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Archivi del mese: gennaio 2016

cava ispicaPotrebbe essere la Cava a fare conquistare anche ad Ispica un posto nella lista del Patrimonio dei Beni dell’Umanità tutelati dell’Unesco. La candidatura sta prendendo corpo proprio in queste ore, immediatamente successive alla visita in città di Ray Bondin, uomo di cultura e diplomatico maltese, fra i massimi esperti in siti Patrimonio dell’Umanità che nella foto vediamo intento a fotografare proprio Cava Ispica. Ore queste in cui ricordiamo il terribile e tragico terremoto dell’11 gennaio 1693 che segnò la fine di Cava Ispica come insediamento abitativo, consegnandolo definitivamente alla storia. Una storia che in questi giorni stiamo rinverdendo, nell’affermazione di un’identità che vogliamo capitalizzare in un nuovo progetto di sviluppo.
La venuta di Bondin è stata organizzata da giovani che hanno a cuore Ispica e i suoi tesori ed ha trovato l’immediato favore dell’Amministrazione comunale. Non si è ancora spenta l’eco di questa presenza autorevole e qualificata che ha avuto praticamente l’imbarazzo della scelta: il Liberty minore (“non ha ancora un riconoscimento dall’Unesco, ma lo meriterebbe”, ha affermato Ray Bondin) che trova in Palazzo Bruno di Ernesto Basile un’espressione fra le più interessanti; la Settimana Santa come “Bene immateriale”, il tardo-barocco, che implicherebbe l’allargamento ad Ispica del sito già esistente e che ha costituito, una quindicina di anni fa, un “treno che avete perso”, sempre per citare Bondin. Poi Cava Ispica. E’ proprio quest’ultima ad avere impressionato l’esperto maltese, così come nei secoli ha colpito fior di viaggiatori, esploratori, artisti, archeologi, uomini di cultura: dall’abate Jean-Claude Richard de Saint-Non, che nella seconda metà del ‘700 la descrisse nel suo “Viaggio Pittoresco” a Jean Houel, da Adolf Holm, che definì Cava Ispica “la città delle caverne” a Gustav Parthey che la considerò “senza dubbio uno dei punti più interessanti della Sicilia”. Fra le possibili “carte” da giocare, sembra proprio Cava Ispica quella che può avere maggiori possibilità di successo, proprio per le specificità del luogo che ha una sua polivalenza: storica, archeologica, naturalistica e paesaggistica, religiosa e spirituale (a Cava Ispica visse ed operò Sant’Ilarione). Non è del tutto casuale il fatto che Cava Ispica si insinui nel cuore del Val di Noto, che si fregia già del riconoscimento Unesco per il suo tardo-barocco: questo tipo di architettura è il “dopo” rispetto al terremoto dell’11 gennaio 1693 e di quelli che seguirono nei giorni successivi; Cava Ispica è il “prima”. Ecco perché assume una grande carica suggestiva la commemorazione che oggi facciamo di quel sisma che incise sulla vita, sull’economia, sull’assetto urbanistico di tutto il Val di Noto, Ispica compresa.
Va detto che per il riconoscimento Unesco molto è da fare, giocandosi una partita in uno scacchiere internazionale nel quale conta anche il peso che i governi nazionale e regionale sapranno e vorranno esercitare. Prima di tutto occorrerà mettere insieme i promotori che dovranno essere i comuni di Ispica, Modica e Rosolini nei cui territori Cava Ispica ricade. Poi la formalizzazione della proposta, supportata da un robusto dossier che provi il valore del sito. Insomma è ragionevole prevedere tre anni buoni per sapere se anche Ispica potrà entrare nel novero dei beni di importanza mondiale. Siamo solo l’inizio di una sfida avvincente che sappiamo di reggere con spirito grande e convinto.

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