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Archivi del mese: gennaio 2015

italo il filmAppartengo alla generazione cresciuta davanti ai telefilm a puntate di Rin Tin Tin e di Lassie. Di straforo ho spesso incrociato in tv il Commissario Rex. Insomma l’umanizzazione del cane, magari di un cane di intelligenza e sensibilità spiccate (non è così anche per gli umani?) non è un novità. Allora, qual è la novità di Italo, il cane che oltre ad avere un nome aveva anche un cognome: Barocco? Italo ha ispirato il film omonimo, nei cinema proprio in questi giorni, per la regia di Alessia Scarso e la partecipazione di alcuni fra i più noti attori nostrani, da Andrea Tidona a Barbara Tabita e Marcello Perracchio, da Tuccio Musumeci a Lucia Sardo. Non dimenticando ovviamente i due protagonisti diciamo così nazionali Marco Bocci (nel film il sindaco Antonio Blanco) ed Elena Radonicich (la maestra Laura), l’esordio del bravissimo e giovanissimo Vincenzo Lauretta (Meno Blanco, figlio adolescente del sindaco), l’apparizione sul grande schermo di attori fino ad ieri dilettanti come Saro Spadola e Assunta Adamo e alcune comparse locali che in qualche caso recitano se stesse, come Giuseppe Savà e Carmelo Scarso.
La novità di Italo, rispetto a Lassie e Rin Tin Tin, è duplice: essere una figura storica, cioè realmente esistita, e di non avere un solo padrone, ma di averne uno diciamo così plurale, un’intera comunità. Ecco le due differenze di fondo, con i riflessi di ordine sociologico ed etologico che lasciamo approfondire ovviamente agli esperti di questi campi.
Il film mi è piaciuto e mi ha emozionato. Ma l’emozione mi è venuta non per la storia di Italo, per il semplice motivo che Italo, il cane storico, ho avuto la fortuna di conoscerlo. Un anno prima che il cane morisse, alla fine del 2010, il Circolo culturale “Vitaliano Brancati” di Scicli organizzò una presentazione del mio romanzo “Il figlio della Ruota”, uscito in quelle settimane. La serata si tenne nella sede del “Brancati”, in via Mormino Penna, il salotto di Scicli, bene dell’umanità dell’Unesco, la casa a cielo aperto di Italo, E Italo era lì, in sala. E ci fu presentato come si poteva presentare agli ospiti il farmacista o il segretario comunale. Al vedere “Italo” mi sono emozionato perché la storia di questo cane umanizzato è stata magistralmente intrecciata con il contesto, è stata incastonata nell’ambiente di quel Sudest in cui Italo è realmente vissuto: il barocco e i vicoli eleganti di Scicli, gli insediamenti archeologici di Cava Ispica, il mare di Ciriga, le feste religiose spagnoleggianti. E poi la ferrovia: quella ferrovia un tempo metafora di sviluppo, ed oggi emblema dell’abbandono cui la Sicilia è stata condannata: sconcertante coincidenza il fatto che “Italo” sia uscito proprio nei giorni in cui è stata annunciata la cancellazione dei treni a lunga percorrenza della Sicilia per Milano e Roma, mentre nel film è ricorrente l’immagine delle rotaie, di una stazione deserta dove ogni giorno alle dodici Natalino, il “pazzo” del paese interpretato da Tuccio Musumeci, aspetta quasi inutilmente l’arrivo della madre. “Italo” è il film dove al ristorante si ordina il macco con le fave, dove le notizie belle e brutte, come la malattia mortale di Italo, si trasmettono istantaneamente di bocca in bocca, dove il venditore ambulante fa sentire la sua voce fuori campo in più di un’occasione alla stregua del muezzin arabo, come avveniva in “Divorzio all’italiana” di Pietro Germi, col quale “Italo” ha in comune anche una sequenza veloce della rappresentazione delle facciate barocche delle chiese del posto. Insomma “Italo” ambisce ad essere un nuovo megaspot per il territorio ibleo e la rappresentazione di una Sicilia piena di vizi e virtù, certo, ma dove fra queste ultime c’è anche quella della sensibilità per ogni essere che vive e corrisponde con noi (come le piantine di Meno Blanco). Operazioni di ottimo livello che rispondono alle migliori intenzioni di chi ha pensato, diretto, prodotto il film e che compensano, fino a farle dimenticare, la lentezza di certi suoi passaggi e l’inverosimiglianza di una figura come quella del sindaco Blanco. In altre occasioni ho detto che Italo può essere un treno o un cane. Dopo avere visto “Italo” posso dire che per noi è entrambe le cose: un animalaggio (conio orribile, lo riconosco, ma mi sia consentito per il parallelismo con personaggio) che ci può aiutare ad andare lontano. Anche senza le corse a lunga percorrenza di Trenitalia.
Per vedere o rivedere il trailer clicca sul video qui sotto.

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Sono stato ospite di Jessica Cavallo a “Parliamone”. Una chiacchierata di una mezz’oretta su Primarie e dopo-Primarie, Ispica, Pd, privatizzazione del “Peppino Moltisanti”, Chiosco della famiglia Milana e tanto altro. Ecco il video integrale:

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copertina_il_figlio_della_ruota2“Il figlio della Ruota” è uscito da oltre quattro anni. E’ una rarità. Nell’apposita sezione, alla quale puoi accedere cliccando sulla copertina del romanzo posta sulla homepage del blog, in alto a sinistra, trovi una serie di notizie utili a saperne di più, sulla storia e su qualche curiosità collegata.

Grazie alla collaborazione della casa editrice “Prova d’autore” sono ancora disponibili delle copie. Il prezzo di copertina è di 15,00 euro.

Ad Ispica è possibile trovare “Il figlio della Ruota” nella Libreria Shalom via Duca degli Abruzzi, 99 (accanto all’Edicola Vendemmia).
Altrimenti può essere richiesto inviando una mail tramite il modulo sottostante:

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primarie pd nulle IspicaC’è chi sostiene che, dopo le Primarie, la politica ispicese sia diventata noiosa. Molto hanno influito le feste di Natale che ci hanno impegnato su altri fronti, com’era giusto peraltro che fosse. Visto che le feste sono ormai alle nostre spalle, diamo un po’ di pepe a questa stanca politica cittadina. E ricominciamo dalle Primarie. I giorni trascorsi mi hanno dato modo di riflettere su molte cose, molte persone, molti atteggiamenti, molti comportamenti, molti fatti e retroscena che mi sono stati riferiti proprio riguardo alle Primarie. Quanto accaduto il 21 dicembre, che ha provocato sgomento in molti cittadini, non è stato un caso. Com’era possibile che alle Primarie del Pd votassero gli avversari del Pd? Le Primarie dovevano essere una festa ed invece si sono trasformate in un’esercitazione militare, con tanto di elettori controllati, contati, schedati, convogliati e fatti passare prima di tutti gli altri, a dispetto di anziani e di militanti veri del Pd… Due numeri la dicono lunga: alle Europee di maggio il Pd ottiene 1616 voti; alle Primarie votano 1845 persone. Tutto questo orchestrato da chi? Dagli avversari del Pd. Ex dirigenti del centro-destra, registi e factotum delle campagne elettorali che il centro-destra vinceva a man bassa, rappresentanti di lobby interessate alle lottizzazioni edilizie e alla pronta liquidazione di fatture rimaste impigliate nelle maglie strette della Commissione di liquidazione a causa del dissesto, rappresentanti di associazioni che a spese delle imprese e delle attività locali hanno organizzato le manifestazioni estive, rendendo un prezioso servigio all’Amministrazione che non poteva farlo. E poi, ciliegina sulla torta, i consiglieri comunali di centro-destra che si mettono in fila, versano l’euro e votano. Non posso certo dimenticare i protagonisti occulti ed iperattivi della segretaria particolare del sindaco. Insomma il 21 dicembre è andato in scena l’inciucio. Mi chiedo: ma perché il Regolamento non è stato fatto rispettare? Perché non è stata fatta sottoscrivere la Dichiarazione di condivisione della proposta politica del partito, di impegno a votarlo alle Amministrative di primavera e di autorizzazione all’inserimento nell’Albo pubblico degli elettori del Pd che ciascun elettore avrebbe dovuto, dico dovuto firmare, costituendo un piccolo filtro e un deterrente contro un’occupazione militare del Partito democratico o, ben che vada, una sua cocente umiliazione? Perché le Primarie non sono state ancora convalidate dalla Commissione organizzatrice che avrebbe dovuto farlo entro 24 ore a termini di Regolamento? Sapete cosa c’è? C’è che le Primarie del 21 dicembre sono state congegnate e gestite per disarticolare il Partito democratico, l’unico che aveva ed ha le potenzialità per essere elemento di cambiamento vero nella politica e nell’amministrazione locali. E proprio questa caratteristica hanno cercato di compromettere.
“Dimentichiamo le primarie-farsa e riprendiamoci il nostro Pd” è il titolo di una lettera aperta agli iscritti e agli elettori del Partito democratico che sto facendo distribuire con la quale chiedo che il partito chieda scusa ai suoi iscritti ed elettori e che si impieghi il tempo a disposizione per ridare prestigio e dignità al Pd e ai suoi iscritti e militanti. In essa sostengo che le Primarie sono nulle perché c’è stata una grave inosservanza del Regolamento che imponeva a chi veniva a votare la firma di una dichiarazione di condivisione della proposta politica del partito, di impegno a votarlo alle Amministrative di primavera e di autorizzazione all’inserimento nell’Albo pubblico degli elettori del Pd. Questa dichiarazione gli elettori delle Primarie non l’hanno firmata perché il Comitato organizzatore non l’ha predisposta, rendendo nulle le Primarie, visto che è stata indebitamente concessa facoltà di voto agli avversari del Pd, fra i quali anche consiglieri comunali. Un fatto inaccettabile, grave e ridicolo che spiega anche il motivo per il quale il Comitato organizzatore delle Primarie non si è ancora riunito per convalidare il risultato: esso non è convalidabile perché le Primarie sono nulle. Nella lettera aperta rivolgo un appello agli altri due candidati alle Primarie: facciamo un passo indietro nell’interesse del partito, quello alternativo al centro-destra, che infonde e pratica la speranza nel cambiamento, che ha una sua proposta politica. Per il bene di Ispica che merita una Politica sana e pulita. Abbiamo ancora margini per ridare dignità al nostro Partito democratico e riprendercelo nell’interesse della città.
Per leggere e scaricare la lettera aperta integrale clicca qui.
Per leggere e scaricare il Regolamento delle Primarie clicca qui.

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Servizio urbano IspicaIl regalo per il nuovo anno è in perfetta sintonia con lo “stile della casa”: smantellare, destrutturare, demolire, avvelenare pozzi e animi. Mi riferisco alla sospensione del servizio urbano degli autobus dopo venticinque anni. La Cooperativa “Ispica Viva” ha gettato la spugna: la Regione non paga, il Comune è in tutte altre faccende affaccendato, gli autisti e i soci non erano più disponibili a pagare di tasca loro carburante e manutenzione dei mezzi. Così dal 1° gennaio il servizio è tecnicamente “sospeso”. La sua ragion d’essere era data dal fatto che Ispica aveva (ed ha) un territorio composito, con la stazione ferroviaria (allora i treni c’erano) e il Cimitero parecchio distanti dal centro urbano, con la fascia costiera che si riteneva si dovesse integrare con la città collegandola stabilmente. Tutto questo pensando anche alle persone anziane, ad esempio, che per raggiungere il Cimitero non volevano (e non vogliono) disturbare figli, parenti ed amici, o al numero sempre crescente di residenti fra Santa Maria del Focallo e la Marza.
Quando la Politica e l’amministrazione erano fatte di intuizioni e non dell’attuale pressappochismo, la linea urbana veniva vista come una soluzione: del resto l’idea non era nuova, visto che a cavallo fra gli anni ‘50 e ’60 il servizio c’era ed era gestito dall’indimenticabile Saverio “Sciavè” Padova. La gestione alla “Ispica Viva” fu la soluzione che, essendo durata venticinque anni, tanto cattiva non era. Occorreva ripensare il servizio, per renderlo redditizio. Nel mio programma elettorale per le Primarie avevo lanciato l’idea di estendere la linea al Porto di Pozzallo, in modo da attrarre verso Ispica i turisti in arrivo da Malta e quelli probabili, qualora si concretizzi l’idea di fare arrivare a Pozzallo le navi da crociera. Ovviamente era necessario fare le dovute modifiche alla concessione regionale.
Il nome della cooperativa, “Ispica Viva”, derivò da un’affermazione pronunciata in una campagna elettorale amministrativa degli anni ‘90: “Ispica è morta”, si disse dal podio del Partito socialista. Per tutta risposta nacque la cooperativa “Ispica Viva”. Certe espressioni rilette oggi hanno la loro suggestione. Certo, Ispica morta non è. Ma c’è chi vuole farla morire. La sospensione della linea arriva a distanza di qualche giorno dalle improvvide, infondate ed incontestate affermazioni del sindaco che, forse perché gasato per la vittoria del suo candidato alle Primarie della “grande coalizione” del 21 dicembre, aveva detto che al suo successore avrebbe lasciato un comune risanato e da fare invidia al Paradiso terrestre. Tra le tante cose che ho imparato ultimamente, una è preziosissima: credere nelle persone per quello che fanno e non per quello che dicono.

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