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Archivi del mese: marzo 2015

procura MilanaLa Procura della Repubblica di Ragusa ha voluto acquisire gli atti relativi al Chiosco di piazza dell’Unità d’Italia, tolto ai Milana prima della costruzione della nuova piazza, realizzato ex novo in un altro angolo e assegnato ad altri. Agenti in borghese si sono presentati nei giorni scorsi al Comune chiedendo le copie di tutti i documenti. Era stata la stessa famiglia Milana a depositare un esposto in Procura nei giorni caldi dell’occupazione del nuovo chiosco e dello sciopero della fame. Adesso, come si dice in questi casi, la magistratura vuole vederci chiaro. La domanda è sempre quella: è possibile che dei privati che godono di diritti legittimi, come quello della concessione di uno spazio pubblico e dell’utilizzo di esso per fini commerciali, ne vengano privati? La questione è nelle mani dei tribunali amministrativi: il Tar si pronuncerà con i tempi ordinari che ha, respingendo la richiesta di sospensiva immediata della concessione del nuovo chiosco ad altri dopo l’emissione di un bando ad hoc. Per il tribunale amministrativo non esistono i presupposti per un danno grave ed irreparabile. Non per questo un processo non si farà. Tutto questo sotto l’aspetto squisitamente amministrativo. E se la vicenda avesse anche dei risvolti penali? Di qui l’acquisizione degli atti da parte della polizia giudiziaria, su mandato della Procura. Questa ulteriore novità ingarbuglia ulteriormente tutta la storia. Gli assegnatari del nuovo chiosco rischiano di essere schiacciati da un contenzioso che potrebbe riservare colpi di scena. Anche se c’è chi osserva: in fin dei conti loro non c’entrano. Se ai Milana sarà riconosciuta la loro ragione dovrà essere il Comune a risarcire i danni a loro e ai nuovi assegnatari. Insomma a pagare capricci e arroganza è sempre Pantalone. Mentre politici e politicanti, prima impegnati a fare a gara nella solidarietà chiacchierona alla famiglia Milana, li vediamo in doppio petto a caccia di voti per le Amministrative del 31 maggio. Oggi stare dalla parte dei Milana è rischioso, non dà un’immagine rassicurante, fa perdere voti. Voti, non consenso. Quello è un’altra cosa.

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crack-finanziarioCerto che il Comune di Ispica ha proprio intenzione di prendere la Corte dei conti per sfinimento. In un solo giorno i magistrati contabili si sono occupati di noi e dei conti del nostro comune in due adunanze, dando vita ad altrettante deliberazioni. Di una, la numero 92/2015, sapevamo già e ne avevo parlato (vedi). Di un’altra, la più corposa, parliamo oggi. La Deliberazione è la numero 127/2015 e prende in esame il rendiconto della gestione 2012. Occorre fare una precisazione. La Deliberazione 92/2015 si riferisce all’esercizio 2013, ma sulla scorta di un referto redatto dal sindaco, con il parere dei revisori dei conti, e mette a fuoco una serie di aspetti: dai controlli interni alla corrispondenza fra obiettivi e risultati di gestione. La Deliberazione 127/2015 prende invece in esame l’esercizio 2012 sulla base di una relazione dei revisori dei conti, relazione che la corte contabile ha ricevuto l’8 maggio 2014. Quest’ultimo è un controllo diverso e “fotografa” la reale situazione finanziaria chiedendo poi all’Amministrazione e al Consiglio comunale di attivare le necessarie misure correttive. Insomma si tratta dei cosiddetti “compiti a casa”. Ebbene, va detto che il Comune di Ispica si è rivelato seriamente inadempiente. Prima di tutto per il “ritardo nell’approvazione del rendiconto sulla gestione per l’esercizio 2012, avvenuta in data 17/06/2013”. Poi per i numeri: il disavanzo di amministrazione per l’esercizio 2012 è di 3.370.756,18 euro, mentre il disavanzo della gestione di competenza è 509.854,04 euro. Il Comune di Ispica viene classificato come “ente strutturalmente deficitario” perché ha superato sette parametri obiettivi su dieci riguardanti la mancata riscossione di tasse (quindi nessuna lotta all’evasione fiscale), l’elevata consistenza di debiti fuori bilancio da sentenze esecutive (2.147.809,08 euro più 5.050.332,20 euro “senza individuazione alcuna di mezzi di finanziamento”) e in alcuni casi senza che siano passati dal Consiglio comunale per il dovuto riconoscimento. Ci sono ancora anticipazioni di tesoreria non rimborsate superiori al 5% delle entrate correnti e la già segnalata mancata adozione, da parte del Consiglio comunale, di misure correttive necessarie già chieste in precedenza e sui cui il Consiglio ha fatto orecchio da mercante. La Deliberazione va letta tutta, anche per venire a conoscenza di altri particolari: come la mancanza di memorie dell’Amministrazione e l’affermazione, attribuita dalla Corte dei conti al sindaco, secondo la quale al Comune di Ispica mancherebbero dirigenti (le cosiddette “figure apicali”) “competenti”. La stessa Corte precisa che l’attuale sindaco è in carica “da 9 anni”. Per leggere e scaricare la Deliberazione integrale clicca qui.

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SILENZIO-INNOCENTIC’è stato un tempo ad Ispica in cui uno starnuto della Corte dei conti era sintomo di una polmonite e un provvedimento che riguardava il personale scatenava la reazione di sindacati e forze politiche. Questo tempo sembra essere passato. Evidentemente il clamore non paga elettoralmente. La campagna elettorale è avviata e meno si parla, meglio è. Occorre dare alla città un’idea rassicurante, rilassante. Insomma cloroformio a litri per offrire all’opinione pubblica un’idea di normalità. Tutto questo a danno della trasparenza ovviamente. La Corte dei conti è uscita recentemente con un provvedimento non tenero nei confronti dell’Amministrazione comunale. Qualche giorno fa la notizia è stata data dal Giornale di Sicilia e su radiortm.it. Si tratta di una deliberazione conseguente ad un’udienza tenuta il 13 novembre 2014 e depositata solo il 10 febbraio 2015. Il periodo di riferimento è il 2013. Diverse le criticità segnalate. Chi avrà la pazienza di leggere il provvedimento integrale vedrà anche qualche sorpresa in tema di controlli interni, trasparenza, appalti, concessione a terzi dei beni pubblici, evasione fiscale. Tutta una serie di inadempienze che rendono il Comune di Ispica ancora sotto tutela della Corte dei conti, anche a seguito della condizione di dissesto finanziario in cui si trova. (Per scaricare la deliberazione integrale clicca qui).
Poi il personale. La Giunta ha varato una nuova rideterminazione della dotazione organica (scaricala da qui), cercando maldestramente di aggiustare il tiro dopo che il primo provvedimento aveva provocato un ricorso al Tar di alcuni dipendenti e l’interrogazione parlamentare della senatrice del Pd Venerina Padua (scaricala da qui). Dopo il nuovo provvedimento è intervenuta la Cisl, sindacato notoriamente moderato e spesso filo-governativo ai vari livelli. Il sindacato chiede nientemeno che la revoca in autotutela della nuova delibera di rideterminazione. Ora, si revoca in autotutela un provvedimento illegittimo. Quindi la Cisl sostiene l’illegittimità del provvedimento. La Cisl incentra la sua iniziativa sulla difesa dei doposcuolisti e contro il gran numero di dirigenti previsti. A meno di clamorose retro-marcia, la Cisl un ricorso lo farà. E la prova che non scherza è data non solo dal fatto che la lettera di richiesta di revoca in autotutela inviata all’Amministrazione sia stata firmata, oltre che dal segretario territoriale Antonio Nicosia, dal segretario della Funzione pubblica Daniele Passanisi, ma anche dal particolare che il comunicato stampa con cui si dà notizia della cosa porta una dichiarazione “politica” del segretario generale della Cisl, di tutta la Cisl, di Siracusa e Ragusa, Paolo Sanzaro. Dichiarazione “politica” perché viene fra l’altro rilevato come si tratti di “una scelta assunta da una Giunta a fine mandato”. Dunque per sapere che la Corte dei conti continua a “bacchettare” il Comune di Ispica dobbiamo seguire la stampa (non tutta purtroppo); per sapere che l’Amministrazione comunale di Ispica produce atti illegittimi dobbiamo leggere i documenti e le prese di posizione della “bolscevica” Cisl. Opposizioni, consiglieri comunali, candidati, grandi innovatori e portatori del gran cambiamento: silenzio! Sì, il silenzio dei conniventi.

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Leopolda siciliana sicilia 2.0Cala il sipario sulla “Leopolda siciliana”, la kermesse politica e programmatica fortemente voluta da Davide Faraone, sottosegretario all’Istruzione, plenipotenziario di Matteo Renzi in Sicilia e, in virtù di questo, uomo forte della politica isolana. Dico subito che ci sono andato con grande entusiasmo e ne sono tornato con maggiore motivazione. La parola “cambiamento” è pericolosa in Sicilia. Siamo la terra dei Gattopardi e, anche in questa “due giorni” palermitana, è stato detto e l’abbiamo anche visto. Abbiamo visto persone interessate solo a recarsi alla “Corte del Faraone” piuttosto che sedere ai tavoli programmatici e dare il loro contributo di idee. Abbiamo visto pezzi del vecchio sistema di potere creato da Cuffaro prima e da Lombardo poi cercare di accreditarsi. Ma chi vuole veramente cambiare la Sicilia deve fare tesoro del messaggio crudo e realista di Leonardo Sciascia, echeggiato dal palco di Sicilia 2.0 per bocca di Roberto Alajmo, giornalista, scrittore, uomo di cultura oggi impegnato nel rilancio del Teatro Biondo di Palermo, di cui è direttore. “La Sicilia è terra irredimibile – disse una volta Sciascia – ma noi ci dobbiamo comportare come se non lo fosse”. Una sorta di parafrasi di quel “politica arte del possibile”. Sarò un ingenuo, ma credo ed ho fiducia in un paio di parole d’ordine rilanciate proprio da Davide Faraone fra sabato e domenica. La prima è che “vogliamo vincere e per farlo dobbiamo essere grandi”. Ma ha poi posto due paletti, per me impegnativi ed importanti: “Conserviamo nel nostro Pantheon i nomi e l’esempio di Pio La Torre e Piersanti Mattarella”. L’altra, molto più pragmatica: “Dobbiamo chiedere allo Stato di investire sulle nostre ricchezze e non sulle nostre povertà”. Un modo infiocchettato per dire che la Sicilia, la prima cosa che deve fare, è uscire dalla logica dell’assistenzialismo. Dicendo questo parliamo di cose, belle condivise, applaudite. Anche da chi c’era per avere o conservare un “posto al sole”. Ma il problema non è di Faraone: è della politica. Trovate, oggi, un contenitore politico di idee, di proposte, di governo. Non c’è, ad eccezione del Pd e del Pd di Matteo Renzi. Che in Sicilia è il Pd di Davide Faraone. L’ha bene spiegato un uomo di potere quale è sicuramente il rettore dell’Università di Palermo, Roberto Lagalla che nell’era Cuffaro era assessore regionale alla Sanità, carica rivestita oggi da una giovane signora che si chiama Lucia Borsellino (anche lei intervenuta). Lagalla ha detto, fra l’altro: “Caro Davide, a te va riconosciuto il merito di avere riaperto il dibattito, di avere riaperto la piazza, l’”agorà””. Quello di Sicilia 2.0 è stato anche il palco calpestato da Giuseppe Cimarosa (nella foto è lui che interviene). E’ di Castelvetrano e si occupa di cavalli. Cimarosa è nipote del boss latitante di Cosa Nostra Matteo Messina Denaro. Ebbene, ha “ripudiato” il parente scomodo, lanciando un messaggio forte in terra di Sicilia: la mafia si può anche ripudiare se ce l’hai in famiglia. Infine una riflessione tutta personale. L’avere ritrovato, in quella sede, vecchi amici della Rete, Pippo Russo, Manlio Mele, Loris Sanlorenzo, Davide Camarrone, mi ha ulteriormente dato fiducia. Con loro, nei primissimi anni ’90, seguii l’esperienza di Leoluca Orlando per cambiare la politica, ricorrere a nuovi strumenti, partire dal confronto sui problemi. Insomma la storia continua. Come la politica.

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