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Archivi del mese: ottobre 2014

l'uomo delle stelle“Ispica irredimibile”, “Ispica? Ma dove deve andare?”, “Turismo ad Ispica? Ma di cosa stiamo parlando?”, “L’unica cosa che il prossimo sindaco può fare è chiudere Ispica e fondere il comune con uno di quelli vicini”… Capita spesso di sentire queste affermazioni da ispicesi, di vederle scritte nei social media, di percepire una disarmante sfiducia e di toccare anche il fondo della provocazione quando si propone di “chiudere la città”. Dico subito che non sono d’accordo, che una parentesi negativa della nostra storia, come quella che stiamo vivendo, non può giustificare affermazioni disfattistiche che partono da sacrosante verità (la crisi e la mala-politica prime fra tutte cui fanno seguito l’annullamento dei diritti e lo smantellamento dei servizi). Più volte ho sostenuto che se il titolo di “città” potesse essere revocato, Ispica, che quel riconoscimento lo ebbe proprio per una serie di caratteristiche che ne facevano un comune-modello, l’avrebbe perso da un bel po’. Poi mi capita di rivedere “L’uomo delle stelle”, il film che Giuseppe Tornatore portò nelle sale nel 1995, premiato col David di Donatello, alla Mostra del cinema di Venezia, col Nastro d’argento e con la nomination all’Oscar e ai Grammy Award. Lì, in quel film, non c’è solo un ritratto straordinario della Sicilia degli anni ’50, del carico di arretratezza e di speranza di quel periodo che costituivano un humus facile facile per avventurieri e spacciatori di illusioni. Non ci sono solo scorci importanti di Ragusa Ibla e del nostro territorio. C’è Ispica da ascoltare, ci sono le note di “Cristo alla colonna” del maestro Giuseppe Bellisario che caratterizzano la colonna sonora del film, per il resto frutto dell’estro di Ennio Morricone. Di questa cosa ricordo parlai con Sergio Castellitto, attore protagonista del film, in un nostro ovviamente casuale incontro a Bari: mi presentai come abitante di Ispica, quel comune che, con una delle sue manifestazioni di pietà popolare più sentite, aveva ispirato il maestro Bellisario con una marcia funebre che poi Peppuccio Tornatore avrebbe utilizzato ne ”L’uomo delle stelle”. Ebbene, Castellitto ricordava benissimo “Cristo alla colonna”, sottolineandone il pathos, l’intensità, la profonda sicilianità. Ecco, vedi quelle immagini, ascolti quelle musiche, ricordi quelle parole e arrivi alla conclusione di essere orgoglioso della tua città e del suo valore. Continua a leggere

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falcomatà-renziBasta leggere i giornali per sapere come sia difficile la Calabria. Per motivi di lavoro ci vado spesso e mi confronto con realtà imprenditoriali ed istituzionali che giorno dopo giorno devono fare i conti non solo con la crisi e con il lavoro che non c’è, ma anche con la più potente delle mafie che è la ‘ndrangheta, forte di una capillarità tanto penetrante quanto asfissiante, e con la mala-politica che nella stragrande maggioranza dei casi con la ‘ndrangheta va a braccetto. Reggio Calabria è la metafora geografica di tutto questo: un’Amministrazione comunale di centro-destra sciolta per mafia, un Comune in dissesto finanziario il cui ex sindaco, Giuseppe Scopelliti, diventato nel frattempo presidente della Regione del Nuovo Centro Destra di Alfano, è costretto alle dimissioni da governatore perché condannato a sei anni per la voragine di bilancio creata quando era sindaco. Oggi la reazione. Il Centro-sinistra e delle liste civiche eleggono al primo turno con il 61% Giuseppe Falcomatà (nella foto con Matteo Renzi), 31 anni, figlio di Italo Falcomatà, popolare e fattivo sindaco di Reggio Calabria, ucciso dalla leucemia nel 2001 quando era in carica ed era impegnato a dare vita alla cosiddetta “Primavera di Reggio Calabria”: buona amministrazione, mafie al bando, investimenti produttivi, lotta agli sprechi. Vedremo se il figlio Giuseppe sarà capace di riprendere da dove il padre ha dovuto lasciare. A tutto questo da Ispica, dalla Sicilia, dobbiamo guardare con grande interesse ed attenzione. Anche nelle realtà difficili, anche dove la crisi generale si sovrappone alla crisi amministrativa fatta anche del dissesto finanziario dell’ente locale per eccellenza, è possibile indicare una speranza credibile. La notizia della grande vittoria del Centro-sinistra e di Giuseppe Falcomatà a Reggio Calabria, per una banale coincidenza, arriva assieme ad un documento tutto ispicese, tutto locale, del circolo “John Fitzgerald Kennedy” del Pd nel quale si indica chiaramente qual è la prospettiva, il progetto: la proposizione di un’“Amministrazione progressista e di cambiamento” per Ispica con la quale si superi il passato e si riprenda un percorso virtuoso, con i conti in ordine, con i diritti garantiti, con le realizzazioni di opere pubbliche e di infrastrutture con il ricorso ai fondi comunitari, con il territorio insieme armonico di centro urbano, costa e zone rurali, con un modello di sviluppo fondato sul turismo… Nel documento si parla chiaramente di incontri in corso fra le forze politiche estranee allo sfascio in cui il centro-destra ha ridotto Ispica, dando un segnale chiaro che è con una saggia politica di alleanze coerenti che si può costruire un’alternativa di governo cittadino. Da Reggio Calabria ci dicono che è possibile fare tutto questo. Se in Calabria è possibile, ad Ispica si deve!

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Milana manifestazionePiccolo scambio di battute con Uccio Milana stamattina, poco prima del corteo in favore della causa sua e della sua famiglia. Uccio: “Sono tornato al ‘900, quando partecipavo ai cortei del liceo”. Ed io: “Se tu torni al ‘900, io sto tornando alla Preistoria!”. E giù risate. Macchina del tempo a parte, quanto sta succedendo in questi giorni ad Ispica, culminato oggi con la manifestazione sotto Palazzo Bruno, è, deve essere una sorta di “ritorno al futuro”. Le ultime amministrazioni di centro-destra hanno soffocato il confronto (temendolo), hanno considerato l’avversario un nemico da schiacciare o un mercenario da comprare, all’insegna del vecchio motto fascista “chi non è con me è contro di me”. Ispica che deve superare questa fase buia della sua storia, come prima cosa deve ritrovare il gusto della mobilitazione civile, della passione che si esercita in piazza, sotto i “palazzi”, alla luce del sole. Una comunità che ha bisogno di speranza deve partire da questo. Negli anni ‘70 eravamo giovani pieni di speranza quando, a Modica, al vecchio Liceo scientifico “Galileo Galilei”, ci mobilitavamo per avere un edificio scolastico che non fosse un garage riattato, umido e buio o per rivendicare il diritto alla partecipazione attiva di studenti e famiglie alla vita della scuola. Quelle speranze oggi sono realtà, anche se ci sono situazioni come quella ispicese nelle quali è stata ingranata una paurosa marcia indietro. Ma oggi Ispica che vuole rinascere (perché deve rinascere), deve partire dalla partecipazione, dall’indignazione professata e gridata, e non sussurrata nelle stanze di partito dove si contrattano candidature e si mettono a punto diaboliche strategie o nelle pizzerie dove nascono alleanze funzionali ad interessi particolari e al consolidamento di poteri di lobby in cerca di riferimenti nelle istituzioni. La Politica è un’altra cosa. E’ operare delle scelte e dire chiaro, ad esempio, “Io sto con i Milana”, senza andare a brigare un minuto dopo nelle segrete stanze per un posticino al sole. Ecco perché stamattina non c’erano i politici figli degli stanchi e vecchi apparati di partito. Dalla Resistenza, frutto di coraggio e di voglia di libertà, nacque la democrazia. Nelle birrerie di Monaco il nazismo.

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Sant’IlarioneOggi 21 ottobre, Sant’Ilarione, il santo vissuto a Cava d’Ispica. Per noi ispicesi costituisce un vanto delle nostre tradizioni. L’avere avuto, fra il 363 e il 365 dopo Cristo, un santo fra gli abitanti della propaggine ispicese della Cava, è motivo di grande orgoglio. Ma quel monaco, seguace di Sant’Antonio abate, è ancora venerato come santo dalla chiesa cattolica? Cathopedia è la versione cattolica di Wikipedia, basata sullo stesso sistema “aperto” di flusso di informazioni: chi vuole può scrivere, creare voci, aggiungere dati. Cathopedia, a proposito di Sant’Ilarione, dice di essere “un personaggio pseudostorico e, come tale, è stato anche radiato nel 1969 dal calendario dei santi della Chiesa cattolica. Il suo culto rimane quindi attualmente circoscritto solo ad alcuni ambiti locali, mentre godette di un’ampia popolarità in epoca medioevale al punto che diversi monasteri attribuirono al santo la loro fondazione. La Chiesa ortodossa ne riconosce invece la santità e lo venera il 21 ottobre”. Insomma ci sono dubbi sulla sua esistenza (pseudostorico vuol dire proprio questo). Il sito ufficiale della Cei pubblica i santi del giorno. Se ci andate oggi trovate indicati Sant’Orsola e, come “altri Santi del giorno”, il beato Pietro Capucci, sacerdote. Basta. Possibile? Possibile, certo. sant'ilarione ispica madonna cava spaccaforno“Del resto anche San Giorgio è considerato un personaggio “pseudostorico”: ma vallo a dire ai modicani!”, mi dice un appassionato di agiografia. Insorge invece Melchiorre Trigilia, studioso ispicese, autore di “Ilarione, il Santo vissuto a Cava d’Ispica”, uscito nel 1982 a cura del Comune di Ispica. “Ma se di Sant’Ilarione scrive San Girolamo – mi dice – che ha avuto informazioni di prima mano su di lui! No, non è possibile”. Una bufala, quindi, frutto magari del fatto che su Cathopedia chiunque può scrivere, riportando informazioni infondate? Restano il dubbio, avvalorato dall’omissione della Cei nell’indicare oggi i santi del giorno, e una consolazione, importante in epoca di dialogo interreligioso: Ispica un santo l’ha avuto. Ortodosso, ma sempre santo è.

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Milana cartoncinoSolidarietà di peso per la famiglia Milana, impegnata nella lotta per la rassegnazione del Chiosco di Piazza dell’Unità d’Italia. I parroci di Ispica hanno chiesto un incontro al sindaco per chiedergli di assegnare a Uccio, Alberto e Delfina il Chiosco. Un fatto la cui importanza è data dalla sua irritualità. Non capita spesso che i sacerdoti della città, all’unisono, si schierino in una battaglia che, a questo punto, non riguarda solo la sfera diciamo così civile, ma attiene la sensibilità morale, il dovere di giustizia verso una famiglia che in quell’attività ha investito e creduto e per la quale lotta da anni. Molto ha influito la solidarietà enorme, trasversale rispetto alle sensibilità politiche, alle fasce sociali e d’età che i Milana continuano a ricevere. Lo stesso lungo colloquio concesso dal prefetto ha posto il rappresentante del governo in provincia in una posizione di ascolto di persone che hanno subito un’ingiustizia. Al di là dell’esito della mediazione prefettizia, che non si poteva esaurire in poche ore e che continua fino ad una composizione della vicenda che rispetti tutti, resta un riconoscimento autorevole ed istituzionale per una famiglia, il problema che ha e per tutti quanti stanno dimostrando solidarietà. Infine il Consiglio comunale. Il 9 luglio 2013 il Consiglio comunale votò una Mozione di indirizzo sull’apertura, l’affidamento e la gestione del Chiosco. La Mozione, approvata con i voti dei consiglieri di opposizione (tutti gli altri erano assenti, ad eccezione del presidente Quarrella, che si astenne) dava l’indirizzo all’Amministrazione di aprire “celermente” il Chiosco “mantenendo la destinazione di utilizzo di quello precedente”. Il non uniformarsi a questa direttiva, oltre ad essere una mancanza di rispetto verso l’organo consiliare e la cittadinanza rappresentata in esso e da esso, è un grave pregiudizio a carattere legale che compromette l’esito della gara che, in modo del tutto irresponsabile, è stata indetta. Perché i Milana potranno sempre appellarsi a questa mozione, oltre ovviamente a tutti gli altri orpelli che tutta la vicenda offre a loro vantaggio, bloccando l’apertura del Chiosco. A questo punto il ritiro del bando in autotutela si giustificherebbe proprio per evitare complicazioni giudiziarie che rinvierebbero a chissà quando l’affidamento del gazebo a soggetti diversi dai Milana. Sempre ovviamente che ci sia qualcuno che abbia il barbaro coraggio di presentare un’offerta.

Per scaricare la copia integrale della delibera consiliare, con la mozione e il verbale sulla trattazione dell’argomento, clicca qui.

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Milana ispicaIspica ha mille facce. Ma in questi giorni sta mettendo in luce quella più bella, positiva, solidale, indubbiamente la preferibile. Lo sciopero della fame di Uccio Milana, Alberto Milana e Delfina Puglisi per rivendicare il diritto al lavoro e la restituzione del loro chiosco in piazza, sta dando modo ad Ispica di dimostrare di essere comunità, di avere valori condivisi, di fare scattare, quando è il momento, la molla della condivisione nel rivendicare un diritto, nel protestare contro un sopruso. Da quando sono in piazza, giorno e notte, ricevono visite, i bar vicini fanno avere loro il cappuccino di ordinanza (consentito in questi casi), c’è chi porta coperte, c’è chi alle quattro del mattino va da loro, porta un termos di latte caldo e dice: “Sapendovi qui, non ho potuto dormire, sentivo il dovere di stare con voi”. Ecco l’Ispica migliore che preferisco, che non ha paura, che si schiera dalla parte del più debole che diventa forte, perché sostenuto dalla cittadinanza, nonostante le bassezze del “palazzo”. Ai Milana è riconosciuto un diritto dalla loro “comunità”, prima ancora che dai cavilli, dalle carte fredde, dai bizantinismi sciocchi, dalle malevole prassi burocratiche, dai punti e dalle virgole. È Ispica a dire che quel chiosco va assegnato ai Milana. Punto.

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chiosco milana ispica sciopero della fameUccio e Alberto Milana e la mamma Delfina Puglisi hanno iniziato lo sciopero della fame davanti al nuovo chiosco di Piazza dell’Unità d’Italia. Con una protesta forte ed eclatante intendono rivendicare il loro diritto ad essere gli assegnatari del chiosco, proseguendo un rapporto di concessione risalente fino a quando nella vecchia Piazza Regina Margherita c’era lo storico gazebo in muratura che dovettero lasciare per il rifacimento della piazza stessa. Anche con documenti formali fu loro assicurato che sarebbero tornati ad occupare il nuovo chiosco previsto nella nuova piazza. La settimana scorsa la beffa: l’indizione di un bando per la concessione della piccola struttura. Un atto di ingiustizia inaudito, un “diritto negato”, come loro affermano in un volantino.
La settimana scorsa proposi di mandare deserta la gara, lasciando i Milana come unici concorrenti.
Oggi sono solidale con loro in questa nuovo iniziativa.
Riporto integralmente quello che la stampa ufficiale non sta riportando: una lettera al Prefetto di Uccio Milana, controfirmata dal fratello Alberto e dalla mamma, Delfina Puglisi.

A sua Eccellenza
Prefetto di Ragusa
Annunziato Vardè

Sono Salvatore Milana, suppongo Lei sappia benissimo il motivo per cui da due anni a questa parte mi rivolgo a Lei.
La informo che io e la mia famiglia siamo al secondo giorno di sciopero della fame qui a Ispica in piazza dell’unità d’Italia.
Mi chiedo: è giusto mettere a repentaglio la vita dei miei familiari e mia affinché Lei come Organo superiore si accerti insieme a noi sulla reale modalità in cui si sono svolti i fatti riguardanti il nostro chiosco?
Ritengo che una sua ulteriore negazione ad intervenire sia una vera e propria istigazione al suicidio.

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cassa depositi prestitiUn mutuo di poco più di 5milioni di euro con la Cassa depositi e prestiti. E’ quanto ha chiesto l’Amministrazione comunale di Ispica allo Stato per ripianare debiti verso clienti e fornitori contratti nel 2013 (quelli al 2012, come si sa, sono di pertinenza dei Commissari per via del dissesto). Il mutuo, ovviamente, comporterà un impegno ulteriore per le finanze del Comune per gli anni a venire: insomma il classico “cu campa paja”. Ma se questo mutuo serve a tacitare creditori, a fare circolare denaro nell’economia locale bloccata, a dare respiro a qualche servizio comunale a carattere sociale, ben venga. Ma sarà proprio così? E’ mai possibile che in un anno un Comune come Ispica abbia da pagare cinque milioni di euro verso clienti e fornitori, non comprendendo tutte quelle uscite alle quali può fare fronte con i trasferimenti ordinari, siano pure esigui, da parte di Stato e Regione e gli introiti delle tasse ed imposte comunali? Credo che non di cinque, ma anche di dieci milioni potrebbe essere il mutuo (ammesso che sia consentito farlo), a condizione che questi denari siano bene spesi. Non è che contraiamo un mutuo “pesante”, ipotechiamo il futuro più di quanto non sia già compromesso e con il ricavato mettiamo in sicurezza la “casta”, limitando il buco che potrebbe essere oggetto del “danno erariale”, cioè di tutti quei risarcimenti che amministratori e funzionari sono chiamati ad operare per riparare a scelte non rispondenti a buona amministrazione? Continua a leggere

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autostrada siracusa gelaLa costruzione del tratto Rosolini-Modica dell’Autostrada Siracusa-Gela sarà presto avviata. Quando l’arteria entrerà in esercizio, Ispica correrà un grosso rischio di isolamento. Incuneata com’è nel Val di Noto, diversamente definito come “Luoghi di Montalbano”, sarà schiacciata nella morsa costituita da Noto e Siracusa da una parte e Modica, Scicli e Ragusa dall’altra. Oggi il turista che insegue i siti tardo-barocchi riconosciuti dall’Unesco, da Ispica è costretto a passare. Con l’autostrada no. Mentre questo sarà un bene per i mezzi pesanti che producono solo inquinamento acustico e ambientale, limitano la durata dell’asfalto nel tratto urbano di Statale 115 e mettono a rischio la sicurezza stradale, per il turismo, e tutto quello che ad esso è collegato, sarà un danno. Prima che i cantieri finiscano, abbiamo tutto il tempo necessario per fare in modo che Ispica eserciti un’attrattiva specifica, inducendo il turista a fermarsi da noi, visitare i nostri luoghi, pernottare, fare compere ed avere un ricordo positivo da trasmettere col classico e sempre efficace “passa parola”. La premesse ci sono per potere raggiungere un risultato del genere. Ma occorre che l’abbinamento politica-amministrazione produca risultati concreti in questo senso. Ovviamente parlo dell’Amministrazione che verrà dopo le elezioni di primavera: parlare di queste cose oggi è inutile. Se puntiamo sul fatto di avere collina e mare nel raggio di sei chilometri, se puntiamo sull’avere nel centro urbano beni architettonici ed archeologici di prim’ordine, se puntiamo su quel nostro “Grand Canyon” che è Cava Ispica e sull’enogastronomia (carota igp e sesamo, l’unico cento per cento italiano, le cantine che mietono premi e riconoscimenti, la masserie e gli agriturismi con i loro menu tipici…), se “vendiamo” Ispica per ciò che è stata nella letteratura (“Profumo” di Luigi Capuana) e nel cinema (da “Divorzio all’italiana” a “Il Viaggio”, da “Montalbano” a “Kaos”) scopriremo che non occorre fare gran che per evitare uno “splendido isolamento” che non meritiamo. Occorre “fare”. Ecco il punto. Avere le idee chiare e la coscienza di vivere in una città dalle mille risorse che forse noi stessi dobbiamo rispettare e scoprire per primi.

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Padre FerlisiOggi alle 11,45 l’ultimo respiro di don Paolo Ferlisi.
Ripropongo un mio post su Facebook che pubblicai lo scorso agosto, in occasione dei festeggiamenti per i suoi novant’anni.
Ognuno di noi, nel periodo della sua formazione, ha incontrato e frequentato persone che hanno inciso profondamente nel determinare l’uomo, la donna che si è oggi. Io ho avuto la fortuna di incontrarne e frequentarne più di una. Ma un posto importante ce l’ha don Paolo Ferlisi. I suoi novant’anni, che domani festeggeremo con un concerto nella Chiesa della SS. Annunziata, li ricordo con un ringraziamento pubblico e particolarmente sentito per quello che padre Ferlisi mi ha dato. Avevo otto anni quando cominciai a frequentare la nuova parrocchia di San Giuseppe. Erano i primissimi anni ’70. Le difficoltà logistiche erano enormi: la chiesa era una stanza dieci metri per dieci in via Agrigento e le campane un disco a 45 giri, amplificato con le trombe messe sul terrazzo. La Chiesa, la comunità dei fedeli, fatta per lo più di famiglie giovani che popolavano una delle zone d’espansione della città, aveva bisogno di forme nuove ed efficaci di attività pastorale. La fede e l’attivismo di quel sacerdote cinquantenne che allora si caratterizzava come moderno, anticonformista, infaticabile predicatore, poco incline ai compromessi, coraggioso, sognatore portarono San Giuseppe, pietra dopo pietra, a diventare quella che divenne e che oggi gli deve tributare un “grazie” pari a quello che gli sta dando la comunità dell’Annunziata dove, dopo una breve parentesi di apostolato compiuto a Scicli e Sampieri, padre Ferlisi fu destinato. San Giuseppe e la SS. Annunziata non sarebbero quelle che sono oggi se non ci fosse stata la presenza costante e fortemente sostenuta dalla testimonianza di fede di padre Ferlisi. Anch’io, nel mio piccolo, devo dire che sarei diverso, sarei un’altra persona, se non avessi incontrato don Paolo e se non mi fossi messo in ascolto dei suoi pensieri (che cominciavano sempre con “Figliolo caro, guarda…”) e se non avessi osservato e recepito la sua testimonianza. Una testimonianza viva ancora oggi: la profondità del ministero sacerdotale, la dedizione totale e per una vita al Padre e alla comunità dei suoi figli. Anche per questo e ancora oggi, grazie padre Ferlisi!

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