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Archivi del mese: Ottobre 2014

scuolabus cartoonNel mondo si esprime grande soddisfazione per il Nobel per la Pace a chi afferma il valore dell’educazione, della scuola, dell’infanzia. Ad Ispica si tassa il diritto allo studio. La vicenda degli scuolabus non messi in circolazione con l’inizio dell’anno scolastico, finisce con l’istituzione del servizio, che dovrebbe avere inizio lunedì, ma con un contributo a carico delle famiglie. La delibera (per vederla clicca qui) è stata adottata dalla Giunta municipale e prevede un costo del biglietto, da pagare anticipatamente, articolato in fasce in base al percorso e ai giorni di scuola in un mese, facendo un’ulteriore differenza fra chi usufruisce dello scuolabus cinque giorni la settimana e chi sei. Per dare un’idea: chi è più vicino (entro i due chilometri) in novembre pagherà 26 euro per sei giorni settimanali, 22 per cinque; chi è più lontano (sette chilometri in poi), sempre a novembre, 52 euro per sei giorni, 44 per cinque. Riduzioni sono previste per quei nuclei familiari con più figli: del 10% con due figli, del 15% con tre, del 20% con quattro, del 25% con cinque. Al riguardo ho la mia idea: lo scuolabus non è la palestra o una lezione di pianoforte. E’ il mezzo che consente ai bambini e ai ragazzini che non risiedono nel centro urbano di frequentare la scuola dell’obbligo, esercitando un diritto garantito dalla Costituzione. Con questa decisione un diritto è negato. E per averlo basta pagare.

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ispica chiosco piazza unità d'italiaAllora si possono fare i bandi pubblici e con il massimo di diffusione per l’assegnazione dei beni comuni! Con un annuncio “urbi et orbi” da Palazzo Bruno abbiamo appreso che il chiosco di Piazza dell’Unità d’Italia sarà assegnato con un bando pubblico. Da circa dieci anni abbiamo assistito alla concessione di pezzi importanti del nostro patrimonio con bandi usciti sommessamente, sottovoce, con una pubblicità prossima allo zero. Il mercato o il verde Brancati, per esempio, sono stati privatizzati e il loro ruolo pubblico è venuto meno. Il chiosco della fu Piazza Regina Margherita (che non è stata “ristrutturata”, ma cancellata, usando una violenza inaudita sulla nostra storia e la nostra identità) era concesso ai Milana che ne avevano fatto un luogo che andava oltre la somministrazione del caffè o della bibita, ma era un punto di aggregazione, vi si tenevano incontri, dibattiti, discussioni… Poi lo sfratto per l’apertura del cantiere e la promessa ai Milana di tornare nella nuova piazza e occupare il nuovo chiosco, previsto poco più in là. Nel frattempo era stato assegnato loro provvisoriamente il chiosco di Piazza Mazzini: anche lì la storia finì male e oggi i Milana lavorano in Germania. Il bando annunciato ha il sapore di una sfida, di una provocazione, alla quale Ispica dovrebbe rispondere con l’essere comunità. Propongo che alla gara per l’assegnazione non partecipi nessuno, facendo così in modo che gli unici a partecipare siano i Milana. Parteciperà qualche forestiero? Abbiamo il dovere di fargli capire, con serenità, garbo, senso civico e massimo rispetto, che quel chiosco ha un assegnatario naturale, ovvio: la famiglia Milana. Nel frattempo prevedo una battaglia mediatica intensa. Il caso si presta molto ad essere seguito dagli organi di informazione nazionali, tanto che il Tg1 dedicò alla vicenda un servizio in un’edizione serale. Non mi stupirei se nei prossimi giorni Ispica tornasse alla ribalta nazionale per questa vicenda che denota la miseria di una politica senza storia e la civiltà di una comunità che non subisce in silenzio. Infine una piccola annotazione. L’annuncio del bando è accompagnato da una dichiarazione stizzosa del sindaco che investe in malo modo la famiglia Milana, quindi Uccio, il fratello Alberto e la mamma Delfina Puglisi: una vera caduta di stile, un fatto, come dire, poco istituzionale per cui va la mia solidarietà personale ai Milana.
Di seguito il servizio di VM Giornale del gennaio 2013, in occasione di un sit-in di solidarietà ai Milana. Allora ero segretario cittadino del Pd, ed aderimmo.

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fascismi-europa-destra-sinistra-superamentoCosa unisce l’offensiva del ministro Alfano sui diritti degli omosessuali allo scuolabus negato ai bambini di Ispica? Semplicemente una parola: Destra. Alfano ha chiesto ai prefetti di annullare le registrazioni dei matrimoni gay contratti all’estero sui registri italiani da parte dei sindaci, mentre ad Ispica, mistificando sulla condizione di dissesto finanziario del Comune, non si attiva il servizio di trasporto dei bambini e dei ragazzini della scuola dell’obbligo che abitano fuori città. Due modi di agire che non mi stupiscono e che da soli danno la risposta a chi dice, con molta superficialità, che Sinistra e Destra sono la stessa cosa o che sono categorie superate, soprattutto in una dimensione locale. Non è così. I due esempi dimostrano che i Comuni stanno diventando la nuova frontiera dei diritti: dei diritti civili e del diritto allo studio, per stare ai due esempi. Ed è su questi che Destra e Sinistra si differenziano. La prima non li considera diritti: sono un fatto contro natura i primi e vengono brutalmente assimilati ai servizi a domanda individuale i secondi. La Sinistra invece li riconosce come tali e li concede, integrandoli con i diritti di cittadinanza. Riconoscere i diritti civili non è come asfaltare una strada: risponde ad una sensibilità politica e culturale, non a un bisogno materiale della collettività. Si tratta di due piani diversi. A chi mi chiede da che parte sto, rispondo senza esitazioni: la Sinistra dei diritti, a partire dal loro riconoscimento in ambito locale, è la Sinistra in cui mi ritrovo. E’ la Sinistra dei beni comuni, che siano l’acqua o un immobile comunale, un campo di calcio o una palestra pubblica o uno spazio aperto dono della natura. Lavoro per fare affermare questa Sinistra anche nella mia città.

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istituto comprensivo padre pio da pietralcina ispica piazza unità d'italia luigi einaudi chiesa madre matriceEcco l’ultima idea fantastica di Palazzo Bruno. Il personale doposcuolista (non tutto per la verità) è stato richiamato a fare il suo mestiere, ma di mattina, svolgendo una sorta di attività di supporto nell’orario scolastico ordinario. Insomma un servizio comunale, nato per essere di aiuto ai bambini e ai ragazzini le cui famiglie non possono mantenersi i doposcuola privati pomeridiani, si trasforma in un servizio a sostegno della scuola in quanto apparato. Sia ben chiaro: sono utili l’uno e l’altro. Ma, dovendo scegliere, l’Amministrazione ha scelto l’apparato e non le famiglie. In tutto questo c’è un aspetto che i sindacati stanno valutando concretamente ai fini di un possibile ricorso. Il Comune, essendo in dissesto, ha degli esuberi di personale. E’ stata varata una delibera di rideterminazione della pianta organica zeppa di illegittimità, tanto è vero che un gruppo di dipendenti l’ha impugnata. Uno dei vizi della delibera è la mancata indicazione dei servizi essenziali che non possono essere soppressi. Si può muovere il personale dipendente con tanta facilità, destinandolo a servizi che, quando sarà, potrebbero essere considerati non indispensabili, mettendo a rischio i posti di lavoro di quanti vi operano? Non so fino a che punto un servizio di natura sociale ed educativa possa essere considerato a perdere, soprattutto visti i tempi in cui la rete pubblica di sostegno sociale diventa necessaria per fronteggiare la crisi e le politiche educative andrebbero potenziate. Ma non si può pretendere questo da un’Amministrazione che dà un colpo micidiale al diritto allo studio sopprimendo gli scuolabus che assicurano la frequenza della scuola ai bambini residenti nelle contrade.

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Il 6 ottobre 1924 iniziavano in Italia le prime trasmissioni radiofoniche. Muoveva i primi passi uno strumento di comunicazione molto efficace che abbinava (ed abbina) istantaneità nella diffusione e approfondimento, dando molto spazio al merito del messaggio piuttosto che alla forma: ascoltiamo quello che si dice, potendolo anche fare mentre lavoriamo o studiamo o siamo in macchina, prescindendo da cosa il conduttore o la conduttrice indossa o dall’aspetto dello studio. Per me la radio è stata, come si dice, il “primo amore”. E’ nella radio e con la radio che sono nato giornalisticamente, è nella radio e con la radio che ho affinato le mie passioni. Nonostante siano passate ere da allora, considero quello strumento un mezzo ancora importante ed attuale, nonostante abbia fatto giornalismo anche sulla carta stampata, in televisione e sul web. Radio Gamma e il suo Radio Gamma Giornale sono ormai entrati nel mito di Ispica e dintorni. Non è una novità, trovandosi da tempo nel mio canale di Youtube, ma mi piace in quest’occasione riproporre una versione integrale del Radio Gamma Giornale del 17 settembre 1988, per la quale ringrazio ancora una volta Diego Motta e Alberto Denaro per averla digitalizzata. Nella foto a corredo sono ritratto durante la lettura del notiziario, con l’assistenza tecnica di un divertito Giovanni Cavarra. Chi non l’ha ancora ascoltata, si renderà conto come la stessa informazione radiofonica locale, oggi, è cambiata: è più veloce, più essenziale, meno prolissa, non più hobby, ma professione. I più giovani potranno notare come allora, ad Ispica, si realizzavano le opere pubbliche, mentre i più maturi, come me, potranno fare un piccolo tuffo nel recente passato della nostra città. Buon ascolto.

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satanismo ispicaSu uno dei lati esterni dell’ex mattatoio comunale, restaurato da anni e abbandonato a se stesso, c’è una scritta con elementi di chiaro stampo satanico: il 666, che è il numero del diavolo, la croce rovesciata, l’onore a Satana tributato evocando saluti nazisti (senza peraltro prestare molta attenzione all’ortografia). Cos’è? Professione di fede? Riferimento per satanisti nostrani? Indicazione di un luogo di incontro per messe nere? Chi ne sa più di me mi tranquillizza: i veri satanisti sono molto riservati e aborriscono qualsiasi forma di esibizionismo, preferendo le tenebre, l’occulto. E allora la conclusione è una sola: è un banale gesto di elementare idiozia. Scrivendone, come sto facendo, c’è il rischio di fare da cassa di risonanza a questi improbabili autori di murales tanto squallidi quanto inopportuni. Ma una reazione s’impone. Fra i tanti slogan in voga nel ’68, ve ne era uno che diceva pressappoco così: “Nelle urne elettorali la vostra complicità, nelle scritte murali la nostra libertà”.satanismo ispica1 La libertà di espressione, rivendicata in quegli anni, aveva dietro un’ideologia, la lotta sociale, magari degenerata nel terrorismo e nella violenza. Questo è un caso tipico non di libertà ma di pura stupidità. Un bel passaggio di vernice non basta a cancellarla. Ma serve quanto meno a dire che le manifestazioni della dabbenaggine e della stupidità meritano solo un bel colpo di pennello per il rispetto delle persone sensibili e il buon nome della città. Anche perché, da quelle parti, l’affluenza di turisti e forestieri è notevole.

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Botti curtoÈ uscita oggi la guida dell’Espresso sui “Vini d’Italia 2015” e c’è l’ Eloro Nero d’Avola 2011 dell’azienda Curto di Ispica, con una valutazione di 17 ventesimi. La “Curto” viene inserita nella prestigiosa guida con altri due outsider, “rappresentativi – si legge nella motivazione – della straordinaria diversità del vino italiano”. Assaggiatori speciali fanno le loro degustazioni alla cieca, dopo avere reso anonime le bottiglie in un appuntamento per gli amanti del buon bere, giunto alla sua quattordicesima edizione. Dieci le etichette siciliane che ottengono il riconoscimento massimo di “vini d’eccellenza” e le cinque bottiglie sinonimo di “qualità rara”. I migliori vini siciliani sono risultati il marsala Vecchio Samperi Ventennale della cantina Marco De Bartoli e il Moscato Passito di Pantelleria Ben Ryé 2012 Donnafugata, il Moscato Passito di Pantelleria Creato 1983 di Salvatore Murana, il Moscato Passito di Pantelleria Bukkuram 2012 di De Bartoli Marco e il Marsala Superiore Riserva Donna Franca Cantine Florio. La “Curto” non è nuova e riconoscimenti di un certo livello. E assieme alla “Rio Favara” di Massimo Padova conferma l’esistenza ad Ispica di imprenditori innovativi, magari di nicchia, ma che, scommettendo sulla produzione vinicola, contribuiscono ad affermare il nome della città in un contesto nazionale.

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Francesco Lauretta è un pittore (anche se lui rifiuta tale definizione). Ispicese, è passato per Torino e approdato a Firenze, dove vive e lavora. “Una nuova mostra di pittura” non è solo la video-intervista con cui l’artista presenta una sua mostra allestita a Palazzo Beneventano di Scicli. C’è uno spaccato della sua persona, del suo modo di pensare, della sua arte. E di Ispica. In tutto il video, in particolare nella seconda metà, c’è molto della città, non solo sotto forma di immagini. Fra le sue opere ve n’è una che ritrae un personaggio di Ispica, scomparso da alcuni anni, ma vivo nella nostra memoria. Non vi dico chi è. Scopritelo voi. E con lui scoprirete, qualora non l’abbiate fatto, l’eccentricità, l’originalità, l’estro di un artista di cui essere compiaciuti da ispicesi e da apprezzare se vi piacciono le forme espressive.

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spose bambineUna campagna delle Nazioni unite contro le “spose bambine” è quanto mai opportuna. Ma c’è un aspetto suggestivo e non casuale: il ricorso per questa campagna alla foto di una bambina siciliana. Il fenomeno delle “spose bambine”, mutuato dalle usanze arabe, in Sicilia era diffusissimo. Negli anni ’60 ad Ispica, addirittura, la Rai realizzò un documentario sull’argomento (per vederlo vai in fondo all’articolo). Per fortuna molta acqua è passata sotto i ponti. Anche se di “spose bambine”, sottratte alle gioie e al godimento naturale della loro età, in varie parti del mondo ce ne sono ancora.  Continua a leggere

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20141001_144440Istituita da pochi anni, la Festa dei nonni, che ricorre oggi, ci induce a riflessioni di varia natura. L’accostamento nonno-anziano è il più ovvio. In un recente passato, quando conquistava il titolo di città e quando era considerata una città-modello, Ispica arrivò a celebrare l’anziano con il monumento posto fra piazza senatore Moltisanti e via Vittorio Veneto, davanti alle Poste. Sembra più che altro un monumento al “vecchietto dove lo metto”, per la verità. Il punto è un altro: veniamo da una tradizione politico-amministrativa che valorizzava gli anziani e per loro creava una rete di assistenza e di servizi all’avanguardia in Sicilia: basti dire che nacque ad Ispica il primo Centro geriatrico dell’isola. L’anziano diventava protagonista e non più soggetto sociale debole, grazie alle iniziative di educazione permanente e ai laboratori artigianali. Il monumento all’anziano, eretto fra l’89 e il ’90 non senza polemiche (i costi, “sembra più un mendicante che un nonno” eccetera) era il culmine di un percorso, di un’azione amministrativa concreta. L’autore, il cui nome bisognerebbe cercarlo negli archivi del Comune, risiedeva nell’area montana degli iblei. Fra l’altro, la compresenza di un bambino, rende plasticamente l’idea della tradizione, degli insegnamenti, delle esperienze che si tramandano, della figura di nonno della persona adulta rappresentata. Sono affezionato a questo monumento, per quello che rappresenta e fa ricordare (anch’io ho avuto la fortuna di avere un nonno che mi accompagnava a scuola tenendomi la mano sulla spalla), i valori, la qualità dei servizi, le attenzioni e il rispetto che si devono verso gli anziani, e per le emozioni che trasmette (come del resto dovrebbe fare qualsiasi rappresentazione artistica). Forse è fin troppo ignorato. Da tutti.

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