#ConsiglioTrasparente ultimipost profilo facebook ultimitweet like facebook

Credo si sia parlato poco della visita dell’assessore regionale ai Beni culturali Sebastiano Tusa e del Soprintendente ai Beni culturali Calogero Rizzuto, compiuta qualche sera addietro al litorale di Ispica. L’occasione è stata l’incontro-dibattito su tutela, valorizzazione e fruizione degli antichi relitti nel mare di Ispica, intitolato “Lungo le rotte di Odisseo”. Suggestivo il posto: la spiaggia di Punta Castellazzo, con il tavolo dei relatori che dava le spalle al mare e il supporto logistico del “Porto Ulisse beach club”. Se ne è parlato poco anche perché la stampa locale non è stata invitata e perché l’organizzazione, sostanzialmente affidata alla Soprintendenza, ha diramato inviti diciamo così istituzionali: ma questo è un altro discorso.

Perché è stata importante la serata? È risultata importante perché è stato solennemente detto, esibendo anche documenti ufficiali al riguardo, che il relitto della nave bizantina Ippos, rinvenuto a Pantano Longarini per la prima volta nel 1963 e “ripescato” nel 2001 per essere traferito a Siracusa, sarà esposto (tecnicamente si dice “musealizzato”) ad Ispica, in una sorta di Museo del Mare dove raccogliere tutti i reperti archeologici provenienti dalla parte di Mediterraneo prospiciente le nostre coste, una vera e propria miniera di reperti archeologici, piccoli e grandi, di epoca bizantina soprattutto. Tanto che un’altra nave bizantina è stata trovata proprio quest’estate, sempre dalle parti di Porto Ulisse. Negli anni la nave Ippos è stata oggetto di appassionate battaglie che da Ispica hanno combattuto ex sindaci come Rosario Gugliotta e uomini di cultura come Sesto Bellisario che ne chiedevano la restituzione alla nostra comunità. Il sindaco attuale Pierenzo Muraglie, presente all’incontro, ha dichiarato che Ispica è pronta a ricevere il relitto della nave Ippos, pensando sicuramente alla realizzazione di quel museo nei locali dell’ex Mattatoio comunale, all’ingresso del Parco archeologico della Forza. Certo, per Ispica si tratta di una vera e propria sfida. La nave Ippos (o comunque ciò che ne resta) è una delle testimonianze archeologiche più importanti del Mediterraneo, come ha più volte detto l’assessore Tusa che, da ex soprintendente del mare, è uno che se ne intende sul serio. Basti ricordare il particolare che di essa, a differenza di altre, abbiamo anche il nome, Ippos, appunto. L’idea di un Museo del Mare ad Ispica collega la città alla sua storia sul mare. Parliamo sempre, e giustamente, della Cava e delle radici della nostra comunità che lì sono solidamente piantate. Oggi ci viene detto da fonti autorevoli e qualificate che queste radici si estendono fino al mare, che anche lì c’è un pezzo importante del nostro illustre passato e della nostra vicenda storica. La sfida, oltre che logistica, nel non farci trovare impreparati nell’accogliere la nave Ippos, è anche culturale: ci viene offerta su un piatto d’argento l’opportunità di estendere al mare l’interesse storico che suscita il nostro passato. Dobbiamo avere forza ed intraprendenza nel saperla raccogliere e nell’esserne all’altezza. Ci vogliono sensibilità ed impegno.

Share Button

Aldo Moro martire della Repubblica, Aldo Moro uomo di Stato e servitore incorruttibile dello Stato, Aldo Moro politico tanto flemmatico quanto incisivo nella sua azione politica e di governo. Nel gergo giornalistico e politico Aldo Moro viene definito in vari modi, ma l’appellativo semplice semplice di “statista” gli viene attribuito più frequentemente, forse come pochi padri della Patria. Un motivo ci sarà. Ma perché Moro fu ucciso? A chi dava fastidio? Fu solo per le sue aperture a sinistra che portarono i socialisti prima e i comunisti poi nell’area di governo? Fu solo la furia del terrorismo interno che voleva colpire al cuore lo stato democratico? A quarant’anni da quel 9 maggio 1978, quando il suo corpo fu ritrovato a Roma, in una Renault 4 parcheggiata in via Caetani, equidistante da Piazza del Gesù (dov’era la storica sede della Dc) e da Via delle Botteghe Oscure (dove c’era quella del Pci), le rievocazioni e le “letture” dei cinquantacinque giorni di prigionia di Moro e del loro drammatico epilogo sono tantissime.

Ma quella che più di tutte convince, grazie soprattutto alle evidenze documentali inoppugnabili, senza le quali la narrazione avrebbe dell’incredibile, è la ricostruzione di Giovanni Fasanella (giornalistica, scrittore, sceneggiatore, ex de l’Unità e di Panorama). Ne “Il puzzle Moro”, uscito recentemente per ChiareLettere, Fasanella offre al lettore documenti di prima mano, provenienti dagli archivi desecretati di Gran Bretagna e Stati Uniti, messi insieme come un vasto ed impegnativo puzzle, appunto, nel quale spiccano anche tasselli nostrani presi della guerra partigiana e dal golpismo di destra. Da questo puzzle vediamo chiaramente che Aldo Moro rappresentava un ostacolo alle politiche di espansione e di consolidamento (un tempo si diceva imperialiste) di Regno Unito e Usa con particolare attenzione al Mediterraneo e al Medio Oriente, evidenziando più di un punto di contatto e di un concorso di interessi fra Brigate Rosse, che realizzarono il sequestro e uccisero Moro, soggetti eversivi di destra e di sinistra ed attività diciamo così diplomatiche svolte da Gran Bretagna, Stati Uniti e Francia, senza trascurare il mondo sovietico e ambienti conservatori del Vaticano. Fasanella accosta l’assassinio di Moro con la morte di Enrico Mattei, il fondatore dell’Eni, avvenuta nel 1962 a seguito di un poco chiaro incidente aereo, e richiama alla memoria del lettore anche un oscuro incidente stradale del 1973 in Bulgaria nel quale venne coinvolto Enrico Berlinguer. Giovanni Fasanella stende un filo rosso che collega tutto questo per arrivare ad una conclusione: coloro che mettevano in discussione gli interessi geopolitici ed energetici di Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia, con il rilancio in grande stile di una presenza italiana forte In Nord Africa e in Medio Oriente, dovevano essere eliminati. E il leader comunista rientrava in questo novero, visto che il Pci rappresentava una sponda importante nell’attuazione di questa politica estera italiana avviata proprio da Moro e praticata da Mattei per quanto riguardava la ricerca di fonti energetiche.

Moro, presidente della Democrazia Cristiana, fu sequestrato mentre si stava recando in parlamento per votare la fiducia al primo governo di “solidarietà nazionale” che vedeva i comunisti nella maggioranza, sia pure senza incarichi di governo. E in molti lo vedevano già presidente della Repubblica, eletto dalla stessa maggioranza nelle votazioni che si sarebbero svolte da lì a qualche mese, riconoscendo il valore della persona e della sua azione politica concreta. Un fatto inaccettabile per tutti coloro che, nella loro eterogeneità, in Italia e all’estero, avevano un solo fattore comune: consideravano Aldo Moro un pericolo per i loro interessi. Quei cinquantacinque giorni non furono solo la durata di un drammatico sequestro ma un vero e proprio “colpo di stato”, come lo stesso Fasanella ha detto nel corso di una recente presentazione del suo “Il puzzle Moro” a Modica. I fatti recenti di ordine geopolitico (Libia e Medio Oriente in primis) dimostrano come l’Italia abbia un ruolo da comprimario rispetto alle sue potenzialità: come non pensare al disegno britannico del dopoguerra, esternato da Winston Churchill e rilevato da Giovanni Fasanella nel suo lavoro, di un’Italia soggiogata dalla sua sconfitta, subordinata alle potenze vincitrici, umiliata senza appello? Leggendo “Il puzzle Moro” la curiosità iniziale lascerà il posto alla sorpresa, allo sconcerto e se volete anche alla rabbia: quella di capire che di cinismo e di “realpolitik” è piena la Terra. E la politica.

Share Button

Rateizzazione dei tributi, “tagliando” del primo anno all’Amministrazione comunale, Piano regolatore. Una mia intervista su questi temi a Piero Giunta.

Share Button

OraSI Ispica referendum costituzionaleNasce “Ora Sì Ispica”, il comitato per il Sì al referendum costituzionale di ottobre, fortemente voluto dal presidente del Consiglio Matteo Renzi. Il Comitato è ospitato nella sede del Circolo del Partito Democratico “John Fitzgerald Kennedy”, in via Mazzini 34, ed è coordinato da Roberto Luca, componente il Coordinamento dello stesso circolo “Kennedy”. Obiettivo del Comitato “Ora Sì Ispica” è quello di riunire e mettere in rete i sostenitori del Sì, al di là delle loro appartenenze politiche e della loro militanza, cercando di aprirsi il più possibile ai semplici cittadini che condividono la convinzione che la scelta del Sì rappresenta una grande opportunità di cambiamento della politica e di efficienza nell’azione di governo degli organi dello stato. Il Comitato “Ora Sì Ispica” prenderà delle iniziative già nei prossimi giorni per spiegare i contenuti delle modifiche costituzionali oggetto del referendum confermativo di ottobre.

Se vinceranno i Sì, saranno in vigore diverse riforme alla Costituzione, fra le quali sono degne di nota la riduzione del numero dei parlamentari, con un Senato non più elettivo, l’abolizione del CNEL, l’attribuzione diretta allo stato di materie come l’ambiente, la gestione di porti e aeroporti, trasporti e navigazione, produzione e distribuzione dell’energia, politiche per l’occupazione, sicurezza sul lavoro, ordinamento delle professioni ed importanti modifiche al quorum che rende valido un referendum abrogativo. Infine, se vinceranno i Sì, per proporre una legge d’iniziativa popolare non saranno più sufficienti 50mila firme, ma ne serviranno 150mila.

Riforma Costituzionale 1

Share Button

ShakespeareQuattrocento anni fa moriva William Shakespeare. Mondo culturale e dell’informazione in fermento oggi per ricordare un uomo straordinario, la cui produzione letteraria vive sempre di una grande attualità e la cui biografia ne tratteggia aspetti misteriosi e controversi. Puntando su questi, con le commemorazioni arriva anche il rilancio della teoria che Shakespeare fosse italiano, siciliano addirittura. Sellerio pubblicò anni fa un romanzo di Domenico Seminerio, “Il manoscritto di Shakespeare”, ispirato alla teoria rilanciata dal giornalista pubblicista ispicese scomparso Martino Iuvara secondo cui il celeberrimo drammaturgo inglese altri non era che un siciliano riparato a Stradford-Upon-Avon per motivi religiosi dalla sua Messina, passando per l’attuale Nordest italiano. Dubbi quanto meno sulle origini non anglosassoni del Bardo ne sono stati avanzati parecchi nel tempo. Nel 1921 una studentessa americana, Clara Longworth de Chambrun, nella tesi di laurea discussa alla Sorbona di Parigi, cercò di dimostrare che quanto di italiano c’è nelle opere di Shakespeare era tratto dagli scritti di tale John Florio. Quattro anni dopo un giornalista romano, Santi Paladino, sul quotidiano L’Impero affermò che Shakespeare era lo stesso Florio e sulla sua tesi pubblicò due libri, nel 1929 e nel 1955. Frattanto, nel 1936 un architetto veneziano e medium, Luigi Bellotti, aveva rilasciato un’intervista a La Stampa in cui sosteneva che lo stesso Shakespeare gli aveva rivelato “per comunicazione psicografica” che il suo nome originario era Guglielmo Crollalanza, valtellinese, poi cambiato in Florio per sfuggire all’Inquisizione, essendo protestante. Approdato in Gran Bretagna, avrebbe tradotto il cognome in Shakespeare (da “to shake”, che significa scrollare e “spear” che vuol dire lancia). Nel 1951 fu la volta del giornalista lombardo Luigi Villa che dedicò alla questione un altro libretto. Infine l’ispicese Iuvara. Martino Iuvara dapprima ne parlò in alcuni articoli, poi nel 2002 pubblicò un volumetto intitolato “Shakespeare era italiano” in cui riprese le varie tesi esposte nel tempo, arricchendole con alcuni particolari inediti frutto di sue ricerche. “Come faceva – si chiedeva retoricamente Iuvara in un intervista rilasciata ad Antonio Casa su La Sicilia del 15 aprile 2000 – il figlio di un guantaio, come la storia ci vuol fare credere, a possedere l’immensa cultura che Shakespeare dimostrò nelle materie classiche? Come poteva, un poeta inglese, e per di più a quei tempi, descrivere fedelmente luoghi, paesaggi e persone italiani, così come li ritroviamo in ben 15 delle 37 opere del sommo William? E perché la biblioteca non è mai stata messa a disposizione dei biografi?”. La notizia fu una ghiottoneria per tutti gli organi di stampa non solo italiani (celeberrimo l’articolo di Andrea Camilleri su La Stampa ma anche – ed era ovvio – d’Oltre Manica). Lo stesso Times uscì sulla vicenda con toni sorprendentemente accondiscendenti verso la tesi di Iuvara nei confronti della quale non sono comunque mancati critici fra i quali Nicolò Di Salvo, componente di una commissione di ermeneuti che sta studiando la cosa e che attribuisce l’interpretazione di Martino Iuvara ad un caso di omonimia fra Florio.
Comunque sia il caso è aperto. Ed oggi, a quattro secoli dalla morte del Bardo, lo stiamo riscontrando.
Per tornare al romanzo di Seminerio. In esso si parla di un vecchio maestro, Gregorio Perdipane, una personaggio in stile pirandelliano, che confida ad un affermato scrittore di provincia, Agostino Elleffe, detto Tino, di essere in possesso della prova inconfutabile della sicilianità di Shakespeare. Dietro i due personaggi si celano, manco a dirlo, da una parte Iuvara dall’altra lo stesso Seminerio che, in un’intervista al Tg1, disse di propendere per la tesi di Iuvara non fosse altro per il carattere pirandelliano di molti dei personaggi del Bardo.

Share Button

franco rutaRicordo che una volta mi raccontò: “Ai tempi degli “Anni di piombo” la Digos di Ragusa mi schedò come possibile terrorista”. La cosa non mi sorprese, non tanto per il merito, è chiaro, quanto per il suo carattere, il suo essere eccentrico, originale, per certi aspetti “misterioso”: facile appioppargli un’etichetta, ovviamente del tutto infondata, del genere. Parlo di Franco Ruta, da tutti oggi ricordato come l’“inventore” del cioccolato di Modica, scomparso a 73 anni per un malore improvviso. Conobbi Franco trent’anni fa come editore a Radio Emmeuno e al Corriere di Modica. Come si dice in questi casi? Amore a prima vista? Diciamo che fu subito interesse reciproco a prima vista. Di lui mi affascinò proprio quell’essere misterioso, sornione, originale e “rivoluzionario” nel pensiero. Tutte le cose che faceva, a parte il suo lavoro al Laboratorio analisi all’Ospedale Maggiore di Modica e la famiglia, le faceva perché gli piaceva la novità. La radio libere? Radio Emmeuno. La TV? Teleuno. La stampa locale? Corriere di Modica, rivitalizzandolo e attualizzandolo dopo un periodo di crisi dovuta alla scomparsa del vecchio editore. L’informatica? “DP Informatica” (D, come Daniela, P, come Pierpaolo, i suoi figli). E poi la perla: “L’Antica Dolceria Bonajuto”, frutto di sentimentalismo familiare e grande intuito per quello che stavano diventando l’enogastronomia e la tipicizzazione delle vecchie ricette locali. Lui non inventò il cioccolato modicano. Lo riscoprì soltanto, vantandone le origine azteche. Bonajuto era suo nonno e Franco impazzì quando nel 2005 gli dissi che nel mio primo romanzo, “La libertà sbagliata”, ambientato nella Modica di fine ‘800, citavo proprio la “Dolceria Banajuto”. Inconsapevolmente avevo sollecitato la sua anima mecenatesca, l’amore per la sua città, la passione per le cose nuove. Mandò ad Elena Sofia Ricci, che aveva scritto la prefazione, una ricchissima confezione di prodotti dolciari e di cioccolato modicano. Patrocinò la presentazione del libro a Modica, nel foyer del Teatro Garibaldi, prima che uscisse ufficialmente alla Fiera del libro di Torino e nell’estate successiva dedicò al romanzo una delle “Chiacchiere sotto il fico” che sempre lui organizzava nell’ambito del Festival internazionale del cinema di frontiera di Marzamemi, con la partecipazione di Sebastiano Gesù e Gregorio Napoli, esperti di prima grandezza in fatto di cinema. E proprio Napoli e Gesù dissero senza mezzi termini che “La libertà sbagliata” era in realtà un soggetto cinematografico: la stessa cosa me l’aveva detta proprio Franco Ruta. Che mi fece anche una bellissima sorpresa: si accordò con l’Ibiskos, la casa editrice, e realizzò delle confezioni contenenti una copia del romanzo e vari tipi di cioccolato modicano. Questo era Franco Ruta: una persona intelligente, sensibile, intraprendente e buona. Quando persone così se ne vanno, usiamo dire che siamo più soli. Oggi che Franco non c’è più, non mi sento solo. Resto con un bagaglio di consigli, di esperienze, di stima, di fiducia che Franco Ruta mi ha dato e che fanno parte delle tante cose che mi fanno compagnia. Grazie, Franco. E arrivederci.

Share Button

gianni stornelloUn’interpellanza sull’elezione del capogruppo consiliare del Partito democratico di Ispica è stata presentata da Giuseppe Quarrella di Area popolare (vedila qui).

Il consigliere Quarrella si serve di carte superate dai fatti e dagli atti per strumentalizzare una vicenda interna a un partito e a un gruppo consiliare del tutto risolta e archiviata. L’interpellanza porta la data del 12 febbraio e fa riferimento all’elezione del capogruppo del Pd, che nel frattempo è stato eletto il 3 febbraio sera. Il collega di opposizione si è servito di una lettera del consigliere pd Giovanni Gambuzza che il 3 febbraio mattina sollecitava l’elezione del capogruppo. Non trovando questioni di natura amministrativa e problemi concreti su cui fare opposizione, Area popolare ha scelto la strada poco corretta della speculazione su vicende interne ad un partito, il Pd, peraltro chiuse dalla mia elezione a capogruppo consiliare. Tranquillizzo tutti sul fatto che gli atti della conferenza dei capigruppo sono legittimi e che non ci sono state incompatibilità fra cariche istituzionali e politiche, dal momento che il presidente del Consiglio comunale Roccuzzo, quale primo degli eletti del Pd, ha di volta in volta delegato la consigliera Stefania Rosa a partecipare alle conferenze dei capigruppo, come peraltro concordato con tutti i consiglieri del Partito democratico, nell’attesa che venisse eletto il capogruppo. Capogruppo, ricordo, che va eletto e non scelto in base ai voti riportati.
Ognuno fa politica e svolge il suo mandato elettorale come meglio crede. C’è chi lo fa ripescando cose vecchie, e chi, come noi, lo fa sull’attualità dei bisogni e sulle urgenze della collettività. Tra i pochissimi in Italia abbiamo abolito per statuto i gettoni di presenza per i consiglieri comunali, abbiamo ridotto i settori del Comune facendo risparmiare migliaia di euro all’ente, abbiamo rimesso in piedi il meccanismo di assegnazione dei suoli cimiteriali con criteri oggettivi, abbiamo dotato la biblioteca comunale “Capuana” di un Regolamento che la pone all’avanguardia dei servizi culturali in città, abbiamo ridotto la Cosap per i commercianti e gli artigiani e alleggerito il carico della Tari concedendo una rateizzazione maggiore della tassa, abbiamo avviato il riscatto dei livelli, dando in proprietà i terreni ancora gravati da vincoli medievali con un introito notevole per le casse comunali, stiamo mettendo mano alla cancellazione dei vincoli imposti dall’adozione del Piano regolatore del 2011, rimettendo in moto l’edilizia e liberando molte famiglie dall’obbligo di assurde acquisizioni di pareri per modifiche di poco conto, rimetteremo nelle mani della città le scelte sul Piano regolatore che vogliamo il più condiviso possibile e il più adatto ad assicurare uno sviluppo armonico di Ispica. Potrei continuare. Confrontiamoci su queste cose. Il resto lasciamolo ai nostalgici azzeccagarbugli.

Share Button

cava ispicaPotrebbe essere la Cava a fare conquistare anche ad Ispica un posto nella lista del Patrimonio dei Beni dell’Umanità tutelati dell’Unesco. La candidatura sta prendendo corpo proprio in queste ore, immediatamente successive alla visita in città di Ray Bondin, uomo di cultura e diplomatico maltese, fra i massimi esperti in siti Patrimonio dell’Umanità che nella foto vediamo intento a fotografare proprio Cava Ispica. Ore queste in cui ricordiamo il terribile e tragico terremoto dell’11 gennaio 1693 che segnò la fine di Cava Ispica come insediamento abitativo, consegnandolo definitivamente alla storia. Una storia che in questi giorni stiamo rinverdendo, nell’affermazione di un’identità che vogliamo capitalizzare in un nuovo progetto di sviluppo.
La venuta di Bondin è stata organizzata da giovani che hanno a cuore Ispica e i suoi tesori ed ha trovato l’immediato favore dell’Amministrazione comunale. Non si è ancora spenta l’eco di questa presenza autorevole e qualificata che ha avuto praticamente l’imbarazzo della scelta: il Liberty minore (“non ha ancora un riconoscimento dall’Unesco, ma lo meriterebbe”, ha affermato Ray Bondin) che trova in Palazzo Bruno di Ernesto Basile un’espressione fra le più interessanti; la Settimana Santa come “Bene immateriale”, il tardo-barocco, che implicherebbe l’allargamento ad Ispica del sito già esistente e che ha costituito, una quindicina di anni fa, un “treno che avete perso”, sempre per citare Bondin. Poi Cava Ispica. E’ proprio quest’ultima ad avere impressionato l’esperto maltese, così come nei secoli ha colpito fior di viaggiatori, esploratori, artisti, archeologi, uomini di cultura: dall’abate Jean-Claude Richard de Saint-Non, che nella seconda metà del ‘700 la descrisse nel suo “Viaggio Pittoresco” a Jean Houel, da Adolf Holm, che definì Cava Ispica “la città delle caverne” a Gustav Parthey che la considerò “senza dubbio uno dei punti più interessanti della Sicilia”. Fra le possibili “carte” da giocare, sembra proprio Cava Ispica quella che può avere maggiori possibilità di successo, proprio per le specificità del luogo che ha una sua polivalenza: storica, archeologica, naturalistica e paesaggistica, religiosa e spirituale (a Cava Ispica visse ed operò Sant’Ilarione). Non è del tutto casuale il fatto che Cava Ispica si insinui nel cuore del Val di Noto, che si fregia già del riconoscimento Unesco per il suo tardo-barocco: questo tipo di architettura è il “dopo” rispetto al terremoto dell’11 gennaio 1693 e di quelli che seguirono nei giorni successivi; Cava Ispica è il “prima”. Ecco perché assume una grande carica suggestiva la commemorazione che oggi facciamo di quel sisma che incise sulla vita, sull’economia, sull’assetto urbanistico di tutto il Val di Noto, Ispica compresa.
Va detto che per il riconoscimento Unesco molto è da fare, giocandosi una partita in uno scacchiere internazionale nel quale conta anche il peso che i governi nazionale e regionale sapranno e vorranno esercitare. Prima di tutto occorrerà mettere insieme i promotori che dovranno essere i comuni di Ispica, Modica e Rosolini nei cui territori Cava Ispica ricade. Poi la formalizzazione della proposta, supportata da un robusto dossier che provi il valore del sito. Insomma è ragionevole prevedere tre anni buoni per sapere se anche Ispica potrà entrare nel novero dei beni di importanza mondiale. Siamo solo l’inizio di una sfida avvincente che sappiamo di reggere con spirito grande e convinto.

Share Button

Biblioteca Capuana IspicaLa Biblioteca comunale “Luigi Capuana” di Ispica, fra le prime in Italia, rientra nei servizi pubblici essenziali. Con un mio emendamento al nuovo Regolamento discusso ed approvato nella seduta del Consiglio comunale del 23 dicembre, è stata recepita la normativa nazionale che considera i luoghi della cultura servizi primari. E’ un fatto di notevole portata storica per la “Capuana” e politica per la città: la cultura, spesso considerata cenerentola nelle politiche delle varie amministrazioni, occupa adesso un ruolo primario e trova nella biblioteca comunale il luogo naturale per essere praticata. Il mio emendamento è stato approvato con i voti della maggioranza e dei consiglieri di minoranza Genovese (Movimento 5 Stelle), Arena (Rinascita ispicese) e Denaro (Cannizzaro sindaco). Per la biblioteca esso non prevedeva solo la dichiarazione di servizio pubblico essenziale, ma anche una serie di misure migliorative del Regolamento adottato dalla Giunta e frutto di una serie di incontri fra Soprintendenza ai Beni culturali e i comuni della provincia. Prima di tutto ho proposto di inserire l’anno di apertura della biblioteca “Capuana”, il 1957. La “Capuana” è una delle biblioteche comunali più antiche della provincia: era giusto sottolinearlo. La biblioteca deve essere uno spazio aperto ed accessibile quanto più è possibile e un luogo della cultura, di integrazione e di confronto per eccellenza. Di qui l’introduzione dell’intercultura nell’offerta della biblioteca, la possibilità che gli ospiti dei centri di accoglienza possano visitarla e usufruire dei suoi servizi, l’abbattimento delle barriere architettoniche. Con l’approvazione dell’emendamento alla biblioteca viene dato il compito di realizzare l’inventario delle opere d’arte affidatele, quindi non solo dei libri. Il passaggio successivo al quale lavorare sarà il conferimento ad essa del patrimonio di quadri e sculture del Comune proprio per farne una doverosa e definitiva catalogazione. L’emendamento sancisce anche l’istituzione di un presidio temporaneo stagionale della biblioteca a S. Maria del Focallo e fissa l’importanza dei media digitali e del loro utilizzo sistematico, a partire dal sito web del Comune e dei social network, come strumenti di informazione e di comunicazione con un riguardo particolare ai giovani, che risultano i grandi assenti dalla fruizione dei servizi della biblioteca. Anche per questo, col mio emendamento, viene concesso il libero accesso agli smart phone purché in modalità “silenzioso” e non utilizzati in voce come telefono. Importante il potenziamento dei servizi e dell’offerta libraria sotto qualsiasi forma: per questo l’emendamento approvato fa esplicito riferimento alla partecipazione della biblioteca “Capuana” ai bandi per l’attuazione di progetti comunitari. Infine l’accesso alle sezioni dei fondi storici e dei libri rari dovrà essere consentito solo se in presenza del personale della biblioteca. Insomma credo sia stato dato un contributo importante per rendere il Regolamento meno burocratico, più al passo coi tempi e più in sintonia con le richieste dell’utenza potenziale.

Col 2015 ricorre il primo centenario dalla morte di Luigi Capuana (video sotto), uno dei padri del verismo che ambientò ad Ispica il suo “Profumo” e al quale è intitolata la biblioteca comunale: con quest’atto il Consiglio comunale ha contribuito a ricordare l’anniversario in modo concreto. Ovviamente occorrerà verificare periodicamente l’attuazione del nuovo Regolamento e fare in modo che in biblioteca tornino le novità librarie. Ci siamo anche per questo. Per consultare gli atti clicca qui.

Share Button

piazza migranti del mediterraneo ISPICAIntitolare la piazza antistante il Residence Fronte Mare, all’ingresso di Santa Maria del Focallo e posta proprio a ridosso del Mediterraneo ai “Migranti del Mediterraneo” e indire un concorso per la realizzazione e la sistemazione sulla stessa piazza di un monumento al “Migrante disperso”. E’ in sintesi il contenuto di una Mozione di indirizzo che sarà discussa martedì 10 novembre in Consiglio comunale. L’iniziativa è partita da Matilde Sessa di Libertà e Buon Governo e da me e ha trovato il favore di tutti i consiglieri di maggioranza che l’hanno firmata.
Il fenomeno delle migrazioni interessa diversi popoli che fuggono da persecuzioni, guerre, miseria e complessi problemi di ordine sociale ed economico. Secondo i dati diffusi dall’Alto commissariato Onu per i rifugiati il totale parziale del 2015 fra morti e dispersi nel Mare Mediterraneo è di 2500 persone. Anche la costa ispicese è stata meta di arrivi di migranti e la cittadinanza si è sempre distinta per la solidarietà, l’accoglienza e la comprensione nei confronti di chi vive in condizioni di disagio e nel bisogno. Era pertanto opportuno dare un nome alla nuova piazza che si trova proprio a ridosso del Mare Mediterraneo. E per ricordare in modo tangibile e a futura memoria il fenomeno migratorio che stiamo vivendo, anche nei suoi aspetti tragici, la Mozione propone di lanciare un concorso, al quale invitare scuole, associazioni, club service, artisti e altri soggetti eventualmente interessati per la realizzazione di una stele o di un monumento “Al Migrante disperso” da allocare nella stessa piazza.
Qualora, come è logico prevedere, la Mozione sarà approvata dal Consiglio comunale, sarà la Giunta ad adottare i provvedimenti necessari per l’intitolazione della piazza e l’indizione del concorso per la realizzazione della stele commemorativa.
Per leggere e scaricare la Mozione clicca qui.

Share Button