una serie di notizie utili a saperne di più, sulla storia e su qualche curiosità collegata.

Grazie alla collaborazione della casa editrice “Prova d’autore” sono ancora disponibili delle copie. Il prezzo di copertina è di 15,00 euro.

Ad Ispica è possibile trovare “Il figlio della Ruota” nella Libreria Shalom via Duca degli Abruzzi, 99 (accanto all’Edicola Vendemmia).
Altrimenti può essere richiesto inviando una mail tramite il modulo sottostante:

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Ogni presentazione, ogni intervista, ogni occasione utile a parlare del Figlio della Ruota offre la possibilità di svelare particolari, rievocare fatti, riprendere dibattiti su vari argomenti. La mia partecipazione alla trasmissione televisiva DolceAmaro, andata in onda su Video Mediterraneo il 29 ottobre, mi ha offerto la possibilità di parlare diffusamente del romanzo. Ma soprattutto di soffermarmi, grazie alla domanda del conduttore Alessandro Baglieri, su chi ha veramente scritto Che sarà, la canzone che Josè Feliciano e i Ricchi e Poveri portarono al Festival di Sanremo nel 1971 e che tutti sappiamo essere stata composta da Jimmy Fontana, Franco Migliacci e Carlo Pes. Ecco la parte della trasmissione che mi ha visto ospite.

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Gianni Stornello libroPer acquistare un libro appena pubblicato e trovare il tempo e la volontà per leggerlo ci vuole un perché. Il perché è dovuto a un input. Invito fattomi da una amica, che mi suggerì di leggere “Il figlio della ruota” di Gianni Stornello. Il titolo non mi era nuovo. Della presentazione di questo libro mi aveva parlato Domenico Pisana, ma il titolo non l’avevo capito. Il figlio di una ruota? ruminavo fra me e me. Pensavo alla ruota di un carro. Ora, a mezza voce, e per la seconda volta, la mia amica mi suggeriva di leggere il libro, mentre io ascoltavo con un solo orecchio e per giunta distratto. Distratto, ma incuriosito, perché, chi mi suggeriva la lettura non mi voleva rilevare nulla del contenuto. Continua a leggere

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Lunarionuovo «I miei oltre ottant’anni li ho passati tutti qui, a Collecalandra, il paese della terra e del mare, delle cave e delle strade larghe, delle case liberty e delle chiese barocche, della Passione di Cristo che si chiama festa». Inizia così Il figlio della Ruota, scritto da Gianni Stornello ed edito da Prova d’Autore, (pagg. 160 – € 15,00) romanzo che narra il tortuoso cammino, tra memorie e attese, compiuto da un protagonista incessantemente alla ricerca della propria identità. Un trovatello Nirìa che, «per volere di uno che non c’entrava niente, dalle mani di una che credevo mia madre, per l’assenza di chi non sapeva se essere o no mio padre, con la complicità di una festa assoluta», fu affidato dopo i primi vagiti alla ruota del paese che ne serbò il calore riconsegnandolo alla vita. Traendo spunto da una storia realmente accaduta, il giornalista ispicese riesce a coniugare vocazione giornalistica e arte narrativa, consegnando al lettore un’opera intensa, mai banale, attenta ai dettagli, ma soprattutto libera da tutti i cliché pregiudizievoli e riduttivi che hanno fatto della Sicilia, fino ad oggi, una terra tra limoni e lupare. Continua a leggere

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ondaibleaLa città di Collecalandra non esiste. Ma se esistesse somiglierebbe molto a uno dei piccoli centri urbani della provincia iblea, per la sua quiete solo di tanto in tanto spodestata da eventi eclatanti, per la semplicità dei suoi abitanti, per le basse pretese, forse qualche volta fin troppo basse.
Il secondo romanzo del modicano (trapiantato a Ispica) Gianni Stornello, Il figlio della ruota (2010, Prova d’Autore edizioni), sembra così prossimo a questi luoghi anche perché liberamente ispirato a vicende realmente accadute, sebbene poi tenute insieme dalla fantasia letteraria.
Il figlio della ruota, come altro può finire per esser chiamato un trovatello che, seppure andato incontro a fatti sorprendenti nella sua lunga esistenza, ha trascorso le prime ore di vita adagiato sulla ruota di una chiesa? Soprattutto in una terra dove il nomignolo resta incollato con più forza che non il nome stesso. La trama segue una catena di eventi di tutte le tonalità: momenti di tragicità nella dimensione socio-familiare, altri più pittoreschi ma al tempo stesso non meno drammatici, come l’inseguimento di un uomo che ha contribuito a rovinare una quotidianità serena seppure modesta (“Lei lo inseguiva e ci sputava. Ed io dietro a tutti e due. Davanti ad una porta, messo al sole, c’era ‘u strattu, profumato, pronto per dare sapore al sugo di maiale delle domeniche d’inverno. ‘U strattu era già compatto e si trovava su ‘nu scaniaturi che poggiava su due trispita. Ficarra si girò tutto e lo fece cadere per terra”). Momenti, però, di cui Stornello approfitta per incastonare tradizioni e caratteristiche locali, per ridestare dalla carta gli odori e le atmosfere tipiche della provincia ragusana. D’altronde Il figlio della ruota, prima che narrare la vicenda individuale del protagonista, prima che far luce sulle reazioni emotive dei principali personaggi, sembra scritto proprio come testimonianza del contesto storico e sociale in cui si svolge. Si parte dagli anni ’20 del Novecento, per arrivare nientemeno che alla fine del secolo.
Quando, alla presentazione del libro presso la libreria Mondadori di Modica, Lucia Trombadore chiede all’autore della storia perché un quindicenne di oggi dovrebbe leggerla, lui sorride e risponde: “Perché è uno spaccato della nostra Sicilia. Dove per ‘nostra’ intendo quella iblea, coi suoi luoghi così unici da renderla isola nell’isola”. Anche la ruota di Nirìa, sua seconda madre, sembra a sua volta un’isola, così protettiva e distante da tutto.
Qualcuno parla di pastiche, descrivendo lo stile letterario di Stornello, per il suo gusto di mescolare la lingua italiana al dialetto della Sicilia sud-orientale, questa fetta di terra dove il futuro, come vien detto nelle ultime pagine del libro, non c’è neanche nei verbi. Così sconosciuto, questo futuro, che come nella migliore tradizione i personaggi si dimostrano spesso tipi umani scettici nei confronti delle proprie possibilità, poco propensi al cambiamento, sempre così attaccati ai loro oggetti, anche se vecchi e consunti. Del resto, se dal passato non ci si svincola, del futuro non si può avere visione.

Lucia Grassiccia per Ondaiblea.it

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La_Repubblica_logoCollecalandra potrebbe essere un qualunque borgo incastonato nel bel territorio ibleo, ma questo “paese della terra e del mare, delle cave e delle strade larghe” è in realtà Ispica, che poggia sulla collina denominata proprio colle Calandra. È in questo suggestivo luogo che si ambienta l’avvincente storia narrata da Gianni Stornello, nel suo secondo romanzo Il figlio della Ruota.
Tra saga familiare e romanzo storico, è la coinvolgente vicenda di Nirìa, figlio illegittimo di un ricco proprietario terriero, don Totò Traina – rimasto vedovo in giovane età – e della sua cameriera donna Rosa Bennardo. Strappato appena nato dalle braccia delle madre, Nirìa ‘U bastardieddu è posto nella Ruota della Chiesa principale del paese dove si abbandonavano, per troppa povertà o per evitare scandali, i bambini frutto di gravidanze non volute. Qui vi rimane però solo un giorno e da quel momento ha inizio la sua esistenza travagliata di chi ha il sangue “troppo blu e troppo rosso”. E’ proprio il protagonista, ormai ultraottantenne, a narrare la sua faticosa ricerca di una identità, in un racconto ricco di colorite espressioni dialettali che si snoda in un lungo percorso dagli anni Venti del Novecento fino ai nostri giorni, incrociando le miserie e le virtù di un popolo, tra gesti infami e generosi, cuttigghi e maledizioni, essere e apparire in una terra dal sapore antico e da sempre regno di insanabili contraddizioni e vividi contrasti.

Emilia Musumeci
per La Repubblica

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10271_La_Sicilia«Il figlio della Ruota», di Gianni Stornello (Prova d’Autore), è uno di quei romanzi che nascono tra le mura della provincia siciliana, ma che per la materia trattata si possono bene aprire verso la letteratura europea. Ed ecco allora apparire all’interno di un evento che ha perlopiù riguardato miglia di neonati (quelli che fino al primo quarto del secolo scorso venivano lasciati in una ruota girevole che li portava dentro gli orfanotrofi) la storia di una donna che oltre a essere serva presso un nobilotto è pure il suo trastullo sessuale. Il pregiudizio è il motivo conduttore del romanzo, acuito dalle mummificazioni sociali di questa estrema provincia siciliana. Fatto realmente successo, precisa Stornello, «Il figlio della Ruota» porta sulla scena altri accadimenti correlati con descrizioni che richiamano memorie per lo più rimosse, mentre al suo interno volteggia pure l’idea del romanzo storico.

Pasquale Almirante
per La Sicilia

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Trascorre tutta la vita Nirìa il protagonista del romanzo, Il figlio della Ruota, di Gianni Stornello ed. Prova d’Autore, a rincorrere un’identità, un padre, la sicurezza di un legame di sangue e, nel frattempo, scorre un secolo, un’epoca. Prima l’attesa trepida di un riconoscimento e di un cognome da chi sente e percepisce come il proprio genitore, poi la battaglia legale, un percorso lungo e doloroso che alla fine farà trionfare la giustizia. L’autore ci conduce dentro una casa patrizia in un piccolo paese della Sicilia, ci racconta una famiglia, una madre tenera, un padre fragile al quale ci si rivolge chiamandolo ’u signurinu e due compagni di vita amati come fratelli che fratelli non sono. Una dimensione del sentire, del dentro e una dimensione del fuori, l’ipocrisia del contesto, le regole ferree di una cultura basata sull’attaccamento alla robba, schiacciata dalle convenzioni dure a morire; Continua a leggere

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copertina_il_figlio_della_ruota2 Ci sono storie, personaggi, vicende che meritano di essere portate alla luce, conosciute e raccontate. Gianni Stornello, con “Il figlio della ruota” – Prova d’Autore Editore, fa tutto ciò e lo fa anche bene. A cinque anni dalla sua prima fatica letteraria , “La libertà sbagliata”, torna in libreria ad arricchire l’autobiografia della Sicilia, di questa parte ragusana, continuando a percorrere luoghi, strade, palazzi, chiese, piazze di città care all’autore, affascinando chi decide di intraprendere un piacevole viaggio tra i vari capitoli del romanzo. Continua a leggere

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giornale di sicilia Sta avendo un notevole successo il nuovo romanzo dello scrittore ispicese Gianni Stornello, un romanzo storico dal titolo “Il figlio della ruota” edito da Prova d’autore.

***Quale il nodo centrale dell’intelaiatura del romanzo?

«Il figlio della Ruota à la storia di Nirìa, un trovatello che vive tutta la sua vita in perfetta armonia col suo paese del quale sente i profumi, vive le tradizioni, conosce le persone, è geloso custode della sua identità. Proprio nel suo paese Nirìa sarà protagonista indiretto e diretto di una serie di fatti che sono paradigmatici della Sicilia, dei suoi vizi, delle sue virtù».

***Qual è il rapporto tra eleborazione narrativa e verità storica? Continua a leggere

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