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Archivi del mese: febbraio 2015

Leonardo-Sciascia-Foto-Ansa_h_partbL’espressione di Leonardo Sciascia creò un vespaio di polemiche. L’intellettuale di Racalmuto, in un memorabile articolo uscito sul Corriere della Sera il 10 gennaio 1987, definì Leoluca Orlando e Paolo Borsellino “professionisti dell’antimafia”: sulla loro lotta alla mafia, secondo Sciascia, il sindaco della “Primavera di Palermo” e il magistrato legatissimo a Falcone stavano fondando le loro fortune politiche e professionali. C’è da chiedersi come Sciascia definirebbe oggi Antonello Montante, di Caltanissetta, presidente degli industriali siciliani, presidente della locale Camera di commercio, presidente di tutte le Camere di commercio dell’isola, consigliere per Banca d’Italia, delegato nazionale di Confindustria per la legalità e membro dell’Agenzia nazionale dei beni confiscati, carica dalla quale si è al momento autosospeso per un’indagine a suo carico per concorso esterno in associazione mafiosa. Ecco il punto. La mafia. Montante era considerato uno che la mafia l’aveva sfidata. Ivan Lo Bello, suo predecessore alla guida di Sicindustria, che aveva cacciato dall’associazione gli imprenditori che pagavano il pizzo, lo considerò suo delfino. Il presidente della Regione Rosario Crocetta (di Gela, provincia di Caltanisetta, quindi conterraneo di Montante) lo considerò da subito interlocutore privilegiato quale rappresentante di quel “partito degli industriali” che esprime l’assessore alle Attività produttive Linda Vancheri (anche lei calatina) e Alfonso Cicero (anche lui calatino) che presiede l’Irsap, l’istituto che accorpa le vecchie ASI, i consorzi per la gestione delle aree di sviluppo industriale della Sicilia. Oggi Attilio Bolzoni ed Emanuele Lauria su Repubblica.it calano il carico da 11: Montante, grazie ai buoni uffici della Regione, ha messo le mani sull’Expo. L’affare dell’anno. Per pochi, ovviamente. Non so se Orlando e Borsellino siano stati dei “professionisti dell’antimafia”. La cronaca e la storia ci aiutano moltissimo a capire se lo sono stati e no, se ci hanno rimesso qualcosa o no. Montante credo che un po’ di vantaggi li abbia avuti. Capacità imprenditoriale? Risarcimento per la sovraesposizione contro le cosche? O, come scrivono Bolzoni e Lauria, semplice e banale “impostura”? Crocetta deve smarcarsi al più presto da questa vicenda. Altrimenti è come se l’avviso di garanzia a Montante sia stato inviato a lui. Confermando ancora una volta la profezia (o la maledizione) che è praticamente impossibile che un presidente della Regione Sicilia chiuda il suo mandato senza un’inchiesta giudiziaria pesante sulle spalle.
Per leggere l’articolo di Repubblica.it clicca qui.

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7 giorni“Era arrivato il momento della ghazwa, la missione militare che avrebbe portato la Siqilliyya a fare professione di fede in un solo Dio e in un solo Profeta”. E’ il 2007. Muhammad Abdullah al-Dulaimi, cittadino italiano di evidenti origini arabe, laureato in Lettere in Italia e specializzato in Letteratura siciliana, sta sbarcando in Sicilia traghettando lo Stretto di Messina. La Siqilliyya è la Sicilia araba e le intenzioni di al-Dulaimi sono quelle di fare ritornare l’isola sotto il dominio arabo. In estrema sintesi è il contenuto del primo capitolo de “I sette giorni di Allah”, romanzo di Gianni Bonina, edito da Sellerio, uscito nel 2012. La frase fra virgolette è il pensiero che il protagonista fa al vedere dal traghetto le coste messinesi. Riletto oggi, il romanzo ha un sapore diverso da allora. Forse non esagero se dico che, fatte le debite differenze, “I sette giorni di Allah” sta alla Sicilia e all’Italia come “Sottomissione” di Michel Houellebecq sta alla Francia. Quest’ultimo è forse uscito con un tempismo e una coincidenza impressionanti rispetto al primo. Ma le cronache di queste ore sono particolarmente evocative: il califfato è praticamente sotto casa nostra e non è un segreto il fatto che nel mondo islamico c’è chi vagheggia il ritorno della Sicilia sotto la dominazione araba. “I sette giorni di Allah” è importante da questo punto di vista. Tecnicamente è un thriller alla Dan Brown: gli investigatori di mezza Sicilia, in particolare della Sicilia sudorientale, sono impegnati a sciogliere una serie di nodi, a studiare e capire (e con loro il lettore) fondamenti teologici musulmani e cristiani per risalire ad una catena di omicidi e di attentati che mirano a creare una vera e propria strategia della tensione, preparatoria ad una nuova “riconquista” della Sicilia. Gianni Bonina fa un lavoro che già allora considerai pregevole, proprio dal punto di vista culturale e anche teologico. Il romanzo è tra l’altro un ennesimo spot per il Sudest siciliano. Oggi assume uno spessore ed un significato che vanno ben oltre la banale suggestione e si cala prepotentemente nel contesto dell’attualità. Se Muhammad Abdullah al-Dulaimi riuscirà nell’intento non lo svelo in questa sede, ovviamente. Ma se fossi Sellerio “I sette giorni di Allah” lo riproporrei di corsa.

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Montalbano Annunziata IspicaSembrava fosse l’ennesimo treno perso. Alcuni comuni della provincia di Ragusa avevano fatto fronte comune e avevano sottoscritto un protocollo d’intesa per sostenere (e quindi trattenere in loco) le riprese del “Commissario Montalbano” che altrimenti sarebbero state fatte in Puglia. I comuni indicati in un comunicato stampa erano: Chiaramonte Gulfi, Comiso, Giarratana, Modica, Monterosso Almo, Pozzallo, Santa Croce Camerina, Vittoria. Ispica non c’era. Avevo aspettato qualche giorno prima di parlarne, contando su una rettifica da Palazzo Bruno alle notizie pubblicate dalla stampa. Niente. Quindi, a dispetto di quanto strombazzato in dicembre, nelle nuove serie di “Montalbano” era logico pensare che Ispica non ci fosse. Ed invece c’era e c’è. Si è solo trattato di un errore di omissione del nome di Ispica da parte di chi ha redatto il comunicato stampa. La circostanza mi è stata fatta notare dal presidente del Consiglio comunale Peppe Quarrella, intervenuto sulla vicenda su Facebook. Come ho detto sul social, meglio così. Anche se tutti gli organi di informazione si sono rifatti ad un comunicato nel quale il nome di ispica non c’è, dando quindi notizia dell’assenza della nostra città da un’intesa importante sotto il profilo turistico e culturale. Il protocollo istituisce un Tavolo permanente per il coordinamento e la programmazione 2015/2017 delle attività a sostegno della produzione della serie tv, ispirata ai polizieschi di Camilleri. Lo stesso tavolo, come spiegano i sindaci, sarà l’interlocutore diretto con la società di produzione cinematografica Palomar con la quale i comuni concorderanno i percorsi utili alla valorizzazione e alla promozione dei territori dei comuni stessi che assicureranno interventi ed azioni di supporto per le riprese della nuova serie del “Commissario Montalbano”. Il protocollo d’intesa definisce, tra l’altro, che le parti, al fine di assicurare una più efficace valorizzazione delle opportunità turistiche e culturali collegate al fenomeno “Montalbano”, si impegnino ad individuare tra gli edifici che ospitano i set della serie tv, i locali da destinare a spazi espositivi permanenti da gestire secondo forme da concordare con la Palomar. Nelle precedenti tornate, Ispica ha offerto alla fiction suoi angoli molto suggeastivi: il loggiato del Sinatra, l’Annunziata (dentro e fuori), gli interni del Casino Bruno e di Palazzo Modica, gli uffici della vecchio “Banco Giovanni Pietro Modica”.

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Raffaele-CantoneParliamo di Primarie, ovviamente del Pd, perché gli altri neanche ci pensano a farle. Dopo la Liguria il dibattito è apertissimo. Al punto che dice la sua Raffaele Cantone, presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione. Le primarie, dice Cantone, “sono uno strumento importante di democrazia” e per questo “vanno garantite con una norma legislativa perché non possono essere considerate allo stesso livello dell’elezione di una bocciofila, cioè di tipo privato”. Il magistrato va oltre (o se volete rincara la dose) quando dice che per le primarie “il rischio vero è che ci siano fenomeni di compravendita del voto, di partecipazione di soggetti che nulla hanno a che vedere con quel partito. Il punto è che – conclude Cantone – se le primarie si vogliono tenere, e probabilmente è giusto, vanno regolamentate prevedendo un momento pubblicistico che riguardi sia la fase di accreditamento dei votanti che la fase dello scrutinio”. Insomma devono essere istituite per legge, con tanto di albo degli elettori, come del resto avviene negli Stati Uniti, in modo da evitare che uno voti oggi alle primarie di un partito e domani voti per l’altro o che, da avversario, svolga il ruolo di guastafeste e scelga non il migliore, ma il suo contrario, quello più facile da battere alle secondarie, cioè le elezioni vere e proprie. Per completezza, va detto che Raffaele Cantone ha detto queste cose in un dibattito pubblico svolto qualche giorno fa a Napoli, dove si dovrebbero svolgere le primarie per la scelta del candidato presidente della Regione. Mi aspettavo una maggiore eco nazionale a queste parole. E soprattutto la risposta ad una domanda: perché Cantone sente il bisogno di intervenire? Il suo ruolo è importante e delicato e non è uno che parla a vanvera. Se il presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione interviene, lo fa perché le primarie, da eccezionale strumento di democrazia partecipativa in un partito o in una coalizione, possono essere strumento di “corruzione” in senso lato, politico e tecnico. E non è solo un problema napoletano, dove si sta discutendo sul voto della camorra, sul tesseramento al Pd gonfiato a Ercolano o sulle primarie del 2011 per la scelta del candidato sindaco di Napoli, annullate per brogli ed infiltrazioni sospette. Il problema è generale se vediamo cosa è successo e sta succedendo in Liguria e cosa è successo nella mia Ispica, in provincia di Ragusa, dove addirittura una palese violazione del regolamento ha fatto sì che le primarie venissero aperte a tutti e non limitate agli iscritti e agli elettori del Pd, al punto che anche consiglieri comunali di centro-destra hanno potuto votare, mentre grandi elettori con interessi economici ben precisi hanno avuto un ruolo diciamo così importante. L’intervento di Raffaele Cantone è una spia. Ed è peraltro in linea con quanto detto da Matteo Renzi a “Quinta colonna” qualche settimana fa, dove si auspicava una regolamentazione per legge delle primarie in modo che le facessero tutti. Mi chiedo a questo punto perché l’emendamento che ne prevedeva l’istituzione nell’ambito della riforma elettorale in itinere in parlamento è stato respinto con il favore del governo? Interessante in proposito sentire anche il parere di Arturo Parisi, artefice dell’importazione delle primarie dagli Usa (dove si è peraltro recato per studiarle), e loro strenuo sostenitore. Una cosa è certa: avversari del Pd e del centro-sinistra, potentati economici e rappresentanti delle mafie in affari, che fino a poco tempo fa guardavano alle primarie con tanta sufficienza o invidia, adesso hanno deciso di agire. Infiltrandosi e determinando il risultato a loro più congeniale. Se non è “corruzione” questa!

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