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Il viaggio de Sica loggiato del Sinatra ispicaQuarant’anni fa, il 13 novembre 1974, ci lasciava Vittorio De Sica. Ad Ispica meriterebbe una maggiore considerazione per due motivi: fece quello che l’insipienza delle nostre varie amministrazioni comunali non ha saputo fare, realizzando (ed ecco il secondo motivo) il suo testamento artistico da regista, “Il viaggio”, uscito proprio nel 1974. Tratto da una struggente novella di Luigi Pirandello, Vittorio De Sica ambientò il suo lavoro in un contesto rigidamente tardo-barocco. Noto fu il set principale del film, ma c’è una scena in cui il grande Richard Burton, assieme alla splendida Sofia Loren protagonista principale della storia, recita nella nostra Piazza Santa Maria Maggiore, con allo sfondo ora il Loggiato del Sinatra, trasformato per l’occasione in scuola elementare, ora la facciata della basilica. In pratica De Sica tracciò quel “filo rosso” fra il barocco di Noto e il nostro barocco, coevi e coerenti come leggiamo sui libri di storia dell’arte, come ci dicono gli esperti e come l’assoluta miopia mista ad incapacità di chi ci ha amministrato in questi anni non è riuscita a vedere e pensare. L’esclusione di Ispica dal sito Unesco che considera Noto e il tardo-barocco della Sicilia sudorientale “Bene dell’Umanità” è solo un fatto amministrativo, figlio di chi all’epoca non ne capì l’importanza strategica, bollandolo come “stupidaggine” (ed uso un eufemismo), e di chi ancora oggi non fa nulla per porvi rimedio. Il viaggio de sica santa maria ispicaPer questo anche Ispica deve tributare il suo ricordo a un grande del cinema italiano qual è stato Vittorio De Sica. Ed è suggestivo farlo proprio in questi giorni nei quali Ispica torna alla ribalta cinematografica con “Andiamo a quel paese” con Ficarra e Picone. Abbiamo visto come la nostra zona archeologica renda mirabilmente sul grande schermo. Ispica, a dispetto di chi non ci crede e di chi, disamministrandola, non ci ha creduto, è una città dalle mille risorse in ogni suo angolo.

 

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